“Normalità”: status da conquistare per rendere tutti liberi

Dom, 31/05/2020 - 17:00

Succede così, senza preavviso. Un giorno ci si sveglia e ci si ritrova tutti a combattere contro un unico nemico. Tutti con le stesse paure e incertezze. Tutti, improvvisamente, costretti a interrompere bruscamente le proprie abitudini, le proprie passioni, i propri sogni. Tutti rinchiusi nelle proprie case. Tutti forzati a condurre una vita che non ci appartiene. Persone con disabilità e cosiddetti “normodotati”. Tutti uguali, gli uni agli altri. Sorrisi, tristezze o insicurezze nascosti dietro a delle mascherine. Maschere intente a proteggerci, oltre che dal virus, da qualsiasi altro sguardo indiscreto. Tutti indispensabili, nessuno escluso. E a pensarci, è assurdo che ci sia stato bisogno dell'arrivo di una pandemia per far sì che questo fosse possibile. Ed è alquanto inconcepibile che ci si ricordi di essere gli altri solo nei momenti drammatici e mai in quelli felici. Perché che si faccia finta di non sapere o meno, c'è chi in quarantena è obbligato a viverci da una vita. Perché, che lo si ammetta o meno, la nostra non è una società che include tutti, bensì che esclude molti. La nostra è una società che si sente in diritto di poter prendere delle decisioni sulle vite altrui. È una società che ci limita, che ci ostacola. Anche senza accorgercene. Sempre. E non solo nei lockdown. La tanto attesa e sperata Fase 2 è arrivata, ma ancora una volta, come previsto, non per tutti. Perché l'autonomia, la totale indipendenza, è un "privilegio" che poche persone con disabilità possono permettersi. Perché, a oggi, l’assistenza personale di quest'ultimi non viene garantita da nessuno. Perché per alcuni, questo nuovo spiraglio di luce, rimarrà buio, invariato. Perché, qualche volta, gli aperitivi non sono per tutti. Perché paesi, città, negozi e quant'altro presenteranno sempre le loro barriere architettoniche. E allora, così tanta voglia di ritornare alla "normalità" per poi capire che in realtà è essa stessa il vero problema. Perché finché ci sarà una sola persona a non poter essere davvero libera, allora nessuno lo sarà poi fino in fondo.

Autore: 
Carmelina Nicita
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