Bullismo: quale il ruolo della famiglia e della scuola?

Mer, 08/07/2020 - 16:30
Diamo spazio all’età evolutiva

Ho ascoltato troppe volte storie di violenza, caratterizzate da comportamenti sistematici e ripetitivi verso bambini e ragazzi, già a partire dalla scuola dell’infanzia. Atteggiamenti violenti che passano per ragazzate, considerate troppo spesso erroneamente uno scherzo. Quando c’è qualcuno che soffre, non può mai essere un gioco o uno scherzo: di questo dovremmo essere tutti consapevoli. Il comportamento violento e prevaricatore può assumere diverse forme, alcune più silenti e difficili da riconoscere, ma che fanno sentire chi viene preso di mira annientato da un dolore che, spesso, non riesce nemmeno a comunicare. Quando pensiamo al comportamento violento ci viene subito in mente l’aspetto fisico e quindi botte, spintoni, calci, pugni. Esiste, però, anche una violenza verbale e psicologica che è molto più sottile e sommersa, quella caratterizzata da continue derisioni, dal sarcasmo, dall’esclusione dal gruppo, dal fare sentire la vittima non considerata e sbagliata. Tutti questi comportamenti portano la vittima a “nascondersi pur essendoci”. E così, giorno dopo giorno, tutto diviene normale e scopriamo che 3 adolescenti su 10 sono vittime di bullismo (dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza) spesso con la complicità del silenzio dei compagni, che non si rendono conto della grande sofferenza e degli esiti psicopatologici che tale dinamica innesca. Purtroppo è proprio l’omertà che alimenta la morsa della violenza, tante volte per mancanza di consapevolezza della gravità che tali atteggiamenti generano nella psiche dei soggetti in età di sviluppo. Quello che fa più male alle vittime è che “tutti sanno e nessuno interviene”, “si diviene invisibili” nella propria sofferenza e ci si chiude nel proprio dolore, senza riuscire a comunicarlo a nessuno e a chiedere aiuto. Spesso questi bambini e questi ragazzi non riescono a esprimere il loro vissuto perché temono di non essere compresi o perché hanno una gran paura che, denunciando i soprusi, le cose possano addirittura peggiorare. Mi è capitato più volte, soprattutto con gli adolescenti, di sentirli sminuire le prevaricazioni ricevute, nel tentativo di giustificare i compagni. Questo accade per due motivi: il tentativo di dare meno peso a ciò che di tremendo sta accadendo loro (quindi il rifiuto di accettare che ciò che sta avvenendo sia davvero reale) e per cercare in qualche modo di guadagnarsi la fiducia dei compagni ed evitare di essere esclusi del tutto dal gruppo. Ricordiamo che per i ragazzi l’appartenenza al gruppo è vitale, il sentirsi accettati dai coetanei è un bisogno fondamentale che contribuisce alla creazione della propria identità, alla costruzione di un senso di sicurezza e di un’adeguata autostima. Le vittime di bullismo invece rimangono spesso isolate e si portano dietro un grande senso di inadeguatezza che, se non elaborato, può avere grandi ripercussioni sia a breve che a lungo termine. Negli ultimi anni, peraltro, i comportamenti prevaricatori avvengono anche mediante la tecnologia, smartphone e social, andando così a impattare in maniera incontrollata sullo spazio personale delle giovani vittime. Il cyberbullismo, questo il suo nome, invade in maniera ancora più grave la quotidianità di chi subisce questi atti di violenza, andando a intaccare la sua privacy e costituendo un vero e proprio incubo. Che cosa possiamo fare per proteggere i nostri ragazzi? L’escalation di violenza a cui stiamo assistendo negli ultimi anni impone una profonda riflessione e la ricerca concreta di soluzioni. Le agenzie educative per eccellenza, famiglia e scuola, devono attivamente collaborare per arginare il fenomeno. Come? Prima di tutto occorre saper riconoscere i segnali, spesso sottovalutati, che i ragazzi mandano. Ribadisco che troppe volte i ragazzi non parlano con gli adulti di riferimento, genitori e insegnanti, perché convinti di non essere ascoltati e soprattutto capiti. Occorre dunque informarsi e formarsi su questo fenomeno, che è una vera e propria emergenza psicosociale È fondamentale che venga dato maggiore spazio all’aspetto emotivo sia all’interno delle famiglie sia della scuola, che rappresentano i contesti in cui si plasma la personalità dei minori. È necessario, però, prima di tutto, che gli adulti siano d’esempio fornendo uno specchio che funga da modello per bambini e ragazzi. Troppo spesso sono proprio gli adulti a mandare messaggi contradditori: cercano e pretendono il rispetto ma prevaricano continuamente l’altro. Stiamo diventando una società sempre più individualista, che tende a schiacciare e annientare i più “deboli”. Dobbiamo necessariamente tornare al rispetto dell’altro, e dobbiamo anche farlo subito, prima che sia troppo tardi.

Disegno di Chiaraluna Zurzolo

Autore: 
Francesca Racco
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