Una storia: Giuseppe Zangara dalla Locride all'America per uccidere Roosevelt

Ven, 21/12/2012 - 20:01
Una storia: Giuseppe Zangara dalla Locride all'America per uccidere Roosevelt

“Neanche un fotografo di merda, a vedere gli occhi di un anarchico che muore. Attacca i fili boia, questa frittura falla in fretta che voglio tornare a casa”. Quanto gli mancava la sua terra, i boschi di querce e lecci dietro a Ferruzzano, quel mare di smeraldo che lo salutava, all’uscita di casa, a ogni alba. Il profumo delle ginestre a primavera, l’odore del mosto che dopo la vendemmia faceva le bolle dentro i tini, le grida felici della mietitura. Tutta la sua vita era stata una mancanza, sua madre l’aveva mollato per il cielo che aveva solo due anni e lui quel cielo perennemente azzurro l’aveva sempre odiato. La scuola l’aveva mollato, mandandolo nei campi dopo due mesi. E dopo trentatré anni l’avrebbe mollato la vita, e lui il supplizio della sedia elettrica lo voleva affrontare con più gioia di Nostro Signore. Non aveva paura di morire, solo non gli andava giù di farlo senza un giornalista che raccontasse del suo coraggio, per questo incitava il boia a fare in fretta. E non gli andava giù di averlo fallito il suo obiettivo.
Quella stupida calibro trentotto a canna lunga non li valeva neanche i suoi otto dollari. Lei aveva sbagliato mira, e invece di ammazzare F.D. Roosevelt, ammazzò Anton Cermak, il sindaco di Chicago. E nessuno ora avrebbe potuto dire se il mondo sarebbe cambiato senza quel presidente americano. E l’anarchia di cui Giuseppe era figlio non avrebbe mutato le sorti del mondo.
Gli era mancato il colpo giusto, come in tutta la sua vita sempre qualcosa di importante gli era fuggita via al momento opportuno. Così si sforzava, non avrebbe voluto morire, avrebbe semplicemente voluto tornare a casa a Ferruzzano, ma era tardi ormai e questa volta il coraggio non doveva abbandonarlo. Lo tenne stretto, lo prese fra i denti. Ecco come muore un anarchico disse al boia che per pochi dollari lo avrebbe fritto. Lui strinse gli occhi, e in un attimo tornò a Ferruzzano.

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LE CHEVALIER
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