Tonino Perna: “La fuga dei giovani è la vera epidemia calabrese”

Dom, 08/11/2020 - 16:00

In periodo di pandemia non è facile concepire un’intervista che sfugga ai luoghi comuni che, molto spesso, siamo costretti a leggere sui giornali o a sentire in televisione con una monotonia francamente asfissiante. Ci abbiamo provato con il professore Tonino Perna, nuovo vicesindaco di Reggio con la delega alla Città Metropolitana.
Perna sfugge decisamente alle caratteristiche dell’attuale “politicante” privo di passione, competenze e ideali. Egli, infatti, da oltre mezzo secolo, è un punto di riferimento come uno studioso e un militante impegnato nella battaglia di riscatto della nostra terra partendo dagli ultimi. Ed è ciò che traspare nell’intervista che pubblichiamo.
Già da qualche giorno è il nuovo vice sindaco con delega alla Città Metropolitana. In questo momento il 99% dei cittadini rimpiangono, e non senza ragione, la vecchia Provincia, sia dal punto di vista della rappresentanza democratica che dell'efficienza. Sembra che la Città Metropolitana sia nata male e cresciuta peggio. Può dire ai nostri lettori il suo pensiero in proposito?
Sono assolutamente d’accordo e le dirò di più: la stragrande maggioranza dei meridionali pensa che andrebbero cancellate le Regioni, fonti di burocrazia/corruzione paralizzante, e ripristinate le Province.
I cittadini di Palmi, di Siderno, di Scilla o di un qualsiasi nostro Comune si sentono parte della propria comunità mentre considerano la Città Metropolitana come un Ente parassitario, astratto e inutile. Cosa pensa di fare per dare un'anima alla "metropoli" mai nata?
Il vero problema è che la nostra è una Città Metropolitana inventata per accedere a ulteriori finanziamenti. Altre sono le Città Metropolitane di Roma, Milano, Napoli, e via discorrendo. Sia in termini di popolazione (la nostra vale quanto due quartieri di Roma) che di continuità territoriale e urbana siamo proprio fuori scala. Lo stesso vale per la Città Metropolitana di Messina: come nel nostro caso una provincia, enorme, è stata trasformata con un tratto di penna in Città Metropolitana. Sicuramente avrebbe avuto un senso puntare sulla Città Metropolitana dello Stretto, anche se si dovevano superare delle difficoltà legate all’appartenenza a due regioni diverse, di cui una a statuto speciale.
Come immagina un grande progetto per il rilancio armonico di tutto il nostro territorio e per un recupero di fiducia nei confronti della Città Metropolitana?
Tornando alla realtà con cui dobbiamo fare i conti, penso che per dare una identità a questa Città Metropolitana occorre che i cittadini di questa terra partecipino alla sua costruzione. Penso a una costruzione a cerchi concentrici che progressivamente si allontanino dall’area dello Stretto. Detto brutalmente: è difficile immaginare che un abitante di Caulonia, ma anche di Feroleto, di Monasterace o San Giorgio Morgeto, si senta cittadino della Città Metropolitana di Reggio. Visto che i sindaci di questi e altri Comuni non si sono ribellati alla soppressione della Provincia e hanno accettato di far parte della Città Metropolitana perché gli avevano promesso grandi risorse economiche (sic!), allora sul piano economico si può arrivare a trovare un accordo. Ma l’identità della Città Metropolitana, una visione comune del futuro, un piano condiviso, è un’altra cosa!
La Città Metropolitana di Reggio registra sicuramente una presenza mafiosa che negli anni non si è indebolita. Contemporaneamente si delinea una crisi dello Stato di diritto. Ne sono testimoni i numerosi Consigli Comunali sciolti per infiltrazioni mafiose, che sono un duro colpo alla democrazia, e le interdittive antimafia che contribuiscono alla crisi del nostro sistema produttivo. Entrambi i provvedimenti vengono presi senza un regolare processo e quindi senza alcuna possibilità degli indiziati di difendersi. Non ritiene che le Istituzioni democratiche dovrebbero spendersi per la difesa d'una reale legalità, ma anche della Costituzione e dello Stato di diritto?
Ho seguito in passato delle tesi di laurea sugli effetti del Commissariamento dei Comuni in Sicilia. Un disastro. Come nella nostra Provincia, con qualche eccezione. E poi penso che bisognerebbe smetterla di sciogliere un Comune per mafia per un solo assessore o consigliere implicato. Lo pensiamo in tanti, ma non si ha il coraggio di dirlo per paura di essere giudicati filomafiosi. E ancora credo che i Commissari Prefettizi dovrebbero rispondere del loro operato con un monitoraggio da parte di una commissione esterna indipendente. Siccome ci sono stati anche dei bravi funzionari prefettizi che hanno lavorato con passione, dovrebbero essere i primi a pretendere una valutazione del loro operato.
La nostra è stata una terra di dolorosa emigrazione, oggi rischia di diventare un luogo di difficile immigrazione. La tendopoli di San Ferdinando e Riace sono due modi diversi di affrontare la questione. Qual è il suo pensiero?
È noto il mio pensiero in proposito, basta leggere l’ultimo libro dedicato alla storia di Mimmo Lucano: “Il fuorilegge: la lunga battaglia di un uomo solo” (edito da Feltrinelli). Penso che, malgrado errori di ingenuità commessi per poca dimestichezza amministrativa, Riace rimane un simbolo di accoglienza e umanità nel mondo. Per questo, come calabresi, a qualunque gruppo politico apparteniamo, dovremmo essere orgogliosi. Per la prima volta si è parlato di un paese della Calabria non per la ‘ndrangheta ma per l’accoglienza dei profughi. Sulla tendopoli/baraccopoli di Rosarno, insieme ad altre associazioni e con l’appoggio della Chiesa Valdese e della Fondazione Vismara di Milano, da due anni si è dato vita a un progetto alternativo che mira, con un incentivo iniziale, a trovare imprese responsabili che regolarizzino questi giovani africani e gli trovino una casa per uscire dall’inferno in cui vivono.
L'epidemia dimostra ancora una volta che i problemi, in Calabria, sono più gravi che altrove. Il Covid-19 non è addebitabile ad alcuno, ma la mancanza di un qualsiasi piano per fronteggiarlo sì. Pensa che la Città Metropolitana debba avere un ruolo per smuovere la situazione?
Rispetto alla pandemia, per adesso, ci stiamo muovendo come Comune. Il 3 novembre abbiamo convocato una task force sanitaria per vedere il da farsi, fermo restando le competenze limitate del sindaco. Per la Città Metropolitana aspettiamo al più presto che si voti per formare la nuova giunta e farla partire.
Sembra che, nonostante l'istituzione della Città Metropolitana, ogni Comune debba affrontare da solo i propri problemi. Crede di poter fare qualcosa?
Credo che posso fare quello che ho fatto in passato nel Parco dell’Aspromonte, che è il vero baricentro pulsante della Città Metropolitana: mettere insieme i sindaci, le forze sociali, culturali ed economiche per stabilire una scala di priorità, anche in vista del Recovery Fund o del Next Generation Plan. Bisogna al più presto predisporre progetti importanti per valorizzare le risorse locali, per investimenti nel campo delle energie rinnovabili (compreso l’idrogeno verde), della digitalizzazione delle aree interne, del recupero dei centri storici e dei borghi abbandonati. Per non fare il solito elenco della spesa, magari aggiornato con nuove parole in inglese, bisogna che costruiamo una visione comune, non campanilistica, che dia un vero futuro alle nuove generazioni. La fuga dei giovani dalla Calabria è la più grande epidemia del nostro tempo.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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