Sulle spiagge tra ruspe e tartarughe

Mar, 22/10/2013 - 10:34

“Passammo l’estate su una spiaggia solitaria” cantava Battiato in una canzone che potrebbe essere la colonna sonora dell’estate 2013 nella Locride. Eppure, al termine di una stagione fallimentare sotto diversi aspetti - afflusso turistico ai minimi storici e mare sporco - ci ha pensato madre natura a rendere quest’annata memorabile con due lieti eventi che in parte riconciliano con un ambiente fin troppo martoriato. Infatti, sugli arenili delle spiagge di Gioiosa Marina e Siderno sono stati rinvenuti due nidi di Caretta Caretta, specie di tartaruga marina a rischio di estinzione. Ma se nel caso di Gioiosa l’evento era atteso e il nido era stato individuato e monitorato dai ricercatori dell’Università della Calabria in collaborazione con i volontari del WWF sin dal giorno dopo in cui mamma tartaruga era stata avvistata dalle parti del Blue Dhalia, la schiusa del nido di Siderno ha colto tutti alla sprovvista. Mentre i volontari e gli esperti del progetto Tartacare, che da quattordici anni si occupa della nidificazione sulle coste calabresi, sorvegliavano da diverse notti il nido di Gioiosa, una mattina sono state rinvenute delle tartarughe appena nate sulla spiaggia di Siderno.

L’eccezionalità dell’evento sta nel fatto che, sebbene il basso Jonio reggino sia il sito più importante d’Italia per la nidificazione delle Caretta Caretta, la schiusa di un nido nella nostra zona è un evento raro, soprattutto se avviene in due spiagge molto frequentate da persone e quad. È stato necessario l’intervento dei ricercatori dell’Unical affinché le tartarughe riuscissero a trovare la via del mare e non venissero disorientate dalle luci artificiali, come purtroppo è avvenuto per un individuo del nido di Siderno, trovato morto nei pressi di un lampione del lungomare. Il team Tartacare ha operato avvalendosi della cooperazione di un folto gruppo di volontari locali, che si sono prodigati alternandosi per almeno due settimane nel monitoraggio di entrambi i nidi.

È bene sottolineare anche l’interesse e la partecipazione che la presenza delle uova ha provocato nella cittadinanza. Sin dai primi giorni in cui il nido è stato transennato e sorvegliato gli esperti hanno dovuto rispondere alle mille domande dei cittadini che hanno cosi preso coscienza della fragilità dell’ecosistema legato ai nostri arenili, troppo spesso considerati come semplici distese di sabbia da spostare a seconda delle esigenze dei lidi o ad uso e consumo di quad e fuoristrada.

Viene da chiedersi, infatti, chissà quanti nidi di tartaruga saranno stati distrutti dal passaggio di mezzi pesanti sulle nostre spiagge e dai lavori di movimento terra che vengono svolti all’inizio stagione balneare anche in violazione delle norme che disciplinano gli arenili.

Magari la scelta di queste due tartarughe di deporre le uova sulle nostre spiagge sarà servita anche a risvegliare nei cittadini e, soprattutto, nelle istituzioni una maggiore attenzione e un maggior rispetto per i nostri arenili negli anni a venire? In ogni caso i responsabili del progetto Tartacare e i volontari del WWF hanno già manifestato l’intenzione di avviare una campagna di sensibilizzazione e di monitoraggio delle spiagge in vista della prossima estate al fine di ridurre al minimo i rischi che eventuali nidi futuri vadano distrutti.

 

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