Tre cittadini di Locri tra i martiri delle Foibe?

Dom, 21/06/2020 - 11:30

Ci sono stati centinaia di calabresi gettati all’interno delle Foibe, le spaccature carsiche usate come discariche dentro le quali le milizie della Jugoslavia di Tito, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, hanno scaraventato migliaia di italiani. Una pagina di storia dell’Italia contemporanea tra le più orrende, che solo a distanza di oltre 60 anni è uscita dall’oblio quando, esattamente nel 2004, il Parlamento ha approvato la “Legge Menia” (dal nome del deputato triestino Roberto Menia, che l’aveva proposta) sull’istituzione del “Giorno del Ricordo”, che si tiene il 10 febbraio.
Di quella vicenda storica si torna adesso a parlare grazie agli esiti di una ricerca effettuata dall’associazione culturale “Locri Patria Nostra”, presieduta da Giovanni Scarfò.
In questi giorni, infatti, l’associazione ha individuato alcuni cittadini di Locri che, insieme a oltre 100 cittadini calabresi, sarebbero tra i “Martiri delle Foibe”. Si tratta di una notizia di alto valore storico collegata alla triste pagina dell’eccidio di migliaia di cittadini italiani, che la città di Locri ha già ricordato con l’intitolazione di una strada.
La vicenda, per come ci viene rappresentata da Rosario Scarfò, responsabile del progetto culturale “Novecento Locrese”, prende avvio dall’arrivo al Comune di Locri di una comunicazione, da parte del Presidente dell’Unione degli Istriani – Libera Provincia dell’Istria in esilio, mediante la quale si comunicava la probabilità che tra i martiri delle Foibe vi fosse un cittadino italiano nato a Locri. Il Sindaco Giovanni Calabrese ha contattato i responsabili del locale circolo culturale “Locri Patria Nostra” che immediatamente hanno iniziato l’analisi dei dati.
«Dalla ricerca è emerso che, a oggi – sottolinea Rosario Scarfò, – in quei tragici e cruenti eventi, oltre 100 cittadini calabresi siano tra gli elenchi delle persone probabilmente trucidate o forzosamente deportate in quelle tragiche giornate.
«Nel corso dello studio dei documenti si è ritenuto di aver individuato «in particolare, quali nati a Locri: Federico Fissore, qualificato come “milite”, nato il 13/5/1917, già domiciliato in via Aspromonte, figlio di Amedeo e di Satira Vincenza. Aurelio Cosmano, qualificato come “Sergente Maggiore”, nato il 23/01/1923, figlio del Cavaliere Angelo Cosmano e della signora Pietropaolo. Alberto Rosmarino, qualificato come “Civile”, nato il 13/10/1926, figlio di Francesco e di Anna Arcidiacono, già domiciliato in via Timeo nº 52. L’iniziale ricerca, in effetti, con qualche dato contrastante rispetto alla ricostruzione storica effettuata dall’associazione degli esuli istriani - ad esempio a noi risulta che il figlio del Cavalier Cosmano, effettivamente emigrato nel Triestino, sia morto nell’agosto del 1982 - ha dato il modo di comprendere, ferme restando le indispensabili verifiche anagrafiche, come si siano ritrovati coinvolti nei detti tragici momenti ed eventi cittadini di Siderno (Pietro Albanese, Bersagliere), di Bianco (Paolo Bono, Soldato), di Stignano (Giuseppe Bradamante, Guardia della Polizia di Stato e Giovanni Ghedina, Milite), di Platì (Giuseppe Caruso, Sergente), di Ferruzzano (Pietro Fazzari, Bersagliere), di Roccella Jonica (Gaetano Lombardo, Brigadiere), di Africo (Carlo Maffei, Sergente), di Ardore (Filippo Polito, Guardia della Polizia di Stato) e di Benestare (Antonio Zito, Finanziere), contribuendo con il loro sangue e con il loro sacrificio al processo di successiva pacificazione tra i popoli seguente agli eventi bellici.»
«Sarà cura della nostra associazione culturale – conclude Rosario Scarfò - approfondire quegli episodi e ricercare generalità e storie specifiche, disponendo già comunque di una serie di dati,  potendosi giungere per ora alla conclusione che si  tratta - pacificamente - di martiri calabresi per l’Italia e, quindi, poter ricostruire ragioni e motivi della loro presenza in quelle terre, come nel giusto spirito della nostra tradizione, spunti e argomentazioni validi per la comprensione degli eventi di rilievo storico riguardanti il nostro territorio. Si ringraziano i dipendenti comunali dell’area anagrafe per il sostegno.»

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