Una sera a Reggio con Nicola Zitara con le Memorie di quand'ero italiano dentro il cuore

Mar, 16/04/2013 - 16:49

La presentazione alla libreria Culture di Reggio Calabria, lunedì 8 aprile, del romanzo  storico di Nicola Zitara Memorie di quand’ero italiano, già stampato nel 1994 dallo stesso Zitara, che si definiva “editore di se stesso, ora ripubblicato con fausto coraggio da Franco Arcidiaco, direttore delle Edizioni Città del Sole, è stata per il professore Pasquino Crupi l’occasione per fare un bilancio della propria attività politica e di studioso senza risparmiarsi qualche autocritica. Crupi ha definito Nicola Zitara un innovatore nel campo del meridionalismo creativo di Villari, Ciccotti, Nitti, Fortunato, Sturzo, Gramsci, Salvemini,  Dorso e Croce che ebbero tutti un’idea nuova della Questione meridionale. E tutti si  mosero dentro il quadro dell’unità di Italia. Per Zitara, il quasi ultimo Zitara, l’idea nuova è il meridionalismo separtaista,  la salvezza del Mezzogiorno si chiama separatismo. Secondo Crupi, Nicola Zitara avrebbe maturato questa soluzione per disperazione, constatando l’impossibilità per il Sud di emanciparsi all’interno dello stato unitario. La professoressa Mila Lucisano ha confermato questa tesi leggendo un passo molto toccante del libro in cui Zitara ricorda il coraggioso tentativo che fecero molti meridionali come lui, negli anni 60 del secolo scorso, per creare una borghesia imprenditrice. Abbandonati dallo stato, penalizzati dalle banche e ostacolati dai capitalisti del Nord, i meridionali videro naufragare miseramente il sogno di un Sud industriale. Valerio Castronovo, recensendo il saggio di Francesco Barbagallo La questione italiana. Il Nord e il Sud dal 1860 a oggi edito da Laterza, segnala con forza questo punto: “E’ quindi essenziale, in primo luogo, sfatare la leggenda di un sud irredimibile. Il Mezzogiorno conobbe, tra gli anni 60 e il 1973, una fase di notevole fervore: tanto da risultare l’area più dinamica, in termini di produzione manifatturiera e occupazione, insieme alle regioni emergenti del Nord-est e del Centro. E avrebbe proseguito su questa strada se a bloccarlo non fosse stata, dapprima la stagflazione e poi, a distorcerne il percorso, non fosse prevalsa una politica clientelistico-assistenziale”.  Non è stato questo il percorso di Mila Lucisano, assai brava, che, liberando il libro dal meridionalismo, con sagace attenzione letteraria ha passato in rassegna i personaggi di Memorie di quand’ero italiano, una galleria molto colorita, che parte dall’istruttore dei balilla che aveva il compito di formare i futuri eroi della patria, e prosegue con gli imprenditori agricoli del Sud che attraverso i loro risparmi e le tasse sulle loro rendite impiegati soprattutto al Nord. formarono più volte il capitale necessario al decollo industriale di quel territorio.
In polemica con il prefatore del volume Carlo Beneduci, che considera il testo di Zitara un saggio travestito da romanzo, Crupi sostiene che si tratta sicuramente di un romanzo storico e più precisamente di un romanzo economico da associare per alcuni aspetti a I Promessi sposi. Crupi ha poi denunciato la censura del soviet supremo del giornalismo italiano  degli intellettuali come Zitara  che non fanno del Meridione un territorio barbaro e non  convergono sulla Questione meridionale come questione criminale.
 Franco Arcidiaco ha sottolineato l’importanza di pubblicare i testi di intellettuali fuori dal coro come Nicola Zitara, di cui Città del Sole aveva già  pubblicato Negare la negazione quando ancora la casa editrice muoveva i primi passi. La professoressa Antonia Capria, vedova Zitara, con grande piglio che consacra la sua giovinezza mentale, ha ricordato il travagliato percorso condiviso insieme al marito, in particolare il fecondo periodo di collaborazione con i «Quaderni calabresi»,  che si interruppe a causa di incomprensioni verso la svolta separatista che stava maturando nel pensiero dell’intellettuale calabrese.
Molto interessante il dibattito. Che ne è seguito, e qui si segnala l’intervento di Ivano Verduci che ha fatto notare come la questione meridionale nasce con l’unità d’Italia e che prima il Regno di Napoli era la nazione più industrializzata e popolosa della penisola. Occorre aggiungere che anche l’emigrazione ha inizio nel meridione alcuni anni dopo l’unità, prima interessava unicamente gli stati del nord Italia. Quello che forse sarebbe dovuto emergere- ma non è stato detto nel pomeriggio trascorso presso la libreria Culture di Reggio Calabria-  è che il nord Italia al momento dell’unificazione aveva maggiori problemi del Sud e che, malgrado l’immediata volontà di penalizzare il meridione destinandolo ad area di consumo, passarono alcuni anni prima che si formasse il divario nord e sud che perdura, aggravandosi, fino ai nostri giorni. Il governo italiano, mentre aumentava le tasse, introduceva la leva obbligatoria e prolungata, chiudeva le aziende del Sud facendo mancare loro gli ordinativi e concentrava la spesa pubblica nel nord, con la complicità di alcuni politici e intellettuali inventò allo stesso tempo la “questione meridionale” inviando in Basilicata e in altre regioni del sud delle commissioni parlamentari che studiando una piccola parte di territorio, attribuirono ai contratti agrari o a una presunta arretratezza secolare i guasti prodotti dalla politica governativa unitaria, unica e consapevole responsabile del disastro meridionale.

Autore: 
Giuseppe Gangemi
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