“Quando Salvini si è definito salvatore della Calabria non ci ho visto più”

Dom, 22/12/2019 - 12:00
Intervista a Chiara Mosciatti

Un fiume irragionevole di insulti: drogata di merda, cocainomane, cessa, comunista, fatti una pera, vatti a ricoverare, ammazzati. Così i supporters della Lega si sono rivolti a Chiara Mosciatti, "colpevole" di essersi levata in piedi per contestare un passaggio del comizio di Matteo Salvini, in visita a Reggio Calabria lo scorso 12 dicembre. Chiara Mosciatti, artista marchigiana che oggi vive a Riace, ha osato contraddire il leader del Carroccio e tanto è bastato perché la donna venisse accerchiata e contro di lei si levasse un coro disumano.
Ha ascoltato in silenzio il comizio di Salvini, a un tratto però qualcosa l'ha infastidita ed è intervenuta per replicare. Che cosa aveva appena dichiarato l'ex ministro degli Interni?
C’è un video montato molto bene da Dominella Trunfio di Fanpage.it in cui si restituisce fedelmente la dinamica dei fatti e si sentono perfettamente le parole di Salvini su cui io sono intervenuta. Salvini stava dicendo infatti: “Fino a qualche anno fa io non avrei mai pensato di essere visto come il Salvatore della Calabria.”
Salvini aveva già in altri punti del suo comizio detto che una delle buone ragioni per votarlo sta nel fatto che la Lega non ha mai governato in Calabria, e mi ha colpito profondamente lo stato di ipnosi generale in cui la platea è rimasta. Quando a fine comizio è ritornato sul concetto descrivendosi come salvatore della Calabria, la situazione da grottesca mi è sembrata insopportabilmente allucinata. Sono scattata in piedi e ho usato tutta la forza che avevo in corpo per far arrivare la mia voce a Salvini, lontanissimo da me. Seppur le mie parole non sono state comprensibili ai primi anelli della sala, chi era intorno a me ha udito perfettamente la banalità della mia affermazione.
Che cosa avrebbe voluto dire se solo glielo avessero permesso?
Quello che dovevo dire l’ho detto, ovvero che la Lega non ha mai governato in Calabria perché fino a ieri era Lega Nord e la Calabria la voleva affondare con tutto il Sud. Ho rotto l’ipnosi e quello che queste parole hanno generato è ciò che io chiamo un effetto specchio.
Queste parole hanno messo la platea di fronte all’orrore della propria scelta di nascondere sotto il tappeto le umiliazioni, lo scherno, la presunzione di superiorità che Salvini e il suo partito hanno sempre manifestato nei confronti del Sud. Questa amnesia è una scelta inconscia funzionale a una sottomissione assoluta, la quale viene ripagata dalla Lega con lo spostamento dell’atteggiamento umiliatorio su un soggetto altro. È lo stesso identico meccanismo che permetteva ai kapò di infierire sui prigionieri. Questa amnesia implica la perdita del proprio Sé storico e culturale, ed è possibile per via dell’insensibilità al dolore, una condizione purtroppo comprensibile per chi vive qua da sempre e si trova assuefatto ad ogni tipo di violenza. La violenza sulle donne e quella sui migranti, la violenza ambientale e quella che rimodella le fisionomie urbane, la violenza che nasce dal braccio di ferro tra la ‘ndrangheta e lo Stato e nella quale vengono stritolati pezzi essenziali della società civile, come la dignità del lavoro, dei servizi sanitari e di quelli educativi. 
Lei è stata accompagnata fuori dagli agenti della Digos, perché?
Prima di tutto io ho difeso il mio corpo da un uomo che mi ha strattonato e voleva trascinarmi fuori. La mia reazione di autoprotezione ha del tutto destabilizzato quest’uomo, che ha desistito. Ormai però ero accerchiata. Sono intervenuti gli uomini della Digos che si sono fatti scudo intorno a me, mi hanno isolato fisicamente, visivamente e anche psicologicamente da quello che succedeva dietro di loro. Mi hanno detto signora, questo consesso non è più sicuro per lei, lasci che la portiamo fuori. L’ho trovato ragionevole ma ingiusto e sulle scale mi sono sfogata.
Si è parlato di un'assemblea blindata dei sostenitori della Lega, è così?
Assolutamente no. Nessuno ha controllato né la mia identità né il mio zaino. Era un’assemblea aperta a tutti.
Avrà visto il video, finito sul web e sulle principali testate nazionali, del momento in cui è stata accerchiata dai supporters di Salvini e aggredita verbalmente. Cosa le ha fatto più male nel rivivere quegli istanti?
Onestamente non mi ha fatto male proprio niente, perché la violenza non ha raggiunto la mia mente nel momento in cui si è manifestata e quindi quando mi sono imbattuta nel video ho visto tutta la mia potenza fisica e psichica. Questa potenza è stata universalmente percepita, tant’è che sono stata travolta di messaggi di supporto, entusiasmo e ammirazione. Gli insulti che mi sono stati rivolti non mi hanno minimamente toccata: le parole descrivono il panorama mentale di chi le proferisce, non del destinatario a cui sono rivolte
Un gruppo di sardine l'ha aiutata a identificare gli aggressori, procederà per vie legali?
Devo rifletterci, per motivi puramente legati al mio lavoro.
Nel 2016 il terremoto ha devastato il suo paese, Camerino, in provincia di Macerata. Da aprile scorso vive a Riace, perché ha scelto di venire qui?
Io vivo in Olanda dal 2013 e il terremoto del 2016 mi ha toccata nella misura in cui i miei genitori hanno dovuto lasciare la casa perché inagibile e per me, come migrante, è venuto meno un punto di riferimento fondamentale in quel processo mentale di chi, vivendo all’estero, sente ad un certo punto la necessità di tornare a casa. A dicembre del 2016, pochi mesi dopo il terremoto, lavoravo ad Atene in una grande comunità di rifugiati del medio oriente. Nei due mesi del mio progetto artistico, durante il quale usavo sessioni di pittura collettiva per realizzare le immagini di memorie traumatiche condivise, mi sono profondamente immersa nel dolore degli altri, e se da un lato ciò ha definito la mia misura di artista, dall’altro ha mandato in frantumi la mia mente. Non potevo restare ad Atene perché non sarei riuscita a prendere le distanze da ciò che avevo visto, non potevo tornare nella casa del mio compagno ad Amsterdam perché nel frattempo avevamo deciso di separarci e non potevo tornare a Camerino perché il terremoto aveva reso inagibile la casa dei miei. Psicologicamente è stato un buco nero. C’ho messo un anno a riprendermi, poi è arrivata l’occasione di lavorare a Palermo a Manifesta, pochi mesi dopo sono arrivata a San Ferdinando con un mio progetto artistico su Soumaila Sacko e lì ho deciso che volevo tornare in Italia a indagare i cortocircuiti culturali e sociali avvenuti nel luogo che per eccellenza nel mondo ha significato casa: Riace.  Ora sto portando avanti un progetto artistico internazionale per l’istallazione su suolo pubblico cittadino di una grande statua in bronzo del più importante scultore europeo della diaspora caraibico-africana: Nelson Carrilho.
Dopo l'aggressione ha ricevuto tantissimi messaggi di solidarietà. All'appello manca però Antonio Trifoli, sindaco di Riace, comune dove lei attualmente lavora, che tra l'altro era presente al comizio di Salvini. Come legge questo suo atteggiamento?
Soffro, perché è una scelta meramente allineata al principio di deresponsabilizzazione morale della Lega, è una scelta che fa a pezzi il nostro rapporto umano, sviluppatosi tutto all’interno del Municipio di Riace e fatto di complicità e litigi furiosi, di leggerezza e di tensione. Io e Antonio Trifoli ci siamo rispettati come avversari politici, come lavoratori precari e come rappresentanti di differenti lotte, abbiamo immaginato una Riace che attraverso l’arte potesse di nuovo parlare di origini e di identità senza venire manipolata dalla propaganda.
È giunta a Riace anche perché attratta dall'esperienza immigrazionista avviata da Mimmo Lucano che ha reso il borgo un fulgido esempio di accoglienza cosmopolita. Che aria si respira oggi a Riace?
Riace è un posto che ha attraversato un’enorme tempesta storica e l’energia che si sente ora è quella di un luogo che sta riprendendo fiato dopo una fatica enorme. Essere qui con il lavoro che faccio è un’esperienza che nutre la mia anima ogni giorno.  La comunità riacese è contradditoria e orgogliosa, ma mi sento amata e protetta. Ogni strada, ogni negozio, ogni bar, ogni persona che mi saluta per nome è casa. Per la prima volta nella mia vita, posso affrontare in maniera del tutto autonoma le spese per un appartamento. Ho quasi 39 anni, e non ho mai avuto una casa mia. Adesso, grazie a questo piccolo e bellissimo appartamento del centr0 storico, anche io sento di avere le fondamenta nella roccia. È uno stato mentale che mi rende fortissima. Grazie, Riace.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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