40 anni fa il disastro ferroviario di Eccellente

Lun, 07/12/2020 - 09:30

Tra le 2:45 e le 3:00 di notte, il 21 novembre del 1980, tra le stazioni di Curinga ed Eccellente, sulla Ferrovia Tirrenica Meridionale, poco più a sud di Lamezia Terme Centrale, avveniva uno degli incidenti ferroviari più gravi della storia del trasporto su rotaia in Calabria, e uno dei più gravi della storia recente d'Italia. Nonostante ciò, si tratta probabilmente di quello più dimenticato: due giorni dopo, il 23 novembre 1980, questa sciagura ferroviaria veniva "cancellata mediaticamente" da un'ulteriore catastrofe, di proporzioni purtroppo ben più grandi, ovvero il Terremoto dell'Irpinia.
Noi di Associazione Ferrovie in Calabria, grazie al grande lavoro di ricostruzione dei fatti e di conservazione della memoria da parte del nostro associato Domenico Palazzo, abbiamo ritenuto opportuno ricordare quanto avvenuto, e soprattutto onorare la memoria delle 28 vittime (25 delle quali siciliane), in occasione del quarantesimo anniversario del disastro ferroviario, anche attraverso la preziosa testimonianza di Francesco Nania, giornalista siracusano direttore di “Tele Uno Tris” e cronista del quotidiano “La Sicilia”, figlio di una delle vittime dell'incidente e autore del libro "Una tragedia siciliana – Cronistoria della sciagura ferroviaria di Lamezia Terme (21 novembre 1980)". Inoltre l'Associazione Ferrovie in Calabria, attraverso l'interlocuzione con l'amministrazione comunale di Lamezia Terme, sta portando avanti la proposta di intitolazione del piazzale in cui si trova monumentata a Sant’Eufemia la storica locomotiva a vapore FS 740 287, alle vittime dell'incidente ferroviario in questione.
Ma cos'è accaduto in quella maledetta notte del 21 novembre 1980?
Alle 2:30 il treno merci 40679 partì dalla stazione di Lamezia Terme Centrale diretto verso sud con al seguito 41 carri. Improvvisamente si ruppe un gancio di trazione di uno dei carri merci in composizione e il convoglio si spezzò così in due tronconi: 28 carri si fermarono al km 266+200, tra la stazione di Curinga e la stazione di Eccellente, mentre la locomotiva del gruppo E626 in testa al treno, con i primi 13 vagoni, proseguì la marcia. I macchinisti del convoglio non si accorsero di nulla poiché il guasto aveva chiuso parzialmente il rubinetto di testata del manicotto della condotta dell'aria dei freni dell'ultimo vagone rimasto agganciato, cosicché sui manometri di bordo del locomotore non risultava alcun calo di pressione (tra l'altro i potenti compressori della E626 riuscivano a compensare totalmente la perdita d'aria generata comunque da una chiusura non totale del rubinetto della condotta, impedendo quindi l'azionamento automatico della frenatura del primo troncone di treno). Allo stesso tempo i guardiablocco delle stazioni di Eccellente e Vibo-Pizzo non rilevarono, al transito del treno, l'anomala assenza delle lanterne rosse di coda del treno merci per la quale avrebbero dovuto far arrestare il treno, pertanto non lanciarono l'allarme. Solamente nei pressi della stazione di Mileto, dopo circa 33 km, i macchinisti si accorsero di aver perso metà treno, ma ormai era troppo tardi per evitare la tragedia. Al tempo in cui avvenne l'incidente il tratto di linea ferroviaria era esercitata tramite dirigenza locale e Blocco Elettrico Manuale. Alle ore 2:45 il treno Espresso 587, partito da Roma Termini alle 19:00 con 15 carrozze al seguito e diretto a Siracusa, si schiantò alla velocità di 96 km/h contro i carri merci rimasti lungo la linea. La E.656.075 con le prime carrozze e alcuni carri merci deragliarono, ostruendo l'altro binario parallelo. Nonostante la gravità dell'impatto, l'incidente ferroviario iniziale provocò solo feriti. Circa dieci minuti dopo, sopraggiunse in direzione opposta il treno Espresso 588 partito da Siracusa alle 21:50 con 16 vetture e bagagliaio e diretto a Roma Termini, trainato dalla E.656.280, che impattò a 60 km/h sul treno deragliato; nel secondo scontro, alcune carrozze tipo UIC-X e tipo 1959 precipitarono nella scarpata laterale, mentre le altre, tra cui una modernissima carrozza letto tipo T2s, entrata in servizio addirittura da poche settimane, si accartocciarono compiendo una carneficina. Il bilancio della sciagura fu di 28 morti e 104 feriti. Le squadre di soccorso dei Vigili del Fuoco di Vibo Valentia, Lamezia Terme e Catanzaro giunsero sul luogo della sciagura insieme a Polizia di Stato, Guardia di Finanza e Carabinieri. Il personale ferroviario del treno aveva iniziato a cercare tra i rottami delle carrozze danneggiate per il salvataggio dei feriti intrappolati. Gli ospedali di Lamezia, Vibo e Catanzaro riuscirono a far fronte all'emergenza medica, grazie anche supporto delle cliniche di Soveria Mannelli e Tropea, che si occuparono dei feriti meno gravi. Le operazioni di salvataggio durarono due giorni, consentendo il ripristino della linea dal 24 novembre 1980. La locomotiva E.656.075 venne demolita nel mese di luglio del 1983 mentre la E.656.280 fu demolita pochi giorni dopo, assieme alle vetture deragliate e pesantemente danneggiate dallo scontro.

Roberto Galati
Associazione Ferrovie in Calabria

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