Walter Pedullà: “Sento l’obbligo di contribuire alla rinascita della Calabria”

Dom, 07/06/2020 - 12:00

Credo che uno degli errori più frequenti sia quello di pensare che il meglio sia dietro di noi. Guardando al passato con nostalgia, infatti, rischiamo di farci scivolare addosso la bellezza del presente. Pertanto, penso sia necessario raccontare di chi oggi, con determinazione e cultura, riesce a valorizzare la nostra terra. Questa settimana ho avuto la gradita possibilità di intervistare Walter Pedullà, nato a Siderno il 10 ottobre 1930 e maggior critico letterario del secondo ‘900, allievo di Giacomo Debenedetti, per 50 anni docente di Letteratura Moderna e Contemporanea all’Università “La Sapienza” di Roma. È stato anche Presidente della Rai e del Teatro di Roma, è professore emerito, giornalista professionista, direttore e fondatore delle prestigiose riviste “L’illuminato”e “Il caffè illustrato”.
Quali sono i ricordi più belli che riguardano Siderno?
La vita di tutti i giorni, il mare, le montagne e gli amici. Potrei parlare di Siderno per ore, tanti sono i ricordi che si affacciano nella mia mente.
Suo fratello Gesumino ha influenzato la sua passione per lo studio?
Mio fratello era una leggenda, un modello irraggiungibile per tutti e naturalmente anche per me, per il quale è stato un secondo padre, attento alla mia formazione e ai libri che leggevo. Da lui ho appreso che si possa fare grande cultura in modo semplice, per esempio ascoltando una canzone popolare, da cui è possibile apprendere i suoni espressi da un popolo. La sua perdita è stata molto dolorosa per tutta la famiglia.
Qual è stato l’insegnamento più importante ricevuto dal suo maestro Giacomo Debenedetti?
Mi ha insegnato il modo di interpretare il libro per renderlo attuale. Riuscendo così a creare con Pascoli o Svevo una sintonia profonda, trasformandoli in autori moderni.
Lei è direttore e ideatore della collana “Cento libri per mille anni”, che contiene più di mille autori e più di cinquecento opere. Secondo lei, esiste un poeta o un movimento letterario che è riuscito a incidere più di altri nella società?
Penso che Foscolo, Leopardi e Manzoni abbiano pesato molto nella società e in maniera positiva e che hanno avuto molti imitatori. D’Annunzio, invece, lo è stato in forma negativa, non certo per la sua attività poetica, ma per il suo essere un fascista.
Tra gli scrittori calabresi chi ha suscitato di più il suo interesse?
Parecchi. Penso a Corrado Alvaro, uno dei più importanti scrittori del ‘900, a Saverio Strati mio compagno di studi, a Mario La Cava, persona ironica, cortese, affettuosa, ma mai sarcastica, ci riforniva di libri che noi non avevamo la possibilità di comprare. Tra gli scrittori attuali Carmine Abate, Mimmo Gangemi, Seminara, che tutti dimenticano. Ritengo che ogni scrittore dovrebbe essere unico, avere un proprio stile, inventarsi senza imitare lo stile di chi lo ha preceduto.
Cosa le ha dato, a livello umano, il rapporto con i suoi allievi?
Ho adorato fare lezione per mezzo secolo, sono diventato amico dei miei allievi, con i quali ho stabilito un rapporto alla pari, curioso di conoscere il pensiero delle nuove generazioni. Non ho mai voluto avere la fama del professore che terrorizza i suoi alunni, ma ho sempre voluto andare loro incontro, capire la vera motivazione del loro non sapere. Soprattutto, ho sempre cercato di incuriosirli in modo da motivarli a studiare.
Oggi si ha la sensazione che il mondo stia andando alla deriva dal punto di vista sociale, culturale e politico. Cosa pensa al riguardo?
Non è la prima volta che il mondo si trova in situazioni del genere, tuttavia siamo sempre riusciti a riprenderci. Quello che sembra il fondo è sempre l’inizio della ripresa. Ritengo sia necessario partecipare alle grandi battaglie della vita, che non si debba mai tirarsi indietro, è più auspicabile avere una proiezione verso l’assoluto, piuttosto che vivere alla giornata.
Crede sia racchiusa nella cultura la chiave per la rinascita della nostra Calabria?
Si, è ancora una via di uscita, studiare per avere la possibilità di inserirsi, non solo in Italia, ma anche in Europa. Io, in veste di intellettuale ho l’obbligo di cercare una via d’ uscita.

Autore: 
Rosalba Topini
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