Storia di un dipinto. Michele Bello a Copacabana?

Dom, 21/04/2013 - 18:00

Gentile Redazione,

dopo aver letto un Vostro articolo sull’ edizione on-line della Vostra pregiatissima edizione, riferita al 09/02/2007 riguardo alle opere del Patriota Michele Bello, ho scoperto di essere in possesso di uno dei suoi dipinti riguardanti un paesaggio.
Vi scrivo per far conoscere la mia disponibilità a cedere l’opera al comune di Siderno, a fondazioni a Bello riferibili, o alla famiglia Corigliano già in possesso di opere dello stesso.
Resto a disposizione per qualsivoglia informazione, nella speranza che vogliate fare da tramite a tale mia richiesta.
Con osservanza,
Antonio Urso, Roma

Michele Bello  a Copacabana?

Abbiamo girato il quesito al giornalista Francesco D. Caridi, che s’interessò della vicenda dei quadri di Michele Bello. Ecco la risposta.
Gentile signor Urso, gli amici de “La Riviera” mi segnalano il Suo messaggio, per delle osservazioni (che spero non Le dispiaceranno troppo). È probabile che Lei non abbia dimestichezza con la pittura del XIX secolo, né tanto meno con la pittura calabrese della prima metà dell’Ottocento. Se, come Lei ha riferito telefonicamente alla redazione, veramente Sua nonna acquistò da una “agenzia” napoletana il dipinto negli anni Settanta al prezzo di 410milalire (suppergiù tremilacinquecento euro del giorno d’oggi), suppongo che a quel tempo avesse soldi da investire e che la stessa ”agenzia” (vendono quadri le gallerie d’arte, le case d’asta, i collezionisti, le bancarelle... Che tipo di “agenzia”?) le avesse fornito una expertise, con la identificazione dell’artista e la provenienza del quadro, per richiederle quella somma.
Per piacere, riguardi attentamente il dipinto in suo possesso e rifletta: ma Le pare che il giovane calabrese ionico Michele Bello (1822 – 1847), ingenuo di pittura, di musica, di prosa e di rivoluzione (infatti, rimase incompiuto come pittore, ignoto come musicista, pedissequo come scrittore locale romantico, e finì giustiziato come eversivo da un tribunale borbonico passando poi alla storia unitaria come uno dei “Cinque Martiri di Gerace”), potesse concepire una stilizzazione simile alle moderne oleografie con le palme di Copacabana, quale quella che Lei ha “scoperto” tra i lasciti di sua nonna, e che vorrebbe alienare? E i colori senza tracce secolari? E il montaggio della tela? Sarebbe semplice scoprire la datazione del dipinto. Nel Suo caso, non si tratta nemmeno di un falso, ma di una erronea pista attributiva per eccesso di entusiasmo. (Le dirò onestamente che anche per l’attribuzione definitiva a Michele Bello dei due paesaggi segnalati da un collezionista fiorentino, che sono di scuola ottocentesca, bisognerebbe approfondire la perizia fatta dalla casa d’aste che li ha battuti. Quanto all’esistenza di altri quadri, ignoro se la famiglia erede dei Bello ne possegga: gli epigoni della vecchia borghesia calabrese in genere sono restii a divulgare i propri inventari artistici.) Per il resto, mi consenta una battuta: …e meno male che Lei non ha pensato di identificare l’autore del dipinto di sua nonna in Marco Bello, un pittore veneziano di fine Quattrocento. In questo caso, anziché offrirlo al municipio di Siderno (che non ha nemmeno gli euro per completare un teatro in costruzione da più di dieci anni, e, tra l’altro, non possiede competenze di beni culturali), avrebbe bussato al portone di Ca’ Farsetti, il palazzo comunale di Venezia...
Da una rapida ricerca di pittori contemporanei col cognome Bello e il nome che comincia per “M”, ho rinvenuto un Maurizio Bello, veneto. Poi c’è un Luigi Bello, nel varesotto. Veda un po’ Lei…
Accolga i miei migliori saluti e si tenga il quadro in ricordo della sua cara àvola.
F.D.C.

così non è

Antonio Urso, pugliese di origine, romano di adozione ha scritto la scorsa settimana alla redazione e all’amministrazione comunale spinto da buonissime intenzioni che vanno oltre l’essere o meno esperto di pittura o arte in genere.
Si è informato sul web su chi fosse Michele Bello arrivando fino al “nostro”, pensando che potesse essere lo stesso del quadro ereditato dalla nonna, arrivando anche ad affermare di volerlo donare al Comune e alla cittadinanza tutta, se si fosse trattato veramente di un quadro autentico del patriota sidernese.
Dall’erudito pezzo di Francesco Caridi capiamo che così, nostro malgrado, non è!

la redazione

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