Ci sarà ancora “destra” in provincia?

Dom, 31/08/2014 - 16:53
La lotta vera dovrebbe essere tra Raffa e la Ferro

Cosa può dire un osservatore di "destra" circa la politica calabrese? Senza addentrarci in questioni filosofiche circa la validità di categorie ideologiche, destra-centro-sinistra, che molti studiosi considerano superate o da rifondare in modo sostanziale, vogliamo ragionare secondo un'ottica tradizionale,  anche se il riferimento politico di ciò che chiamiamo "destra" suscita non poche perplessità. Forse, l'elemento che più caratterizza l'elettorato di destra  è la delusione. Ovviamente un elettore che esprime un voto di opinione non si sente deluso dalla controparte politica, ma dalla propria: la destra ha sempre avuto questo tipo di voto e in passato, come oggi, l'elettore di destra, compiendo una scelta precisa esprime piena sfiducia nei confronti delle altre forze politiche.  Il centrodestra berlusconiano ha, di fatti, messo fine alla destra italiana rappresentata dal MSI e, poi,  da Alleanza Nazionale: una scelta disastrosa per tutti, come riportammo proprio su questo giornale nel marzo 2009. " Ci sarà ancora "destra" in provincia? nelle nostre province del Sud" : la perplessità espressa nell'imminenza della fusione fredda tra Forza Italia e An non era dettata da pessimismo, ma dall'evidenza di un errore politico le cui conseguenze sono, ora, sotto gli occhi di tutti. Oggi, in Calabria, all'elettore di destra interessano poco le cose realizzate dall'ultimo governo regionale: tutti gli amministratori qualche risultato lo portano a casa! Interessano poco le critiche alla sinistra e le proposte per il futuro, come se a governare fossero stati altri: la gente di destra sperava in un cambiamento di stile, di modo di gestire la cosa pubblica, di svolta radicale su molte questioni nazionali e locali. Non rimpiangono altri governi, certo, ma la delusione rimane.  Governare è difficile, contestare è facile: per decenni la destra ha fatto opposizione, ha preso i voti sottolineando la propria diversità dalla "partitocrazia" corrotta, esaltando il valore dello Stato e, pertanto, della Legge e della Giustizia, il valore della meritocrazia e dell'identità nazionale. La battaglia per la moralità pubblica era un cavallo di battaglia anche in Calabria: possiamo dire che la prova fornita dagli amministratori provenienti da quest'area politica è stata all'altezza di quanto predicato per anni? Consapevoli delle difficoltà, non vogliamo dire che nulla è stato realizzato e che tutti hanno fatto come e peggio di coloro che, prima, contestavano, ma, di certo, tranne qualche lodevole eccezione, gli elettori non hanno percepito quel cambiamento di stile che  avevano sempre sperato, che avrebbero voluto vedere nelle Istituzioni grazie alla presenza della destra di governo.  Ecco, allora, la delusione, il senso di smarrimento, la tendenza a non votare perché non si hanno altri riferimenti politici.
Oggi non sembra più tempo di militanza politica di massa e la partecipazione dei cittadini è sempre più marginale, ma, con tutti i limiti che si possono individuare, è pur vero che la sinistra esprime una certa militanza così come è stato per la destra, anche in tempi difficili quando i rischi non erano da sottovalutare. E ora? Il centrodestra è caratterizzato da un verticismo che renderebbe semplicemente ridicole le "primarie". Non è necessario essere anziani per avere memoria della forte militanza missina ispirata da ideali e non da incarichi o promesse di lavoro. La militanza, adesso, sembra quasi scomparsa e non solo in Calabria: forse è questa la perdita più grave, conseguenza della mutazione genetica della destra: un cambiamento sostanziale da giustificare la domanda: ma quale "destra" ha governato la Calabria?  E quale destra si presenta alle prossime elezioni? Conosciamo le condizioni della Calabria: la gravità della situazione impone un superamento di mentalità: continuare a ragionare in termini di schemi pseudoideologici è un modo per non affrontare i problemi veri.  
Tra qualche mese sapremo chi governerà la nostra regione: poco importa l'appartenenza politica: la speranza è che la politica sappia riprendere i valori morali e politici che, in passato, hanno ispirato i partiti, superando steccati ideologici che non hanno più senso, al fine di perseguire il bene comune.
 

Autore: 
Giuseppe Giarmoleo
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