“Cara Federica: il mio è solo amore!”

Dom, 28/08/2016 - 10:02

Dopo mesi di battibecco giornalistico, martedì mattina, in occasione dell’intervista che ha rilasciato al nostro direttore, ho per la prima volta avuto il piacere di stringere fisicamente la mano all’Assessore Federica Roccisano.
La nostra storia, un po’ travagliata, è cominciata dopo lo spiacevole episodio di cui si era resa protagonista assieme a Giovanni Calabrese durante la marcia sull’ospedale lo scorso ottobre, in seguito al quale sottolineai in un articolo che l’assessore aveva tenuto un atteggiamento supponente nei confronti dei manifestanti ben prima dell’attacco da parte del primo cittadino di Locri. In primavera, quindi, entrammo nuovamente in contatto con qualche mia domanda al vetriolo in merito al progetto Garanzia Giovani, rispondendomi al quale, in una e-mail, la povera Federica aveva ritenuto di dover chiosare con uno “Spero fortemente che un giorno riuscirò ad esserti meno antipatica”.
Convinto che l’episodio si sarebbe concluso con lo spazio dedicatole a pagina 4 del n°17/2016 del nostro settimanale, non diedi troppo peso al desiderio di sincera amicizia che Federica aveva esternato nei miei confronti con quella semplice frase.
I casi della vita (o, in questo caso, sarebbe meglio dire della politica), però, mi condussero a parlare nuovamente di lei ne Il gioco delle tre carte, pezzo comparso sul n°26/2016 nel quale indagavo le ragioni per cui Mario Oliverio le avesse sottratto la delega alle politiche giovanili e che, la mattina del nostro incontro, è stato il motivo per il quale, al posto di un consueto buongiorno, la Roccisano mi ha accolto con un: «Devi spiegarmi perché ce l’hai con me!»
Al mio un po’ imbarazzato tentativo di spiegarle che non ce l’ho affatto con lei, Federica mi ha incalzato affermando che io avrei sostenuto in uno dei miei articoli che sarebbe stata il peggiore assessore con delega al welfare che la regione Calabria abbia mai avuto.
«Non mi pare di aver scritto questo» ho affermato cercando di focalizzare gli articoli a mia firma che la tiravano in ballo e, carte alla mano, posso oggi dimostrare che avevo ragione con lo stesso sorriso con il quale lei, congedandosi, mi ha fatto capire di comprendere la mia posizione e di non portarmi rancore.
Nel turbinio di emozioni (e nelle sferzate di rabbia) che devi aver provato nel leggere le mie domande indisponenti per l’intervista del 24 aprile, Federica, sono certo tu ti sia concentrata più su “C’è speranza che la situazione cambi o continuerà a passare il messaggio che in Calabria il lavoro onesto non viene retribuito?” che non su “Garanzia Giovani, a ben guardare, non ha raggiunto gli obiettivi che si era prefissato in nessuna regione d’Italia.”. L’attacco che tu avevi preso per personale, dunque, non era affatto rivolto alla tua persona, quanto al sistema governativo italiano che, ancora una volta, stava disattendendo con la consueta indolenza le promesse che aveva fatto alla sua futura generazione di dirigenti!
A ben guardare, infatti, ne Il gioco delle tre carte, affermavo che la questione Garanzia Giovani era stato un affaire nel quale ti eri ritrovata invischiata tuo malgrado e, anzi che bisognasse “riconoscerti il coraggio di averci messo fin da subito la faccia cercando di dare quotidianamente risposta alle decine e decine di persone che chiedevano spiegazioni e aggiornamenti in merito”. Una colpa che ti attribuivo era piuttosto la cattiva gestione degli Stati generali delle Politiche per i giovani, che comunque (scrivevo poco sopra) riconoscevo come un imponente sforzo “soprattutto in un territorio che, come il nostro, ai giovani offre veramente poco” Succo del discorso, qualora anche in questo caso, ahimè, tu mi abbia frainteso, era insomma che la voglia di dare una mano concreta alla gente ti aveva esposto a una gogna mediatica di cui la giunta regionale, in quel momento sofferente per la disfatta piddina alle elezioni, aveva bisogno di sedare in un modo o nell’altro.
Infatti, s’è forse più sentito parlare di politiche giovanili da quanto se ne occupa Gianni Nucera?
Cara Federica, io che di storia politica della Calabria sono il più totale degli ignoranti mai e poi mai avrei potuto affermare che tu sia stata il peggiore assessore con delega al welfare di questa Regione e, benché, devo ammetterlo, ti imputo talvolta un atteggiamento troppo irruente (ma, come giustamente insegna Joe Brown a Jack Lemmon nel finale di A qualcuno piace caldo: “Beh, nessuno è perfetto!”), non posso non riconoscerti un’invidiabile volontà di restare vicina alla tua gente e al tuo elettorato. Una dote che pochi politici possono vantare, al giorno d’oggi.
Insomma, Federica, le mie non erano dichiarazioni d’odio, ma del più smodato amore!
Il resto, è solo linea editoriale!
P.S. in seguito a questo mio outing, dovessi notare 1 metro e 54 di femminea furia locrese aggirarsi minacciosamente attorno casa tua ti prego di non chiamare le forze dell’ordine: si tratta solo della mia fidanzata.

Autore: 
Jacopo Giuca
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