È nato un mostro

Dom, 20/11/2016 - 09:08

Sta nascendo un mostro a cui hanno messo un nome: città metropolitana!
Nessuno sa bene di che si tratti neanche gli addetti ai lavori. I più dicono che è nata una brutta creatura concepita in vitro e nata senza storia, senza anima, senza genitori, senza identità.
I primi vagiti sono stati ululati e l’unica cosa che si intravede è che è stata pensata per tagliare il già debole cordone ombelicale tra il popolo e le Istituzioni.
E infatti il primo atto del “nuovo” ente si è concretizzato con la distribuzione a pioggia di fondi senza alcuna programmazione o logica strategica. Dimostrazione lampante che il “nuovo” è nato vecchio e ha già la barba ispida e bianca!
In questi giorni si sta discutendo lo Statuto. Concepito nelle stanze buie di qualche studio reggino e adattabile tanto a Torino che a Bologna e quindi calato a Reggio Calabria.
Non si è tenuto conto che Bologna, per esempio, è un naturale baricentro che calamita tutti i paesi del circondario tanto da creare un autentico territorio metropolitano che si fonda sulla produzione, sulla ricerca, sugli studi, sulle comunicazioni, sul commercio e sul turismo.
Reggio è l’ex capoluogo ed è certamente una città che sentiamo nostra e a cui ci lega una storia antica. Altra cosa sono la burocrazia diffusa e i voraci ceti parassitari che, storicamente, hanno avuto in mano le leve del comando della città e hanno taglieggiato il lavoro e i diritti altrui. In questa ottica, Reggio è stata sede di un potere ammalato e dispotico che, nonostante tutto, è ancora vigoroso e in grado di imporre una rovinosa continuità. In questo clima di falso riformismo, qualcuno ha avuto la brillante idea di imporci un abito che, come nella antica favola, ci dicono sia tessuto con filamenti di sole e di luna.
In verità il re è nudo ma nessuno lo può dire per non essere accusato di essere stolto.
La città metropolitana è una bufala così come lo è stata la “Grande Reggio” inventata dal fascismo per gratificare la frustrata borghesia reggina.
Certo, qualcuno si riempirà la bocca anteponendo al nome di ogni singolo paese il titolo di “città metropolitana” e ciò mi ricorda quei napoletani che, pur vivendo nella miseria più nera, vanno fieri del “don” che precede il loro nome. Noi, non abbiamo bisogno del “don” ma di cambiare la realtà e non in peggio!
La Costituzione, che non è stata concepita da dilettanti ma dai Padri Costituenti, aveva voluto le “Province” elette a suffragio universale dall’intero corpo elettorale della città capoluogo e della sua provincia.
Adesso il sindaco metropolitano coinciderà con il sindaco di Reggio Calabria e i cittadini non eleggeranno più i propri rappresentanti. Non mi sembra azzardato affermare che la democrazia è stata oggettivamente ferita a esclusivo vantaggio del ceto politico e della burocrazia cittadina. Nel governo della città metropolitana, nonostante le belle parole, tutto il potere è riservato ad alcuni addetti ai lavori e alla peggiore burocrazia.
Provate a leggere lo Statuto. Il linguaggio dove non è scontato ai limiti del banale è volutamente generico! Si dice tanto per non dire nulla!
Il “sindaco metropolitano” nomina il vice sindaco e infatti già oggi possiamo intravedere ciò che succederà domani: sindaco e vicesindaco sono espressione di una unica realtà! Lo diciamo senza nulla togliere al valore delle singole persone.
Si intravede la direzione di marcia, per esempio, nei giorni scorsi, si sono stanziati cento milioni per la metropolitana di Reggio! È la stessa logica con cui in passato si è realizzato il famoso tapis roulant. Opere di regime che non producono sviluppo e men che mai sana occupazione.
L’ampolloso termine “città metropolitana” svanisce tra le brume del nulla e, da oggi in poi, ogni paese della nostra ex provincia sarà ancora più solo!
La Locride sarà più marginale che mai!
La “città metropolitana” sarà sequestrata sostanzialmente dalla borghesia parassitaria reggina e trasformata in territorio di caccia per conquistare consenso e produrre sottosviluppo. I “Partiti” di carta aggravano la situazione e sfornano “dirigenti” che sono espressione del clientelismo organizzato e così si va avverando il sogno di coloro che volevano “Reggio Capoluogo” perché avrebbero potuto disporre di migliaia di posti nella burocrazia regionale.
Vorrei sbagliarmi ma il rapporto Locride-città metropolitana sarà di scontata subalternità ai limiti dei patti colonici.
Il fatto che né i “partiti”, né i rappresentanti del mondo politico abbiano avuto nulla da dire su quanto finora si è fatto la dice lunga sulla “città” che si intende costruire!
Che fare?
Di certo non una stupida lotta di campanile o di comprensori.
Il nostro nemico non è Reggio bensì il crogiolo di interessi e di forze che dalla città si estende in tutto il territorio e contro questa testa ammalata e verminosa bisogna battersi.
Mi sembra che l’associazione dei Comuni della Locride stia passando da uno stato comatoso al progressivo disfacimento del cadavere. Anzi le singole intelligenze si perdono nella morta gora di un'associazione inesistente.
Eppure non si può subire!
Occorre agire subito, chiamando a raccolta tutte le forze sane, vive e produttive che si possono e si vogliono spendere per questo territorio.
Bisogna farlo oggi, perché domani potrebbe essere già troppo tardi!

Autore: 
Ilario Ammendolia
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