Studio Radiologico: colpevole di eccellenza

Dom, 20/10/2019 - 09:00

Nella Locride si parla quotidianamente delle realtà che non funzionano adeguatamente, dei servizi che mancano e delle difficoltà che incontrano i professionisti nel far funzionare le poche risorse che abbiamo a disposizione. Quando poi questo discorso viene riferito al comparto sanitario, assume sfaccettature a dir poco estreme, che fanno facilmente il paio con l’esasperazione e le paure dei cittadini.
È per questa ragione che oasi nel deserto come lo Studio Radiologico di Siderno sono considerate un bene da tutelare e salvaguardare con ogni mezzo, che la raccolta firme avviata presso l’accettazione la scorsa settimana ha determinato una delle mobilitazioni civili più grandi della storia recente del nostro comprensorio garantendo in pochi giorni la raccolta di circa 25mila firme a sostegno di una struttura che non deve morire. Eppure, la volontà dei cittadini, sempre pochi per le istituzioni, anche quando minacciano la rivoluzione, non è oggetto di ascolto di chi ricopre incarichi istituzionali, guidato invece da quella logica del profitto e del clientelismo che, per motivi diversi, la tanto invisa Greta Thunberg sta denunciando presso i palazzi del potere Europeo.
È a causa di quella stessa logica del profitto che la Locride, terra in cui l’economia è stata colpevolmente schiacciata sotto lo stivale dell’industrializzazione settentrionale, si rivela ancora oggi di interesse nullo per quei pochi coraggiosi che intendono investire al meridione; in qualità di fanalino di coda d’Europa viene intesa esclusivamente terra brulla e deserta, opportunità solo per chi ha bisogno di nascondere la polvere dei suoi affari d’oro sotto il tappeto o di chi ha interesse a effettuare una rapida scalata verso i palazzi del potere. Tanto la Locride affamata la si può raggirare facilmente, alla cittadinanza disperata è facilissimo buttare negli occhi il fumo di promesse che fin dapprincipio non si ha intenzione di mantenere.
Se il problema del nostro comprensorio fosse solo questo atteggiamento odioso, tuttavia, sapremmo di poter fare affidamento almeno sulle nostre forze per poter provare ad alzare la testa e che quelle 25mila firme un peso specifico, seppur minimo, lo avrebbero dinanzi a qualunque rappresentante dello Stato. Ma il problema è che la Locride non viene supinamente dimenticata, trattenuta in terra come un cane col guinzaglio corto, ma le viene anche sottratto di giorno in giorno, con matematica crudeltà, quel poco che possiede, come se a quello stesso cane si sottraesse la ciotola dell’acqua oggi e quella dei croccantini domani e alla razione giornaliera di cibo si togliesse una cucchiaiata di giorno in giorno, solo per il piacere di vederlo lentamente morire di stenti.
Ecco, lo Studio Radiologico di Siderno, la cui eccellenza, nei suoi quarant’anni di attività, è stata a più riprese riconosciuta da professionisti del settore di tutta Europa, è proprio uno di quei piccoli lussi che fino a ieri permettevano al nostro comprensorio di sopravvivere e che, domani, potrebbe essere chiuso per il capriccio di uno Stato che, attraverso i suoi agenti, ci ha dimostrato una volta di più quale posto occupiamo nella catena alimentare. Le nostre forze da sole non ci bastano a restare a galla perché qualcuno ci ha tenuto lontani dalla barca con un bastone, ci ha bucato il salvagente e, adesso che nonostante tutto tentiamo ancora di salvarci, ci tiene la testa sott’acqua con la mano domandandosi perché siamo tanto ostinati. Beh, quella è l’ostinazione di chi vuole far valere i propri diritti, diritti calpestati già in decine di altre occasioni attraverso scioglimenti di comuni poi rivelatisi frettolosi o interdittive antimafia che hanno fatto fallire imprese prima che si scoprisse che gli investigatori avevano preso un abbaglio.
Quindi non solo dalla Locride si tiene lontana qualunque forma di investimento, come dicevamo prima, ma ci si impegna affinché quel poco che funziona venga cancellato.
Le malelingue affermano che il caso dello Studio Radiologico sia stato montato per fare spazio a una nuova struttura, che magari riesca a fare meglio gli interessi di qualcuno. Noi non arriviamo a pensare questo, ovviamente, ma non possiamo non inorridire dinanzi alla strategia dell’ASP di Reggio Calabria. Il confronto tra il legale dell’Azienda e i rappresentanti dello Studio per venire a capo delle fatture non pagate in seguito al sequestro preventivo della liquidità ha infatti dell’assurdo. Le fatture, è stato infatti affermato in quella sede, sarebbero state pagate con una clausola di fideiussione per la quale da ogni pagamento sarebbe stato defalcato il 10% del totale. Una proposta iniqua, eppure accettata dallo Studio per continuare a campare.
Tutto risolto, dunque? Macché.
Accettata questa proposta, infatti, l’ASP ha ritrattato, affermando che il 10% non era sufficiente e che delle fatture arretrate in questione sarebbe stato pagato solo il 50% del totale. Una percentuale sufficiente a mettere una pietra tombale sulla struttura, per ottenere quale altro scopo, poi, solo il tempo lo dirà.
L’unica certezza che abbiamo, invece, è che proprio di tempo ce n’è sempre meno. La data fatidica del 1º novembre si avvicina rapidamente e la nostra speranza è che il prossimo incontro del Tavolo Tecnico in Prefettura, fissato dal prefetto Massimo Mariani per domani, lunedì 21 ottobre, alle ore 13, possa essere una volta per tutte risolutivo.
Perché se anche domani non si dovesse trovare un accordo con quel sordo che non vuole sentire che risponde al nome di ASP, è sempre più probabile che il 2 novembre tutta la Locride abbia un morto in più a cui portare fiori.

Autore: 
Jacopo Giuca
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