“Ira”, la scommessa vincente di una Calabria che crede nelle produzioni a basso costo

Sab, 02/11/2019 - 12:00

La Calabria che crede nel cinema non è solo quella delle grandi produzioni che si stanno realizzando sul nostro territorio in queste settimane, ma anche quella che dà fiducia nelle pellicole sperimentali e a basso costo. Viene infatti proiettato in questi giorni in diversi cinema della nostra Penisola “Ira”, terzo lungometraggio di Mauro Russo Rouge, ideatore e direttore artistico del Torino Underground Cinefest, prodotto dal giornalista locrese Annunziato Gentiluomo, dalle associazioni ArtInMovimento e Systemout e distribuito da Mescalito Film.
“Ira” è la storia parallela di due giovani senza nome. Lei, entrata in un tunnel di dissoluzione dopo la morte dei genitori, la notte si prostitusce per cercare di sopravvivere un giorno in più. Lui lavora in un mercato del rione più periferico e degradato di una grande città italiana. In una notte di pioggia, i due si incontreranno quasi per caso, spezzando per la prima volta una routine miserevole e angosciante, cui finalmente farà da contraltare un periodo di timida serenità. Il rapporto tra i due, basato su complici giochi di sguardi e floridi sorrisi, sarà presto viziato dalla crudeltà della vita, che risucchierà i due in una spirale di violenza ingenerata dal vizio capitale che dà il nome alla pellicola.
Il basso costo e l’assenza di una sceneggiatura non sono certo in grado di viziare la qualità di questo film. La tecnica narrativa di Mauro è infatti fortemente evocativa e capace di trasmettere allo spettatore con immensa efficacia le emozioni provate dai protagonisti, interpretati da Silvia Cucco e Samuele Maritan, attori presi dalla strada e letteralmente catapultati in un processo creativo unico nel suo genere.
Russo si rivela fin dalle prime inquadrature un narratore discreto, un personaggio aggiunto che letteralmente segue, con abbondante utilizzo della camera a mano, i protagonisti che si muovono in paesaggi desolati e prevalentemente lugubri, se non proprio notturni. Il riguardoso voyeurismo del regista ci regala una delle più grandi collezioni di inquadrature di spalle che potrete osservare in una qualunque pellicola, amatoriale o mainstream, con i primi piani che si trasformano ben presto in una coraggiosa ricerca del dettaglio. Per la sua narrazione, infatti, il regista preferisce inquadrare mani, occhi, o labbra che si increspano in esitanti sorrisi ai dialoghi, ridotti davvero all’osso. Una tecnica raffinata, la cui eleganza si riscontra anche nella distinzione che Russo fa tra le scene di sesso della protagonista con i propri clienti, sempre mostrate attraverso inquadrature lontane e fuori fuoco, e quelle in cui invece fa l’amore con la sua controparte maschile, messe in scena grazie a giochi di luce e ombra o mostrando solo alcuni dettagli dall’esterno di un’auto o attraverso lo squarcio presente su un telo di plastica.
Proprio la luce e l’ombra, cui abbiamo già fatto riferimento in precedenza, giocano un altro ruolo fondamentale, nel film: l’angoscia del lungo prologo, in cui seguiamo i protagonisti durante la loro vita quotidiana, è amplificata dall’utilizzo di scene che si svolgono in notturna o, al massimo, durante le uggiose albe d’inverno. Al buio di questa meschina quotidianità, che tornerà prepotentemente nell’ultima parte della pellicola, faranno tuttavia da contraltare scene di quasi accecante luminosità in corrispondenza dei momenti in cui i protagonisti impareranno a conoscersi meglio. Inquadrature in cui il sole e i paesaggi luminosi saranno personaggi in grado di muoversi sulla scena, gli unici che riescono a simpatizzare con i giovani protagonisti.
Non spetta a noi dire in questa sede se l’ultima inquadratura del film sia caratterizzata dall’oscurità o dalla luce, ma ci sembra opportuno sottolineare quanto il coraggio di Mauro Russo Rouge abbia giocato un ruolo importante nella realizzazione di un progetto di grande qualità tecnica e di sicuro interesse sociale dal punto di vista della trama.
Una pellicola sulla quale la Calabria può vantare di aver avuto il coraggio di scommettere grazie alla produzione di Gentiluomo e ArtInMovimento e che dimostra come il cinema possa essere di grande qualità anche quando non supportato da grandi produzioni.

Autore: 
Jacopo Giuca
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