“Non è corretta la violazione della privacy”

Dom, 15/03/2020 - 16:30

In merito alla ritenuta aggressione nei confronti di una giornalista di “retequatto” ci scrive il 46enne L.L.B., assistito dall’avvocato Rosario Scarfò, che, premesso di aver già segnalato quanto verificatosi all’Autorità Giudiziaria, intende evidenziare che:
“1) È vero che io abbia dei precedenti penali, con ulteriori pendenze in corso, ma è anche vero, che io abbia intrapreso un percorso di reinserimento sociale e di precise cure in ragioni di non mie ottimali condizioni di salute;
2) Non ho mai subito condanne per reati di associazione mafiosa né per reati aggravati da metodi mafiosi, né mi risulta di aver pendenze per tali tipi di reato, né mi risulta di essere sottoposto a procedimenti penali per la c.d. ‘operazione Salasso’;
3) Ho beneficiato del reddito di cittadinanza per qualche mese e proprio da tale tipo di beneficio percepito ho avuto la possibilità di trovare lavoro all’interno di una piccola società di servizi, in Locri, ove svolgo attività impiegatizia dal lunedì al venerdì, ciò con regolare busta paga;
4) Da quando sono stato assunto ho comunicato agli Uffici competenti la mia nuova situazione reddituale e pertanto non percepisco alcun reddito di cittadinanza;
5) Non ritengo corretto, anzi ritengo si tratti di una vera e propria violazione della privacy e delle regole deontologiche giornalistiche, che la predetta (si riferisce alla collega di Retequattro, ndr.) mi abbia indicato come un percettore abusivo di reddito, quando ciò non risponde alla verità, mortificandomi e umiliandomi, continuando a descrivere la Calabria quale terra di parassiti e truffatori;
6) Non ritengo giusto che la sig. giornalista si sia recata presso la mia abitazione, ove coabito con i miei genitori (tra l’altro in pessime condizioni di salute) e altri familiari, riprendendo la detta casa, tentando di scavalcare la cancellata e di riprendere l’interno, senza commentare che la predetta ad oggi, per come mi è stato comunicato, continua a pubblicare la foto della mia privata dimora/abitazione sul proprio profilo facebook;
7) In conclusione essendo evidente che io non abbia alcuna diretta connessione, con la notizia di interesse pubblico, circa eventuali truffe allo stato e ritenendo che la detta giornalista avrebbe dovuto quantomeno accertarsi in merito, prima di introdursi in maniera indebita nel luogo ove svolgo la mia attività lavorativa, chiedo che si prenda atto di tutto ciò, consapevole che, nonostante un naturale gesto d’ira, ogni cittadino possa, con tutte le difficoltà, riabilitarsi.
Distinti saluti,

L.L.B.

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