Una decisione senza arte… né fede

Dom, 09/08/2020 - 10:00

La settimana non si è aperta nel migliore dei modi per la Diocesi di Locri-Gerace. Domenica sera, infatti, nel corso di una tavola rotonda tenutasi all’interno della Chiesa Concattedrale di Gerace, Monsignor Francesco Oliva ha annunciato la chiusura del Museo Diocesano per mancanza di fondi. Si tratta di uno smacco per l’intera comunità (non solo di fedeli), costretta ad assistere impotente alla fine di un sogno realizzato con grandi sforzi, eppure infrantosi dopo appena cinque anni. L’esborso economico per la piccola Diocesi, è stato affermato durante quell’incontro, sarebbe troppo ingente per valorizzare gli sforzi dei volontari che hanno tenuto aperti i battenti del Museo, che non si riescono più a sollevare in seguito al periodo di lockdown determinato dalla pandemia da Covid-19. E tanti saluti a un polo museale che andava ad arricchire ulteriormente la mai troppo valorizzata offerta del nostro comprensorio.
Ma, durante la medesima riunione di domenica, è stato fatto un altro annuncio ugualmente sconcertante: anche il progetto “Arte e Fede”, programma di promozione della conoscenza, del recupero, del restauro, della conservazione e della restituzione dei manufatti storico-artistici d’interesse religioso, diretto da Giuseppe Mantella e coordinato da don Fabrizio Cotardo e don Angelo Festa, tornerà nel “cassetto dei sogni” a causa della decisione della Regione Calabria di non finanziare il progetto. A rendere incomprensibile la decisione dell’Ente non solo il fatto che la scelta non sia stata giustificata in alcun modo, ma anche che si tratti del medesimo progetto che lo scorso anno si era classificato al 1º posto della graduatoria per le sovvenzioni. Monsignor Oliva non ha esitato a definire la decisione di Catanzaro una vera e propria discriminazione, tanto più che gli altri progetti di questo tipo hanno avuto il tanto agognato semaforo verde.
A beneficio di chi ritiene che la mancata accoglienza del progetto in questione arrechi danno solo al mondo sacro, è bene ricordare che “Arte e Fede” prevede il recupero del nostro patrimonio attraverso la collaborazione con la Pontificia Università Gregoriana, l’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Università di Trento, l’Università della Calabria e l’Università di Palermo, istituzioni accademiche che mettono a disposizione del territorio i propri esperti e, grazie a un programma di comunicazione istituzionale, fanno conoscere le bellezze della Locride al resto del Paese, contribuendo a migliorarne l’immagine. Si tratta dello stesso meccanismo, per intenderci, con il quale il sindaco Vito Antonio Crinò ha stipulato un contratto con l’UNICAL per il restauro di alcune sezioni della Villa Romana di Casignana, dove studenti e accademici hanno avuto la possibilità di conoscere un sito di interesse nazionale e lo stesso bene archeologico è rimbalzato per un mese su tutti i social e i siti di competenza dell’Università.
Proprio per questa ragione, il progetto “Arte e Fede” richiede fonti statali e non si tiri in ballo la storia che i fondi risparmiati per il progetto potrebbero tornare utile per iniettare fondi in altri ambiti (sanità, infrastrutture e, chi più ne ha, più ne metta) perché, come ben sa chi ha una anche solo una vaga infarinatura del funzionamento della Cosa Pubblica, i fondi statali vengono erogati per settori e, se non utilizzati nell’ambito di competenza, tornano a Roma, dove saranno distribuiti ad altri Enti.
Ciliegina su questa torta farcita di sconcerto e rabbia e glassata di frustrazione è sicuramente il silenzio degli Enti Locali. Alle parole del vescovo, infatti, ha fatto da cassa di risonanza il solo sindaco di Gerace Giuseppe Pezzimenti, sul cui territorio comunale si trova la sede del Museo Diocesano, che ha annunciato battaglia e tirato in ballo le promesse del vicepresidente Nino Spirlì (con l’auspicio che non si rivelino “da marinaio”). Eppure, anche solo per il semplice fatto che la Diocesi sia di Locri-Gerace, ci saremmo aspettati la battuta di almeno un altro primo cittadino e, magari, anche di chi si occupa di beni culturali in seno al Comitato dei sindaci della Locride (e, se non andiamo errati, ci riferiamo addirittura alla medesima persona).
Invece l’argomento continua a essere ammantato di istituzionale silenzio.
Di un doloroso istituzionale silenzio.

Autore: 
Jacopo Giuca
Rubrica: 
Tags: 

Notizie correlate