Viaggio nelle Mesopotamia della Locride

Dom, 12/07/2020 - 11:00

Ho fatto un viaggio nella Mesopotamia della Locride. Sembra incredibile, ma esiste un posto, in questo territorio, che, in passato, veniva indicato con questo nome che dobbiamo ai Greci, che nel corso dei secoli lo hanno vissuto per molto tempo, per poi condividerlo con i Romani. Mentre la storia e le migrazioni si sono succedute nel corso del tempo, molto di quel passato è andato disperso e, a volte, affiora dopo un’alluvione, come nel caso di alcune tombe rinvenute circa sei anni fa in una località che si chiama “Serro dei Morti”. Una località che si trova tra i Comuni di Benestare e Careri. Meglio ancora si trova tra la Fiumara Careri e la Fiumara Bonamico. È questa la Mesopotamia della Locride, che ho scoperto grazie all’architetto Attilio Varacalli, presidente dell’Associazione “HistoriCal”, che mi ha fatto conoscere un posto sperduto nella memoria del passato, ma che rappresenta uno snodo importante per la storia della Locride.
Mercoledì mattina c’è una leggera brezza che mi accarezza il viso mentre attendo l’arrivo di Attilio nei pressi della Statale 106. Abbiamo un appuntamento per visitare il sito dove cinque anni addietro sono state rinvenute delle tombe risalenti al IV secolo a.C., in età “Classica”. Attilio è puntuale. Insieme a lui arrivano la madre Maria Varacalli, docente a Locri, e altri ragazzi che fanno parte dell’Associazione “HistoriCal” che, negli anni, ha iniziato un percorso di promozione culturale del patrimonio architettonico, archeologico e paesaggistico della Calabria, in particolare della Locride. Arrivano anche Sara Bini, archeologa, e Carlo Scuderi, architetto, entrambi sono funzionari della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Reggio Calabria e la Provincia di Vibo Valentia.
Mentre iniziamo il viaggio per raggiungere la località “Serro dei Morti” Attilio mi chiede: «Vorresti andare a lavorare in Mesopotamia?» Lo guardo incuriosito. L’architetto-presidente prosegue: «Eppure stiamo andando in una località che in passato veniva chiamata proprio Mesopotamia.»
Tutti conoscono il significato di Mesopotamia, che è quello di “terra tra due fiumi”, e lo associano a quel territorio che dall’Altopiano iranico raggiunge il Mediterraneo ed è compreso tra i corsi dei fiumi Tigri ed Eufrate. Che non hanno la medesima portata storica né della fiumara Bonamico né della fiumara Careri. Eppure, poco distante da “Serro dei Morti”, c’è una frazione che si chiama “Esopo”, che richiama alla mente il nome del favolista greco vissuto intorno al VI secolo a.C. in Grecia.
Ritorna il passato quando pensi che San Luca si chiamava Potamia, e che i natali di Samo risalgono al 492 a.C., quando venne fondata in una zona in cui si trova anche Precacore, borgo da visitare insieme ad altri luoghi che ricadono su quell’area che si apre dall’Aspromonte e raggiunge il Mar Jonio proprio dove sorge maestosa la “Villa Romana” di Casignana.
Giunti a “Serro dei Morti”, camminando lungo il “Vallone” in cui sono state rinvenute le tombe, con oggetti di varia natura, scopro che i reperti lì rinvenuti a sono custoditi al Museo di Reggio Calabria e non sono ancora visibili. Un peccato, speriamo che la politica riesca a farli ritornare nella Locride per poterli visitare quanto meno al Polo Museale di Locri.
Lungo il cammino per visitare i luoghi del ritrovamento, avvenuto anche grazie a un privato del posto che ha sollecitato gli organi competenti interessando i Carabinieri, rischi di imbatterti in detriti di ogni genere. Da un lato ritrovi l’incuria della “modernità”, dall’altro rischi di calpestare pezzi di embrice, un tipo di tegola di forma rettangolare usata nelle coperture del passato, quelle visibili allora, che oggi hanno lasciato spazio a distese di alberi di ulivo, in una zona in cui verosimilmente si trovavano insediamenti di contadini e pastori.
Mi raccontano di tanti luoghi che possono contenere resti archeologici che sono monitorati. Ma mancano i soldi per fare delle campagne di scavi ad ampio raggio d’azione. Forse, con una strategia di maggiore impatto nell’archeologia, potrebbero venire fuori tante altre novità nascoste sotto i terreni della Locride.
Attilio e gli altri hanno proseguito il viaggio per raggiungere un’altra località interessante, detta “Castrum”, un nome che questa volta ci porta a immaginare l’età Romana. Un’epoca, questa, ancora tutta da scoprire, anche attraverso un percorso, quello dei palmenti incavati nelle rocce, che testimonia come la nostra terra, per tanto tempo, sia stata la cantina dell’Impero Romano oltre ad aver donato alberi per costruirne la flotta che ha veleggiato nel Mediterraneo per secoli.
È partendo da questi posti, alcuni poco conosciuti, che possiamo valorizzare il nostro territorio, che spesso si promuove da solo per ciò che rappresenta nella storia e nel mondo.

Autore: 
Rocco Muscari
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