Usura e disperazione

Sab, 01/04/2017 - 11:00
Giudiziaria

La morsa dell’usura è una piaga talvolta poco visibile che colpisce la società locale. Spesso si collega con ambienti vicini o contingui alla criminalità organizzata. Si rischia di cadere nelle grinfie degli aguzzini per un debito di poche migliaia di euro, per poi cadere nella disperazione più totale. Un assegno, generalmente con la percentuale di interessi già inserita, con un prestito di mille a fronte di un titolo di credito a garanzia di mille e duecento euro, che alla scadenza, se non coperto, apre le porte dell’inferno dell’usura che porta alla fine del debitore e, spesso, anche della propria famiglia, costretta ad onorare il dovuto che, pur attraverso un paino di rientro concordato in realtà non sarà mai completamente estinto.
Nei giorni scorsi il gup di Reggio Calabria ha rinviato a giudizio ben 37 imputati del procedimento penale denominato “Tipografic”, o anche “Acero bis” e persino “Millepiedi”.
Dopo quello “Sharks” e “Bacinella” è in terzo maxi processo che investe la Locride con riferimento, in particolare, reati di usura ed esercizio abusivo del credito contestati dalla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, a seguito delle indagini poste in essere dagli investigatori locali, che siano carabinieri, polizia o guardia di finanza.
L’indagine “Tipografic” le mosse da una iniziale denuncia presentata presso gli uffici del Gruppo Guardia di Finanza di Locri – Nucleo Operativo nel marzo del 2013, arricchita di elementi
documentali nelle escussioni avvenute successivamente, da parte di un imprenditore di Gioiosa Jonico operante nel settore tipografico, il quale ha delineato una complessa attività di usura posta in essere ai suoi danni da più soggetti appartenenti e/o vicini ad alcune cosche di ‘ndrangheta operanti nei Comuni di Gioiosa Jonica e di Siderno.
In particolare, nel lasso temporale che va dai primi mesi dell’anno 2009 sino alla data di presentazione della denuncia, il denunciante è stato costretto, per far fronte inizialmente alle spese inerenti la sua attività commerciale e successivamente anche per pagare gli interessi usurari, a ricorrere più volte a soggetti referenti di cosche i quali, applicando interessi oscillanti tra il 2% ed il 15% mensile, gli hanno prestato complessivamente una cifra pari a circa 600.000,00 euro.
Con una Consulenza Tecnica d’Ufficio si è potuto accertare che le operazioni di finanziamento descritte dal denunciante sono state operate con tassi di interesse oscillanti tra il 43,25% ed il 461,63% annuale.
Il quadro generale che è emerso ha portato gli inquirenti ad affermare che l’attività usuraria posta in essere da più persone ai danni del denunciante è legata da un comune fattore criminale: la gestione dell’illecita attività da parte di cosche di ‘ndrangheta operanti nei comuni di Gioiosa Jonica, Marina di Gioiosa Jonica, Grotteria e Siderno. Molti dei soggetti, infatti, sono direttamente affiliati a famiglie di ‘ndrangheta operanti in quei comuni o ad esse legati da forti vincoli.
Le intercettazioni telefoniche ed ambientali disposte dall’Ufficio Distrettuale avrebbero consentito di raccogliere numerosi e decisivi riscontri al narrato del denunciante, nonché di far emergere il desolante quadro del generalizzato esercizio abusivo del credito (presupposto dei reati di usura accertati e si ritiene di numerosi altri meritevoli di successivi approfondimenti investigativi) che si è potuto accertare all’esito delle investigazioni condotte nell’ambito di questa maxinchiesta.

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