Un anno per dare lustro alla Pompei della Calabria

Dom, 12/07/2020 - 11:30

L’estate 2020 potrebbe essere il momento della svolta per la Villa Romana di Casignana. Questa settimana è infatti partito ufficialmente un programma di valorizzazione e promozione del sito che potrebbe costituire il salto di qualità promozionale tanto agognato dal sindaco Vito Crinò.
«Malgrado la Villa sia stata scoperta nel 1964 - ci spiega il primo cittadino - i lavori di scavo a singhiozzo condotti fino ai primi anni ’80 e poi dal 1998 a oggi hanno fatto sì che gran parte del sito sia ancora sepolto. Ritengo, inoltre, che in questi anni sia stato fatto solo il 3% del lavoro di promozione che il sito avrebbe meritato; per questo, quando sono stato spronato in merito dalla giornalista di Sky Manuela Iatì, mi sono subito attivato per cercare un vettore che migliorasse la situazione. La mia idea è ricaduta quasi subito sull’Università della Calabria che, con il suo Dipartimento di Beni Culturali, avrebbe potuto darci una grossa mano.»
Oggi, in effetti, sono proprio gli studenti del Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra dell’UniCal quelli che stanno lavorando sulla pulitura dei mosaici, una collaborazione resa possibile da una convenzione che permetterà ai laureandi in Restauro dei Beni Culturali di fare pratica sul campo, vivendo per un intero mese nel borgo di Casignana.
«Comune e Università hanno creato un piano pluriennale di restauro della Villa - ci spiega la professoressa Marianna Musella, che supervisiona le operazioni di restauro, - che per tre anni permetterà agli studenti di trascorrere un mese sul sito sperimentando le possibili problematiche che riscontreranno in fase lavorativa. Su indicazione di Alfredo Ruga, della Soprintendenza Archeologica, abbiamo cominciato con un intervento di manutenzione ordinaria e pulitura di uno dei mosaici già restaurati in precedenza, quello delle Nereidi, e adesso ci stiamo occupando di quello che fa parte del corridoio, che ha come scena principale il trionfo indiano di Dioniso. Le problematiche che abbiamo riscontrato sono quelle tradizionali di mosaici esposti in ambienti all’aperto, che hanno problemi di depositi superficiali, di distacco delle tessere dal piano originale o di alterazione della policromia dovuta al seppellimento. Stiamo eliminando i depositi con un’azione meccanica con bisturi e attraverso azioni chimiche di impacchi e chiusure strutturali che permetteranno alle tessere di non muoversi dagli apparati fisici originali.»
Un lavoro ovviamente certosino, che non consente di preparare un piano di azione e di fare previsioni su quanto si riuscirà a fare nel mese di permanenza.
«Sarà il mosaico a dirci quali sono le problematiche e i tempi di lavorazione - ci spiega la professoressa. - Ciò che facciamo serve a metterlo in luce e prepararlo a un successivo completamento di restauro.»
Un compito importantissimo, dunque, anzitutto perché permette ai ai ragazzi di formarsi a 360°, ma anche perché il dipartimento farà pubblicità al sito attraverso i suoi canali di comunicazione e la Villa potrà presentarsi meglio al pubblico in attesa dell’avvio di una nuova campagna di scavo.
«Una campagna in realtà già finanziata nel 2011 con 2,5 milioni - ci spiega il sindaco Crinò - che, a causa di un vizio burocratico, abbiamo rischiato di perdere. Ecco perché è stata importante la presenza del Vicepresidente della Regione Nino Spirlì alla conferenza stampa di presentazione del programma di restauro della scorsa settimana. Per tramite suo Catanzaro ci ha infatti assicurato che la convenzione sarà rinnovata, dato che l’interesse è quello di realizzare un sito attrezzato di ampio parcheggio, che possa vantare un anfiteatro e nel quale si possa osservare anche una ricostruzione quadridimensionale dell’antica Villa Romana. Se a questo aggiungiamo la messa in rete con il Polo Museale della Calabria il salto di qualità, che dovrebbe avvenire entro un anno, potrebbe essere davvero enorme.»
Un salto di qualità di cui la Villa ha bisogno come il pane, tanto più che di segreti e bellezze ne ha da vendere.
«È il complesso di mosaici più grande del Meridione - ci rivela Antonio Crinò - e ha incredibili somiglianze con Piazza Armerina. Anche se i mosaici non sono splendidi come a Roma, il sistema di riscaldamento qui è perfettamente conservato, come testimoniano anche le scansioni effettuate con il georadar, che ci hanno permesso di conoscere nel dettaglio ciò che ancora è da portare alla luce.»
La Villa, ci spiega Crinò, è stata sfortunata, non solo perché la sua scoperta nel ’64 è avvenuta in seguito alla rottura di un mosaico durante i lavori di scavo dell’acquedotto, ma anche perché è stata “tagliata” dal percorso della Ferrovia Jonica e della Statale 106. Ciò non è comunque in grado di sottrarre valore al sito, i cui 15 ettari di estensione affascinano tutti coloro che vengono a visitarlo e potrebbero essere facilmente inseriti in un percorso culturale che li colleghi al Naniglio, al Casino Macrì, ai palmenti del borgo superiore e, persino, al vicino Greco di Bianco.
«Oggi - continua Crinò - finalmente ci si sta rendendo conto che la Villa potrebbe avere ricadute importanti anche sui comuni vicini. Ma dobbiamo insistere sulla necessità di fare rete e sfruttare questo momento, il più propizio da almeno venti anni a questa parte per promuoverlo, rendendolo un vero e proprio fiore all’occhiello per l’intera Calabria.»
Ma la cosa più incredibile è che la Villa e il suo circondario restituiscono ancora reperti straordinari, come quelli trovati in spiaggia proprio la scorsa settimana dal vicesindaco Rocco Martinelli che, nei pressi di un muraglione oggi sommerso, ha trovato cocci di anfore e di tegole. «Ho immediatamente sentito Alfredo Ruga, della Soprintendenza - ci spiega Martinelli, - e, su sua indicazione, ho portato i pochi reperti che sono riuscito a trasportare a chi di competenza per un restauro e un’eventuale esposizione, che ci auguriamo possa avvenire direttamente nell’area museale che dovremmo riuscire a realizzare con i lavori di riqualificazione del sito.»
Un’area che non vediamo l’ora di scoprire e che ci auguriamo possa finalmente rendere giustizia alla piccola Pompei calabrese.

Autore: 
Jacopo Giuca
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