Zungri, la piccola Matera di Calabria

Lun, 02/12/2019 - 17:40
A spasso per la Calabria

Esiste un posto in Calabria che è la prova lampante di come l'opera dell'uomo possa essere realizzata in perfetta armonia con l'ambiente circostante. Si tratta di Zungri in provincia di Vibo Valentia, un paesino che qualcuno ha definito la "Matera di Calabria" o anche "la Cappadocia di Calabria". "Qui - scrive l’archeologo Francesco Cuteri - la mano esperta dell’uomo, munitasi di scalpelli e di picconi a doppia punta, ha saputo immaginare e realizzare ambienti, percorsi, servizi in cui, non di rado, è stata raggiunta la perfezione tecnica e funzionale. Qui l’uomo, forse più che altrove, ha saputo, con ingegno, misurarsi costantemente con la natura e ha ponderato, con grande esperienza, ogni attività". Parecchie fonti raccontano che questo luogo fosse popolato fin dall’epoca preistorica, così come numerosi sono stati i ritrovamenti di età greca e romana. Ma pare sia nel Medioevo che Zungri abbia iniziato a formarsi, con l’arrivo di un gruppo di monaci basiliani in fuga dall’Oriente che, per sfuggire alle incursioni arabe sulle coste, preferirono insediarsi in un territorio interno e meno esposto. Iniziarono così a terrazzare la montagna e scavare nella roccia le loro abitazioni, i ricoveri per gli animali e i depositi per il cibo.
A "scoprire" il sito archeologico di Zungri è stato, nel 1983, Achille Solano, allora direttore del Museo Archeologico di Nicotera, che è riuscito a darne la giusta collocazione storico-culturale.
Gli abitanti del luogo, che conoscevano il sito e utilizzavano le grotte - definite Grutti di Sbariati (degli "sbandati") - come depositi di derrate agricole, non immaginavano si trattasse di un patrimonio di così immenso valore.
L'insediamento Rupestre degli Sbariati, articolato su più livelli, per un totale di circa 3000 mq, comprende un nucleo centrale con una quarantina di case-grotte e un centinaio di grotte-satelliti sparse lungo il costone roccioso in località Fossi. Il nucleo centrale è attraversato da una scalinata tagliata nella roccia con una canaletta funzionale alla raccolta delle acque; oltre alle abitazioni dalla forma circolare, quadrata o rettangolare, realizzate anche su più piani, sono presenti quelli che un tempo furono laboratori artigianali, stalle, depositi, forni e palmenti. Un'atmosfera magica si respira tra i cunicoli, le scalette e le sorgenti naturali di questo straordinario gioiello che, grazie a un recupero eccellente, ci permette di vivere oggi a distanza di parecchi secoli la silenziosa quotidianità di civiltà così lontane da noi.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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