Traffico Cocaina: Il “Cartello del Golfo”

Sab, 05/12/2015 - 10:20

Era il 2008 quando, a seguito di particolareggiate indagini sulla presunta operatività di gruppi italo-americani nel mercato del traffico di sostanze stupefacenti che ha portato a 16 provvedimenti di fermo su richiesta della Dda reggina, la procura italiana ha interagito con il dipartimento antidroga degli Usa, la Dea, che stava conducendo un’inchiesta in direzione del “Cartello del Golfo”.

Gli investigatori italiani seguivano nello specifico un gruppo “gioiosano” che attraverso decine di soggetti, alcuni operanti negli Stati Uniti, avrebbero fatto parte, a vario titolo, di un’organizzazione dedita al traffico internazionale di ingenti quantitativi di cocaina sull’asse Messico - Usa - Italia. La fase operativa in questione coincise, peraltro, con l’esecuzione di oltre 150 arresti eseguiti, tra gli Stati Uniti e il Messico, nell’ambito delle collegate indagini denominate “Progetto Reckoning – The Family”, queste condotte dalla Dea contro uno dei maggiori cartelli di narcos che risiedevano nel golfo del Messico.

In quel contesto, oltre a innumerevoli e collegati sequestri di medi quantitativi di cocaina e marijuana nonché denaro, furono ottenuti, dalla DEA, i seguenti riscontri/sequestri di stupefacente, a iniziare dall’aprile 2007, quando a Tampico, in Messico sono state sequestrate ben 11 tonnellate di cocaina destinate al mercato statunitense, un congegno per la guida di missili e armi, operato dalle Autorità di polizia locali in collaborazione con la DEA. Tale materiale era nella disponibilità di uomini della cellula facente riferimento a Miguel T. . Nel corso dell’operazione è stata altresì rinvenuta documentazione contabile che, decifrata anche sulla base di riscontri tecnici, ha consentito di acquisire fondati elementi per i quali le autorità americane ritengono che tale cellula, dal 2004, abbia importato negli USA circa 80 tonnellate di cocaina.

Il 30 novembre del 2007, altro importante sequestro è stato eseguito in Panama quando gli investigatori hanno rinvenuto 2,4 tonnellate di cocaina destinate al mercato statunitense, operato dalle locali autorità in collaborazione e su input dell’Ufficio DEA di Panama.

A distanza di alcuni mesi, esattamente il 2 aprile 2008, a Nuevo Laredo in Messico sono stati sequestrati 6 milioni di dollari, provento del narcotraffico negli Usa; anche in questa circostanza hanno operato la locale polizia, su attivazione della DEA di Dallas. Alcuni giorni dopo, l’8 aprile 2008, ad Atlanta (USA) sono 5 i milioni di dollari, provento del narcotraffico, operato dalla DEA, che a seguito di tale sequestro, registrava conversazioni telefoniche dalle quali si comprendeva che i vertici del Cartello avevano disposto che da quel momento i trasferimenti di denaro via terra verso il Messico dovevano essere frazionati e non superare mai il milione di dollari.

In questo contesto si inseriscono gli affari illeciti di soggetti della Locride, che dopo aver interrotto i rapporti con i fornitori messicani facenti parte della cellula newyorchese del “Cartello del Golfo”, avrebbero creato una stabile collaborazione con un’organizzazione colombiano-venezuelana per l’acquisto e l’importazione di cocaina in Italia attraverso più rotte, quali la Spagna, l’Olanda e, in ultimo, attraverso il porto di Gioia Tauro, nascosta in particolare all’interno di containers che trasportavano frutta.

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