Sindaco di Riace ubriaco di stile in strada

Dom, 29/09/2019 - 11:20

Antonio Trifoli ama gli occhiali da sole, al punto che spesso li indossa anche nelle cerimonie pubbliche, nelle interviste e per le foto ufficiali, ponendoli sulla fronte come quelle star che dall'accessorio firmato non si staccano mai, quasi avessero firmato un contratto.
Si può dire che il sindaco quasi leghista di Riace, già sindacalista di sinistra e lavoratore precario impegnato dentro lotte giuste, sembra non avere mai il tempo di togliere dalla vista di chi lo guarda le lenti scure, come se quello che fa durante il giorno - firmare carte, ordinare uffici, cambiare cartelli stradali - lo assorbisse così tanto da considerare lo scatto che lo immortala occhialuto una pausa per tirare il fiato, una incombenza che visto che si deve fare è meglio farla con stile fashion: volete una foto? U attimo che alzo la visiera.
Tanto spartano Mimmo Lucano, il suo predecessore che indossa la stessa polo grigiastra a Pasqua, Natale e feste comandate, quanto ricercatamente vezzoso quest'altro sindaco che non avendo tempo per riporre l'occhiale nella tasca lo lascia sulla fronte spaziosa: modello tassista portoricano, sudato per il lavoro eppure smaliziato e intenzionato a guardare bene il passeggero che carica, più che turista da resort che per non sbagliare alla cassa alza gli occhiali senza scambiare una banconota da 5 euro per una da 100.
Il portoricano non lo freghi, il turista che si crede di tendenza non si sa.
Se la solennità di un evento riacese si dovesse misurare dall'occhiale ascendente del sindaco, dovremmo dire che il taglio del cartello dell'accoglienza - e la sostituzione con l'indicazione che "Riace è paese di due santi" che qui non giunsero mai - non è stata cerimomia seria: tra i due preti con l'acqua santa, che benedicono la nuova segnaletica come se scacciano il demonio del film L'Esorciccio, che infatti era una commedia, Trifoli si è posto davanti ai flash con la fascia tricolore e il suo occhiale d'ordinanza.
"La smorfia" de "annunciazione-annunciazione" aveva in Lello Arena e Massimo Troisi campioni impareggiabili di risate, ma neanche a Riace questo trio (politicamente) scherza: prima le campane suonate e risuonate che finirono per disturbare (guarda caso) la conferenza di Lucano in piazza, poi la foto ricordo come eroi del mondo senza neri e afgani, davanti al cartello stradale che solitanente, invece, è luogo per autostoppisti, al massimo battone e prostituti, giammai per uomini di Stato e chiesa.
Qui la risata scatta grassa: si può fare festa per un cartello stradale cambiato, convocare i giornalisti, consiglieri e parenti di consiglieri per giunta nella domenica del Signore?
Ma tant'è: Trifoli, insieme a un prete chiamato Coniglio - sia detto senza offesa, - orante l'uno e occhialuta icona glamour sovranista l'altro, ora hanno una parte nella storia della Calabria, per via della loro convinta e ricercata ubriacatura di simbolismo da iconografia rivoluzionaria: hanno scartato il segnale stradale, come un uovo di pasqua, senza neanche un drappo, e questo dà al loro gesto che voleva essere muscolare contro chi accoglie, un alone burlesco, da farsa paesana da raccontare qualche ora in piazza.
Come Eltin che demolì le statua di Stalin, al crollo dell'Unione societica: amava bere, il presidente russo, e non durarono a lungo il suo potere e il post Stato che aveva formato.

Pezzo originariamente pubblicato sulla pagina Facebook dell’autore. 

Autore: 
Agostino Pantano
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