“Arte in stazione”: Domenica un appuntamento sulla numismatica

Gio, 22/02/2018 - 11:00

Tutti ritengono di conoscere a fondo la moneta perché la portano sempre in tasca quando escono da casa ma la realtà è assai ben diversa e presenta aspetti che spesso sfuggono a molti è un diario del tempo un diario di cosa Eravamo E chi siamo diventati ci racconta epoche passate e ci porta in altri viaggi ci porta ad un percorso di studio e di ricerca alla  visione di nuove creazioni ma essa si trova nell' imperfezione in un errore
l'errore di conio l'errore di fusioni di singoli pezzi unici nel loro essere sintesi d'arte e di creazione di nuove emozioni.

Le emissioni dalla città non hanno coperto l’intero spazio temporale che la Mostra affronta: Rhegion ha battuto moneta alla fine del periodo arcaico, per gran parte dell’età classica, fino alla conquista dionigiana del 387/6 a.C., per poi riprendere vigorosamente a coniare appena recuperata la libertà alla metà del IV sec. a.C., combattendo per la sua libertà insieme al Re Agatocle, contro i Bruttii. Alleata di Roma durante le due prime Guerre Puniche, Rhegion ha sostenuto lo sforzo bellico della Città Eterna, fornendo il numerario necessario a sostentare le guarnigioni che la proteggevano e per pagare gli equipaggi delle triremi che la città schierava in battaglia. Dopo la sconfitta di Annibale, Rhegion cessò di battere moneta perché entrata nell’orbita romana, ma il suo porto fu uno dei più attivi del Mediterraneo, divenendo, sia pure per un breve periodo, il punto di arrivo del grano egiziano destinato a sfamare la plebe di Roma. Nel periodo tardoantico la sua importanza crebbe ulteriormente, grazie a un proficuo commercio del “vino reggino”, un passito che conquistò un posto importante non solo sulle mense profane, ma anche su quelle eucaristiche, quale vino da Liturgia cristiana apprezzato e diffuso tra il IV e il VII secolo della nostra Era. Con la produzione della seta grezza, già dallo stesso VII secolo, il ruolo della città si esalta ulteriormente, perché la seta era monopolio dell’Imperatore e  il controllo su di essa metteva Reggio al centro dell’attenzione imperiale. Fu nel periodo romeo (impropriamente chiamato “bizantino”) che Rhegion toccò il più alto punto nella sua storia: dopo la caduta di Siracusa dell’anno 878 a opera dei Saraceni e dei Berberi africani, la città divenne capitale dei domini imperiali in Italia e il suo Metropolita il più importante vescovo italiano, grazie a una giurisdizione che comprendeva Calabria e Sicilia. La zecca riaprì in questo periodo, sotto gli imperatori Basilio I il Macedone e Leone VI il Saggio, coniando oro e bronzo, ma il destino era ancora una volta in agguato: conquistata nel 901 da Abu al-Abbas Abdallah, figlio di Abu Ishaq Ibrahim II ibn Ahmad, emiro di Ifriqiya, pur conservando il titolo di capitale e sede del Metropolita, perse la zecca e l’archivio del tema. Nel 1038, posta di nuovo al centro degli eventi, Reggio coniò per finanziare l’impresa di Giorgio Maniace, che tentò di riconquistare la Sicilia dalle mani dei Saraceni. Pochi anni dopo, persa la libertà con i padroni normanni, la zecca reggina continuò a battere moneta divisionale, anche se non in quantità elevata. I secoli successivi segnarono il dominio sterile di Svevi e Angioini, che spogliarono la città gradualmente, fino a impoverirla del tutto, ma ci fu ancora il tempo per un’ultima coniazione, quando i maggiorenti reggini chiesero al Re di Napoli, Ferrante d’Aragona, di inviare a Reggio il figlio Alfonso, al fine di soggiogare le Motte ribelli intorno alla città. Il Re chiese allora il pagamento delle spese di guerra, che vennero affrontate dai Reggini nello sforzo di chiudere decenni di lotte intestine contro i feudatari circostanti.

Di questo e di altro si parlerà domenica 25 febbraio presso la Stazione di Santa Caterina, con l’Associazione Incontriamoci Sempre, per la serie di avvenimenti “Arte in Stazione”, sotto la Direzione artistica di Alessandro Allegra. Già dalle 17,00, e fino alle 21,00, sarà possibile ammirare l’esposizione di monete create e riprodotte dallo scultore Gabriele Varaldo, mentre dalle 18,30 Daniele Castrizio trarrà spunto dalle opere presentate per una amena chiacchierata dal titolo “Le monete raccontano la Storia di Reggio”.

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