Statale 106 simbolo di una Locride senza progetti

Dom, 19/07/2015 - 12:07

Negli ultimi giorni mi sono trovato a riflettere su quale potrebbe essere il destino della Locride. Non posso che essere felice al pari di tutti i cittadini dell’apertura della variante alla 106. Certamente accanto all’inaugurazione andrebbe fatta una seria riflessione.
Non è normale che un’opera impieghi quasi trenta anni per essere completata.
Non è normale che il prezzo lieviti di un centinaio di volte.
Non è normale che noi, tessuto democratico e società civile, non siamo stati capaci di contrastare in maniera adeguata ciò che si è verificato sulla 106 e questo rovinoso modo di procedere.
Ci saranno responsabilità politiche e tecniche, accanto ai ritardi della società civile di cui parlerò nel proseguo dell’articolo.
Queste vanno individuate non a livello personale, perché non è questo che ci interessa, ma individuando il meccanismo contorto che genera tanti danni alla nostra zona.
La variante alla 106, non è la sola opera pubblica che conosce questo rovinoso percorso.
Altre opere, diffuse un po’ su tutto il territorio, ricordano la tela di Penelope perché tra un appalto e l’altro bisogna ricostruire ciò che nel frattempo è stato distrutto.
Nel caso della variante alla 106, concepite inizialmente come “bratelle” alla Jonio- Tirreno, ricordo bene un progetto massima redatto dall’ingegnere capo della Provincia Polimeni e dal geometra Chirico.
Ho partecipato, da giovane consigliere provinciale, a un incontro al ministero dei LL.PP. su questo tema ma soprattutto su un progetto che mi stava molto a cuore che era il finanziamento della pedemontana di mezza costa della Locride.
Sarebbe stato l’unico modo per rivitalizzare i centri storici e contemporaneamente drenare il traffico della 106 superando la viabilità a “pettine” che ancora penalizza questa aerea.
Il primo progetto di massima molto - e opportunamente - rimaneggiato rispetto alla proposta iniziale vede la luce dopo trenta anni.
Il progetto della pedemontana, sebbene di fondamentale, importanza, non ha mai trovato sostenitori anche se la Provincia di Reggio prima e la Comunità montana dopo, avevano messo in bilancio delle somme simboliche che poi finirono nei residui passivi.
Purtroppo c’è un diffuso ceto politico che ricorda i cavalli da parata! Non riesce a lavorare su progetti di largo respiro e che non abbiano uno spessore strettamente locale e una ricaduta immediata a livello elettorale.
Sarebbe tuttavia ingiusto ricondurre tutto alle sole responsabilità politiche.
Ne ho avuto conferma leggendo proprio in questi giorni la ristampa del bellissimo libro “Africo” scritto, con eccezionale e passione e grande competenza, dal professor Bruno Palamara.
Africo ha una storia travagliata ma, come il libro dimostra, una storia di un paese che in condizioni difficilissime, quantomeno nei momenti cruciali, ha ragionato come fosse un “unico soggetto” o meglio come un grande “collettivo”.
Oggi sarebbe impossibile.
Guardo i ragazzi che potrebbero essere i miei figli.
Ci sono sicuramente pesanti responsabilità di noi “padri”, nella metamorfosi di una generazione che passa il tempo a “chattare” e a “postare” inutili messaggi .
Siamo stati incapaci di far comprendere che, in quanto giovani, sono i legittimi proprietari dei loro cellulari ma anche di tutto ciò che li circonda.
A “loro” appartengono i monti, il mare, i castelli, i centri storici, le opere pubbliche, gli alberi, quel che resta della fauna in questa nostra terra.
Quando da presidente del comitato dei sindaci parlavo di un “progetto d’urto” per il comprensorio Jonico e di una “Locride che non abbassasse la testa”, avrei voluto contagiare la nostra gente con l’entusiasmo, la passione politica che molti avvertono ma non si riesce a comunicare.
Sono sinceramente amico di quasi tutti i sindaci della zona Jonica.
Tuttavia, senza un progetto portato avanti da migliaia di gambe e da centinaia di teste, questa terra non ha futuro.
Immagino che ogni sindaco andrà dal presidente Oliverio per chiedere il finanziamento di una qualche opera pubblica per il proprio paese. Ed è giusto che lo faccia.
Però ritengo sia stato sbagliato aver fatto “smontare” il tavolo di concertazione permanente su cui c’era stato un formale impegno da parte del Ministro degli Interni. Così come oggi è sbagliato non chiedere a Oliverio un tavolo di programmazione sul nostro progetto d’urto, certamente aggiornato rispetto a quando è stato concepito.
Chi non vola alto rasenta il suolo e va sempre a sbattere.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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