‘Ndrangheta e gestione degli appalti pubblici

Sab, 14/02/2015 - 11:47
Giudiziaria

Con l’affermazione della lista appoggiata, un clan della Locride avrebbe condizionato dall’interno la nuova amministrazione comunale. Parte dei nuovi amministratori, a loro volta, si erano messi in moto e “chi” aveva appoggiato quella lista elettorale da subito cercava di raggiungere precisi obiettivi, per come si evince dalle conversazioni ambientali registrate dagli investigatori.
In un ufficio di una ditta, un soggetto racconta di essere andato presso la sede di Caulonia di un’altra ditta al fine di lasciare il proprio biglietto da visita e far capire che, se dovevano eseguire lavori in quel comprensorio, si sarebbero dovuti rivolgere a loro. Nella medesima circostanza, il titolare della ditta cauloniese, che ben conosceva le famiglie della zona e la dovuta “tassa ambientale” da corrispondere in caso di lavori da eseguire in quella porzione di territorio, aveva chiesto al messaggero quale famiglia rappresentasse, facendo chiaramente capire, per quanto dallo stesso riportato, che la “mazzetta” doveva essere corrisposta a una di queste due famiglie.
D: Gli ho lasciato il bigliettino… lui mi ha detto… vai a prendertelo, che non è un lavoro!! Dice A… oppure M… gli ho detto io… ma perché eri in galera… non perché… io ti dico le cose come sono… non credere che c’è altro…
Dopo aver ascoltato quanto il messaggero doveva riferirgli quasi a titolo di scuse, il rampollo di una cosca di ‘ndrangheta, ritornata in auge dopo l’affermazione della “loro lista”, pronunciava delle frasi che facevano ampiamente capire quale fosse la reale situazione nel paese in cui, fino a poco tempo prima, un altro gruppo non aveva lasciato spazio alcuno alle altre ditte i cui titolari erano appartenenti alla contrapposta cosca. Con la vittoria delle elezioni, ottenuta anche grazie alla prepotenza dei giovani rampolli della famiglia, i clan, forti della gestione occulta dell’intera amministrazione comunale, riuscivano finalmente a tenere testa alla famiglia avversa.
Il giovane rampollo, dopo l’insediamento della nuova giunta comunale, aveva infatti incontrato il padrino avverso al quale aveva chiaramente detto che da quel momento in poi, i lavori da eseguire nel loro territorio dovevano essere divisi tra le due famiglie. 
Voce 1: Ascolta a me… quando ho parlato… quando ho parlato con Ro… no… io glielo avevo detto chiaro a lui… ascoltami… gli ho detto io… vedi che ora… gli ho detto io… di quanti lavori ci sono alla Marina… gli ho detto io… non pensare che fai il padrone… gli ho detto io… che mezzi sono i tuoi perché è giusto che devi vivere… gli ho detto… e mezzi sono i miei gli ho detto… che è giusto che devo vivere io e devono vivere gli altri quelli che sono con me… gli ho detto io… se ti piace è così altrimenti poi si vedrà… se tu ti ricordi una volta ne abbiamo già parlato con te… ti avevo detto io quando comincia il cimitero succederanno i casini… io non volevo che andavi tu…
I risultati non tardavano ad arrivare. Grazie a quanto documentato nelle successive intercettazioni ambientali si attestava, infatti, l’indirizzo intrapreso dall’amministrazione comunale riguardo le gare d’appalto ove il vincitore veniva individuato precedentemente mediante l’accordo tra l’imprenditore, il sindaco e i suoi assessori e le altre ditte che dovevano comparire solamente allo scopo di rendere apparentemente legale il procedimento di assegnazione. In una particolare circostanza gli inquirenti registrano dei colloqui da dove si evince che prima venivano individuate delle ditte a cui dovevano essere destinati gli inviti di partecipazione alla gara d’appalto, quindi veniva intercettato un dialogo che non lasciava dubbi circa la turbativa d’asta che veniva posta in essere dal sindaco e da un imprenditore, questo ultimo riferiva testualmente all’amministratore che avrebbe personalmente provveduto a truccare la gara d’appalto mediante l’accordo con le altre ditte invitate dal comune, con cui avrebbe concordato la percentuale di ribasso da apporre sui preventivi.

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