Territorio fragile, fragili interventi

Dom, 17/11/2019 - 12:00

Il temporale della notte tra l’11 e il 12 u.s. e la mareggiata ci hanno ricordato, se mai ce ne fosse bisogno, che viviamo in un territorio fragile geologicamente parlando. Ma la fragilità non si limita agli eventi atmosferici su centri abitati e sulle coste essa fa parte del nostro modo di vivere e di interpretare la realtà e, per non farci mancare nulla, anche i rapporti sociali. Vengono in mente alcuni esempi di ferite che avrebbero bisogno di cure adeguate come la strada Provinciale 1 (ex s.s.111). Quando in passato si voleva alludere alle sinuosità femminili si diceva “ha più curve della 111”. Oggi quando si vuole alludere ai prolassi della senilità si può tranquillamente dire “ha più frane della Provinciale 1” e per verificare basta percorrerla da Locri a San Filippo di Gerace. Stranamente, però, in un essere umano, il decadimento è connaturato proprio alla caducità del corpo, invece i “prolassi” della Provinciale 1 sono dovuti alla fragilità degli interventi, i crolli si sono verificati esattamente negli stessi luoghi dove anni orsono si sono fatti gli interventi di consolidamento. Possibile? Certo che sì! E siamo ancora in fase di rattoppi perché per la ferita più grave non si è trovata la cura. I cartelli denunciano un’interruzione che di fatto è solo segnalata in quanto i mezzi passano per tre quarti sul solido e 1 quarto sul friabile e non possono neanche prendere la rincorsa perché non c’è visibilità, trascurando il fatto che il cartello di prescrizione dare precedenza è stato installato, al contrario. E per finire la frana in località Barbàra si attiva periodicamente perché il riempimento del fosso per costruire uno spropositato slargo nella strada è stato effettuato negli anni ’70 con materiali di riporto che scivolano per un assestamento favorito anche da un mancato sistema di deflusso delle acque meteoriche e per la rottura dei tubi che l’attraversano mettendo a rischio le abitazioni sottostanti. Ma noi abbiamo uno stuolo di professionisti che periziano solidità anche dove incombono frane di pericolosità elevata P3- P4. “La Bagnara-Bovalino ha come obiettivo quello di collegare i centri preaspromontani tirrenici e pianigiani e che sono penalizzati nello sviluppo economico e sociale.” Così recita il sito Safe06.com ignorando persino che tirrenici e pianigiani sono sinonimi. Il lotto “E”, infine, completamente in ammodernamento, sarà lungo Km 13+500 circa, e sarà costituito da numerosi tratti di adeguamento a norma della viabilità esistente, con l’eccezione di alcuni stralci in variante, fra cui quello importante per bypassare l’abitato di Natile Nuovo (sempre dallo stesso sito). Questo è costato circa 13 milioni di euro e ha prodotto lo scivolamento di una parte dell’abitato di Natile Nuovo provocando lo sgretolamento di intere costruzioni in cemento armato con il contenzioso che ne segue. Il lotto D al costo di altri 13 milioni ha prodotto una serie di viadotti sospesi coi ferri arrugginiti che sovrastano parte dell’abitato di Platì. Ora l’opera è in stand by. La frana invece è attiva. Si tergiversa per trovare una giustificazione al proseguimento dell’impossibile opera, ma siamo fiduciosi che il malinteso troverà ampi consensi tra politici, imprenditori e prenditori e finalmente lo Zillastro sarà bucato, a proposito quanti di questi professoroni conoscono il significato del termine Zillastro? Sarebbe stato troppo banale provvedere alla manutenzione della gloriosa SS 112 che ha reso i suoi servigi egregiamente dal 1928, la frana che si è abbattuta poteva essere evitata se si fosse provveduto alla piantumazione e all’irreggimentazione delle acque. Invece oggi Platì è isolata e solo l’inventiva montanara ha trovato un’alternativa da fuoristrada per poter governare gli armenti che pascolano in montagna. Comunque sarebbe un bel segno oscurare i cartelli stradali che a Bovalino indicano ancora la direzione per Bagnara a km 88. Il ponte sull’Allaro è la ciliegina sulla torta. Dopo tre anni di palle e rimpalli, invece del nuovo ponte abbiamo un guado costato quasi un milione e la promessa di un ponte con 12 campate che avrà una larghezza sufficiente per le corsie ed una pista ciclabile ed una pedonale (udite udite) che costerà 6 milioni di euro. Speriamo che non verrà usata la stessa tecnica del ponte sul Torbido a Marina di Gioiosa che assomiglia a un salotto ottocentesco con lampioni ormai cadenti e catene più indicate per arredi funerari e panchine rivolte verso il traffico veicolare dove si possono respirare boccate di salutare gas di scarico e la pista ciclabile che finisce contro un muretto. Al ridicolo non vi è limite. Naturalmente non possiamo non rammentare che i lungomari sono fonte di sostentamento alle imprese per la manutenzione straordinaria dovuta alle frequenti mareggiate e anche quella dei giorni scorsi sarà un’iniezione di buonumore e si fa già il pieno agli escavatori.

Autore: 
Arturo Rocca
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