Un solo corvo di passaggio non è da tenere in considerazione

Dom, 22/03/2020 - 19:30

Nei momenti di spartiacque, nella storia di un territorio appare spesso un corvo. Un uccello che non è da considerarsi solo portatore di “malaugurio”, ma anche volatile che anticipa crisi. A tal proposito ricordo il racconto di un anziano calabrese che raccomandava ai giovani di stare attenti a quando canta il corvo, perché rappresentava, nell’immaginario di una società contadina, l’arrivo della siccità e della crisi agricola. Era quella un’allegoria specifica. Chiara. Era sintomo di un campanello di allarme a cui prestare attenzione. E i contadini ne prestavano molta. Anche se un corvo di passaggio rimaneva tale e quale. Solo e solitario. Quindi non era da tenere in considerazione.
Certo è che nella cronaca nera italiana c’è stato un corvo, quello che è volato su Palermo per molto tempo, che ha anticipato una crisi, quella dello Stato avvenuta nel 1992, con cadaveri eccellenti della lotta alla mafia.
Ogni territorio ha il suo spartiacque. Per la Locride è il 2005. L’anno horribilis che ancora oggi ci portiamo dietro alla cronaca nera e a quella giudiziaria. Uno spartiacque che ha lasciato il segno e che, ancora oggi, ha molti punti oscuri che chiedono un’attenzione particolare.
Di quegli anni c’è chi ha scritto molto, anticipando alcune delle possibili verità. Altre rimangono nascoste in stanze segrete da dove, a volte, si alza in volo un corvo.
Ma per come avveniva nella Calabria contadina, anche in quella del 2005-2020, un solo corvo di passaggio non è da tenere in considerazione. Specie se al corvo si sostituisce un’aquila.

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