Sulla strada della democrazia partecipativa

Dom, 05/11/2017 - 17:20

Giorno 22 non mi è stato possibile articolare il mio intervento, per difficoltà psicologiche derivanti dalle mie condizioni fisiche; per l'esiguità dei minuti concessimi.
Ho sottolineato l'esigenza di opporsi alle riforme autonomistiche perché probabilmente difformi dalla Costituzione, evitando di farle apparire rivendicazioni localistiche della Locride. È indispensabile coinvolgere il Sud Italia, i cittadini di origine meridionale residenti nel Nord, e, possibilmente, anche la popolazione autoctona avversa al razzismo.
Ho segnalato all'Assemblea l'urgenza di rivendicare a favore delle Regioni meridionali alcune innovazioni, due ipotesi di riforma del sistema fiscale nazionale che potrebbero essere risolutive dell'antagonismo Nord-Sud. Soluzioni idonee anche anche a ridurre il gap economico attuale, irrimediabilmente destinato ad ampliarsi.
Stante l'andamento del convegno, temo che le suddette proposte siano sfuggite a molti, per cui ritorno sull'argomento in questa sede.

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Non essendo adeguatamente attrezzato evito dissertare sulla differenza tra “tributi, imposte e tasse”; non mi avventuro in disquisizioni circa la natura giuridica dei vari introiti erariali.
Tuttavia, nonostante tale avvedutezza, non esito a proporre le suddette innovazioni.
1°) Nell'ambito della riforma tributaria rivendicata dalle Regioni Lombardia e Veneto cui verosimilmente si assocerà tutto il Nord-Italia, proporrei un'innovazione estremamente importante dal punto di vista economico, politico e sociale: assegnare a ciascun contribuente la facoltà di designare a sua scelta una Regione alla quale devolvere una quota (10-20-25 %) dell'IRPEF attualmente attribuita all'Ente Regione dove il contribuente risiede. In tal caso gli immigrati potrebbero aiutare finanziariamente la Regione di provenienza. Ciascun contribuente potrebbe concretizzare la propria solidarietà nei confronti delle aree meno sviluppate del Paese, ovvero optare a favore di una diversa -terza- Regione.
2°) Il negoziato Governo-Regioni sul “Residuo fiscale finale” potrebbe rivelarsi provvidenziale per rilanciare la “Questione meridionale” con un Programma economico-finanziario decennale, utilizzando a tal fine una quota del surplus fiscale oggetto del Referendum. ( Circa 70 miliardi di Euro annui).

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Alla luce della considerevole massa di astensioni registrate il 22 ottobre, soprattutto in Lombardia, dimostrazione di contrarietà, ovvero segnalazione di agnosticismo verso l'autonomismo delle popolazioni venete, tale novità potrebbe rimediare all'inaridimento del sentimento d'identità nazionale ormai evanescente.
Effetti positivi:
Migliore e più equilibrata ripartizione delle risorse finanziarie statali, partecipazione e gratificazione del contribuente, responsabilizzazione degli uomini politici regionali, contenimento-riduzione della corruzione, diminuzione dell'evasione fiscale. In buona sostanza coinvolgimento del cittadino-contribuente nella ripartizione delle risorse economiche del Paese e nel controllo della gestione finanziaria del gettito fiscale.

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Il Referendum del 22 ottobre 2017 è scaturito dal malcontento dei contribuenti veneti riguardo al sistema fiscale italiano, dal loro punto di vista eccessivamente oneroso e brutale, viceversa blando ed indulgente nei confronti del Mezzogiorno, beneficiario (parassita) della ricchezza prodotta nelle aree più industrializzate del Paese. I sostenitori del SI ignorano che il progresso economico di cui essi menano vanto è merito anche degli immigrati (operai, artigiani, professionisti), ovviamente non tutti provenienti dal Sud-Italia.
Il movimento migratorio verso il Nord-Italia ha coinvolto milioni di “terroni”. Gli abitanti residenti in Lombardia, nonostante l'enorme decremento del tasso di natalità, dal 1951 al 2016 sono aumentati del 52,58 %, (1951, ab. 6.566.154; 2016: ab. 10.019.166). Gli ultrà anti-meridionalisti, ignorano l'immenso valore del capitale umano di cui le Regioni meridionali sono state costrette a privarsi. È in svolgimento una «nuova emigrazione intellettuale», che riguarda per la stragrande maggioranza laureandi e laureati. Dal 2002 al 2015 il saldo migratorio netto di laureati ha segnato un deficit di 198 mila.
Un laureato, sommando i costi scolastici effettivi a carico delle famiglie con l'ammontare del mancato reddito, costerebbe 400.000 Euro. In effetti, l'emigrazione è stata un travaso di capitale umano a favore del Settentrione, e nel contempo un'inarrestabile emorragia di risorse finanziarie a scapito del Mezzogiorno. Duecentomila professionisti emigrati equivalgono a 80 miliardi investiti a favore del Nord; cifre enormi, cui deve essere sommata la ricchezza prodotta dai medesimi insieme agli immigrati generici. L'emigrazione interna ha causato l'impoverimento delle Regioni meridionali, e, paradossalmente, ha avviato il declino del sentimento di appartenenza nazionale, e verosimilmente anche lo sbriciolamento amministrativo, territoriale e culturale della Repubblica italiana.
«Può sembrare sproporzionato e anacronistico, al tempo delle grandi migrazioni dal Sud al Nord del mondo, focalizzarsi sulle migrazioni interne - spiega Giuseppe Provenzano, vicedirettore della Svimez - ma si tratta di un fenomeno rilevante che ha conseguenze demografiche più generali e pressoché unico nei Paesi sviluppati».

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Nonostante l'inadeguatezza del bagaglio scientifico in mio possesso, non disdegno essere temerario perché istintivamente fiducioso che, ai fini della salvaguardia della Democrazia in Occidente, i fenomeni socio-politici oggi maggiormente catastrofici, -dico Populismo, dico Demagogia, mi riferisco allo strapotere dei Club finanziari euro-asiatici, parlo di evasione fiscale-, potrebbero essere sconfitti, tacitati e ridimensionati con l'introduzione graduale di criteri opzionali nella destinazione degli introiti finanziari pubblici (Stato, Regioni, Città Metropolitane) da parte del cittadino-contribuente a favore di specifici settori: Scuola, Sanità, Difesa, Ricerca scientifica, Infrastrutture, Industria, Agricoltura, Turismo. Ovvero nel finanziamento di progetti onerosi sotto l'aspetto finanziario, ma grandiosi ed epocali dal punto di vista economico, sociale e civile . Ad esempio: l'ammodernamento della rete ferroviaria, il ponte sullo Stretto di Messina, il recupero dei terreni incolti in Calabria, il recupero urbanistico dei Centri Storici collinari e montani.

Autore: 
Aurelio Pelle
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