Bovalino-Bagnara, quando la calamità è mentale

Dom, 09/11/2014 - 10:38
Nella sua furia il maltempo ha spazzato via anche l’idea balorda. 800 milioni di euro per una superstrada di 46 chilometri. La gente d’Aspromonte può e deve andare oltre asfalto e cemento

Mercoledì un fulmine ha squarciato il cielo da Gibilterra al Bosforo. Come un angelo della morte con lo sterzo, quell’ira mandata da Dio, che sembrava avercela con tutti, ha concentrato tutta la sua potenza su una striscia di 46 chilometri e su un’idea balorda: fango e pioggia, da Bovalino a Bagnara. Pioggia e fango contro la cervellotica utopia di un paradiso che vorrebbe vendere l’anima ad asfalto e cemento e avvelenare con l’ennesimo serpentone le giogaie dove lupi e becchi sono una cosa sola.

Gli alberi hanno iniziato a stormire, tutti insieme, come Fiati di Delianuova: pini e querce erano una meraviglia; i faggi, invece, surclassavano tutto il resto, ridicolizzando platealmente il mugugno sfrondato degli eucalipti proveniente dal basso.

Il temporale era già pronto e confezionato da un paio di giorni. Lo sapevamo, non solo dal meteo, ma da annate di precedenti e di lacrime, che, ogni anno, si alternano, sempre più disperate, a una specie di pianto convulso da parte di chi patisce i danni.

Un po’ di stretching e la pioggia ha iniziato a martellare come un compare del Giudizio Universale su quel culo d’Occidente diviso in due da una profonda faglia sismica che, come un perizoma, sta perfettamente al centro tra due chiappe abbronzate: la Tirrenica e la Jonica.

La precipitazione ha caricato i greti delle fiumare che, impetuose, hanno sradicato maestosi oleandri, teneri tronchi di mele cotogne, corbezzoli, capre, due cavalli, infuriando su ambo le sponde di quelle valli abbandonate dalla gente e dal buon senso e anche su una coppia: una scrofa di maiale nero e un giovane cinghiale dominante  che si erano allontanati alla ricerca dell’ ispirazione giusta per migliorare le rispettive razze.

Qualche chilometro più in giù, i protagonisti di un territorio che sa solo perdere.

C’erano i sindaci e gli ex sindaci della Vallata, gli intellettuali della Magna Grecia, i sucainchiostro, quelli dei comitati, gli ‘ndranghetisti, i vice commissari, i santini delle regionali, quelli che scavano buche e quelli che le riempiono. Non vorrei dimenticare qualcuno, ma davanti a quel ponte piegato che separa la costa dalla montagna offrendo riparo ai randagi, tutti o quasi tutti - con le facce camuse delle vittime del destino, come se le colpe del disastro fossero di chissà chi - hanno fatto da cornice agli emissari della prefettura e della provincia, a sua maestà la Suap… mortacci suap.

Per anni ho portato avanti una campagna di stampa contro la strada di grande comunicazione che fra tremila anni dovrebbe collegare Bovalino a Bagnara.

Mi sono impegnato, sprecando tempo e consumando la tastiera, contro un’idea balorda che ha fatto perdere soldi, tempo e seria progettualità a un paradiso naturalistico della Locride che poteva e doveva dotarsi di un progetto serio che gli avrebbe permesso crescita economica e occupazione. Quando ho capito che mi stavo battendo contro un muro di gomma e di malafede ho deciso di fermarmi. Bisogna sempre fermarsi sia dinanzi alle forze della natura che al cospetto delle calamità mentali, specie quando tra i governanti e quelli che elargiscono parole d’ordine in a questo stupido territorio la calamità è una vera e propria epidemia. Strade e asfalto, cemento e gallerie, la Locride non sa pensare ad altro per sopravvivere. Siamo come cani i gucceri, viviamo e procreiamo solo se qualche ente pubblico ci lancia un osso. Il bilancio di previsione della provincia di Reggio è la nostra macelleria preferita. Aspettiamo che chiuda la saracinesca e con occhi docili guardiamo il consigliere o l’assessore che ci offre margini e confidenza.

La superstrada a scorrimento veloce Bovalino-Bagnara si è dimostrata finora un ammasso di svariati progetti tecnici nella migliore delle ipotesi, ma soprattutto di disegni, bozze utili a spartirsi qualche pesata tra chi il disegno lo fa e chi lo commissiona.  Un pezzo di strada inutile è fatta, una colata parte da Bovalino, affiancando la vecchia provinciale, e si protrae fino a Platì, per poi bloccarsi bruscamente dinanzi al massiccio Orientale dello Zillastro: 6048 metri.

Il costo della galleria sulla carta è il più rilevante nel Mezzogiorno d’Italia dopo quello, sempre sulla carta, del Ponte dello Stretto. 500 milioni di euro, ovvero, mille miliardi delle vecchie lire solo per bucare la montagna e tradirla.

Se l’Aspromonte avesse veramente a disposizione anche un quinto di quei soldi e puntasse sull’agricoltura, l’ambiente e di striscio anche al dissesto idrogeologogico, al collegamento delle fogne ai depuratori, al ripopolamento dei borghi, all’eccellenze enogastronomiche, si creerebbe così tanta ricchezza che garantirebbe alle prossime tre generazioni che agiscono tra Bovalino e Bagnara occupazione e uno stile di vita dignitoso, senza galera sulla pelle e 416bis al collo.

Saggezza, Aspromontani.

Autore: 
Ercole Macrì
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