In stand by opere per oltre un miliardo di euro

Dom, 19/11/2017 - 12:00

Avvolti in una nebulosa. Così sarebbero secondo un dossier redatto da Ance Reggio Calabria e presentato insieme a Confindustria reggina, gli appalti nelle provincia di Reggio Calabria. "Opere per centinaia di milioni di euro - si legge nel documento - a causa dei motivi più disparati, sono oggi completamente bloccate. La riattivazione delle stesse spingerebbe Reggio e la sua provincia fuori dalla crisi, facendo ripartire l’edilizia, vero motore dell’industria di questo territorio e immettendo in circolazione una grande quantità di denaro che aiuterebbe tutti i comparti produttivi”.
La ricerca, che si basa sui dati messi a disposizione da Cassa Edile, mette nero su bianco il tracollo dell'edilizia nella provincia reggina, tracciando un quadro desolante di un territorio che continua a rimanere fanalino di coda di tutti gli indicatori socio-economici dell’intero territorio nazionale, Calabria inclusa.
Scorrendo i dati ci si rende conto del danno economico-occupazionale - con ripercussioni preoccupanti per la coesione sociale da non sottovalutare - che la situazione denunciata dall’Ance provoca allo sviluppo di questa terra.
Dal 2008 (anno d’inizio della crisi) a giugno 2017 le imprese sono diminuite di 390 unità (-26,32%). Dalla scomposizione del dato emerge che il periodo più drastico è compreso tra il 2012 e giugno 2017, con una diminuzione di 215 imprese (-14,64 %) e con un calo di 3.136 operai (-40,12%).
Nel documento, inoltre, sono contenuti i dettagli degli interventi la cui cantierizzazione era prevista per l’anno in corso: si tratta di opere inserite in programmi strategici come il Patto per il Sud – Città Metropolitana, la rimodulazione del decreto Reggio, il PON Metro 2014-2020, il Patto per la Calabria.
Tutto bloccato. Paralizzate opere per oltre un miliardo di euro.
Il dossier è stato trasmesso anche al Prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari, "perchè, certi della sua sensibilità - ha dichiarato Francesco Siclari, presidente dell'Ance reggina, intervenga personalmente e sottoponga il dramma dell'edilizia all'attenzione del Governo nazionale".
"La paralisi delle opere pubbliche - prosegue Siclari - è la conseguenza di concause sulle quali non spetta a noi indagare, perchè il nostro ruolo è quello di invocare a gran voce l'apertura dei cantieri".
Tra le concause, a nostro avviso, ci sarebbe il famigerato "nuovo" Codice degli appalti nato sfortunato nel 2014, tant'è che due mesi dopo il suo varo si dovette intervenire per correggere oltre duecento (200!) errori. Non contenti dei 200 errori, due anni dopo sono state inserite ulteriori quattrocento (400!) modifiche, approvando il codice, in quattro e quattr'otto, a ridosso della scadenza del termine utile per il recepimento delle direttive comunitarie. La sua entrata in vigore ebbe l'effetto di bloccare un mercato degli appalti già in apnea. Ma non finisce qui. Nell'aprile di quest'anno arriva un decreto correttivo, anche questo approvato allo scadere del termine di legge, cosicchè ancora una volta, un iter legislativo complesso e articolato, che avrebbe richiesto scelte attente e oculate, si è risolto in poche settimane. A ciò bisogna aggiungere che più che di un correttivo, si è trattato di uno stravolgimento, una riscrittura, data la modifica di 131 articoli su 220.
Questo perché il nuovo Codice degli appalti è dovuto passare anche sotto la supervisione dell’Anac, Autorità nazionale anticorruzione di istituzione renziana e presieduta dal magistrato Raffaele Cantone. Lo scopo dell'Anac è di «prevenire la corruzione nell’ambito della pubblica amministrazione nelle società partecipate e controllate dalla pubblica amministrazione, anche mediante l’attuazione della trasparenza in tutti gli aspetti gestionali». Perciò, oltre a doversi districare in una giungla di norme, correzioni, decreti mancanti, vuoto normativo (tanto che valgono ancora certe regole del vecchio Codice dpr 207/2010), un contratto pubblico deve essere conforme alle linee guida dell’Anac, vincolanti e consultive.
E così il Nuovo Codice degli appalti, nato al grido “lo vuole l’Europa, lo vuole l’anticorruzione!”, mentre favorisce al massimo il lavoro di certa magistratura con l'hobby di sfruculiare amministrazioni e imprese, decreta bellamente la paralisi degli appalti.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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