Testamento biologico? Ancora molti dubbi

Sab, 31/01/2015 - 13:04

Il 19 gennaio 2015 il Consiglio comunale di Reggio Calabria ha approvato il regolamento per il testamento biologico. Si tratta di un problema estremamente delicato e complesso, riguardante il tema drammatico della morte, sempre meno affidato alla natura e ai suoi ritmi e sempre più consegnato all'umano e alle sue scelte, in forza delle moderne tecnologie che consentono di prolungare artificialmente la vita in situazioni un tempo impensabili. Ma cos'è il testamento biologico? Da non confondere con il rifiuto di cure o l'eutanasia. Esso è una sintesi verbale, una formula riassuntiva, entrata ormai nell'uso comune, con la quale vengono designate le direttive, contenute in un atto pubblico o in una scrittura privata autenticata e revocabili in ogni tempo, sui trattamenti medici e assistenziali ai quali l'interessato vuole o non vuole essere sottoposto, da far valere per il futuro, qualora si trovi in stato d'incapacità. Una legge amica della vita che rispetta le scelte delle persone. Coloro che vogliono tutte le terapie che esistono oggi e quelle che esisteranno domani dovranno essere protetti e dovranno averle, mentre a coloro che le rifiutano dovrà essere consentito di accettare liberamente la fine naturale della propria vita. Numerosi sono i dubbi suscitati a tal proposito, come ad esempio: come si coniuga una dichiarazione lasciata in un momento della vita in cui un soggetto è capace di intendere e di volere e il momento in cui bisogna darvi attuazione, ossia quando è privo di tale capacità? O, ancor meglio, come ci si pone di fronte alla possibilità che un comune cittadino possa cambiare idea in un momento successivo sulla dichiarazione già resa? Ci sarebbe la facoltà riconosciuta di modificare la dichiarazione stessa, ma tale risposta ridimensionerebbe la portata e la valenza delle medesime asserzioni. I familiari sono all'altezza del compito o è preferibile che sia sempre un medico a svolgere questa delicata funzione? Quest'ultima domanda, nonché l'intero tema, mi riguarda da vicino. Anni fa, una persona a me molto cara, espresse la volontà di rifiutare le cure perché si era persuaso di non voler più vivere con il peso di dover sempre essere sottoposto a continui controlli. Io rimasi zitta nell'apprendere questa notizia ma non l'accettai mai. La famiglia e il personale medico si arresero di fronte alla sua scelta, fatta con tanta determinazione, ma io no: tuttora penso che oggi avrei potuto prendere il telefono in mano e parlare con lui ancora una volta. Avrei fatto tutto ciò che era in mio potere per regalargli un giorno in più. Non sarebbe servito a nulla, lo so, ma credo che non spetti a noi decidere sulla vita e la morte, seppur nostra, ma a Dio, e per questo avrei lottato.
Solo in un caso mi sarei arresa: nel momento in cui per vivere necessitava intervenire chirurgicamente causando dolori inutili che non avrebbero portato a nulla se non ad altra sofferenza.
Ebbene, sembra purtroppo non esserci una strada chiara e univoca da seguire, malgrado noi tutti siamo alla ricerca costante di un responso o, meglio, un “permesso” da parte di qualcuno che ce la indichi. In ogni caso, qualunque sarà la strada tracciata, molto dipenderà dalla nostra volontà e coscienza.

Autore: 
Katia Candido
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