Tonino Fragomeni, un uomo che amava la vita ma che dalla vita è stato tradito

Dom, 09/08/2020 - 12:30

Ho visto, alcuni giorni fa, la foto di un ragazzo con un sorriso raggiante in volto, con gli occhi intelligenti e vivaci, di quelli che hanno tante idee e progetti da realizzare. Sono rimasta incuriosita da quel sorriso ma, allo stesso tempo, spiazzata dal constatare che quel giovane sia morto all’età di soli 33 anni. Subito, dalla mia memoria, sono stati reivocati i versi di Leopardi: “O natura, o natura […] perché di tanto inganni i figli tuoi?” Il ragazzo dal sorriso radioso si chiamava Tonino Fragomeni, di cui Giuseppe Errigo, nel libro “Protagonisti del Novecento Jonico”, parla in maniera commovente. Tonino era nato a Siderno Superiore il 22 ottobre 1950, dal navigante Domenico e dalla casalinga Maria Teresa Romeo. Rimasto orfano di padre in tenera età, si dedicò agli studi e,  dopo essersi diplomato all’Istituto Magistrale di Locri nel 1968, conseguì la laurea in Pedagogia presso il Magistero di Messina, con una tesi su Antonio Labriola, il diffusore della cultura marxista in Italia. Intraprese, una volta laureato, la strada dell’insegnamento nelle scuole elementari nella provincia di Catanzaro, a Fabrizia, a Nardo di Pace, per concludere a Marina di Gioiosa. Non era il classico maestro in quanto, oltre che impartire ai suoi giovani allievi la conoscenza del sapere, cercava di indirizzarli verso una strada che li avrebbe trasformati in uomini responsabili. Manifestò, negli stessi anni, il suo interesse per la politica, iscrivendosi al Partito Comunista, dimostrando sensibilità e discrezione tanto che, nei primi anni ’70, il suo nome venne proposto come segretario del partito, nella sezione di Siderno Superiore, nomina che accolse l’unanimità dei consensi. In questa veste, dimostrò grandi capacità operative, partecipando in prima persona alle battaglie che riteneva giuste. Egli credeva nel dialogo e nel confronto, i suoi interventi erano sempre misurati e chiari, ma allo stesso tempo decisi. Era un uomo determinato, che sapeva quello che voleva, non aveva mai tentennamenti, per questo infondeva agli altri sicurezza e serenità. in quegli anni, fece di tutto per lo sviluppo del Partito, compiendo anche le fatiche più umili come la preparazione e affissione dei manifesti e la diffusione settimanale de “l’Unità”. Grazie ai suoi modi garbati, riusciva a risolvere problemi delicati e difficili, come quando riuscì a convincere, durante una riunione del 1977, a eleggere Giuseppe Errigo come segretario politico, Giuseppe Reale Presidente dell’Ospedale e Giuseppe Ricupero Assessore alla Cultura e alla Pubblica Istruzione. Egli credeva che la politica traesse forza dalle idee, ma solo se esse si collegavano agli uomini, ai loro sentimenti e alle loro passioni, non interpretandola mai come un mezzo per arrivare al potere, ma soprattutto, insegnò cosa volesse dire essere fedeli a un partito. Poi, all’improvviso, il 4 ottobre 1983, morì stroncato da un infarto fulminante alla Stazione Termini di Roma, mentre aspettava il treno per ritornare a casa. Si trovava nella Capitale per assistere agli esami da direttore didattico che a giorni avrebbe dovuto sostenere, avendo superato brillantemente gli scritti.
La testimonianza di Domenico Panetta, suo grande amico, è importante per addentrarci meglio nella personalità di questo giovane: «Era un ragazzo per bene, che amava il dialogo, che collaborava, che ascoltava, un ragazzo che amava la vita, un uomo che sapeva curare le amicizie; per questo era difficile non essere suo amico. La sua morte ha rappresentato un vuoto per l’intera comunità di Siderno e i funerali, celebrati a Siderno Superiore, sono stati strazianti. Io e Tonino avevamo un’abitudine: ogni sera, alle ore 19, ci incontravamo nella piazza Michele Bello per parlare della politica del paese e di quella nazionale. Dopo la sua morte, per diverse settimane, mi ritrovavo sistematicamente in quella piazza, alle ore 19, come un automa, aspettando di vederlo arrivare». Ecco le parole che Panetta ha fatto scrivere sulla lapide del suo amico: “Un attimo fu la tua vita intensamente vissuta negli ideali di giustizia e di libertà per costruire il socialismo, per questo vivrai in eterno nella memoria dei tuoi cari, dei Sidernesi e di quanti ti ebbero amico, compagno e maestro”.
Tonino Fragomeni ha vissuto una vita breve ma decisamente intensa, tanto da lasciare una traccia indelebile di sé, nonostante i 37 anni trascorsi dalla sua morte. E forse questa rimane l’unica consolazione per tutti coloro che lo hanno conosciuto, costretti, inaspettatamente , a continuare a vivere senza il suo sorriso e senza i suoi consigli.

Autore: 
Rosalba Topini
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