Città Metropolitana: è il momento di passare dalla protesta alla proposta

Dom, 10/11/2019 - 16:30

Il puntuale intervento di Rosario Condarcuri sulla pianificazione strategica e urbanistica della Città Metropolitana di Reggio Calabria, che sempre più richiama le città invisibili di Italo Calvino, riporta attuale il tema della validità di questa istituzione, che ha sostituito la provincia, senza, tuttavia, diventarne valida ed efficace alternativa. Ciò vale, in modo del tutto particolare, per la realtà reggina, dove, più e peggio che altrove, il nuovo organismo sovracomunale ha manifestato limiti evidentissimi, ostaggio di una impostazione partitocratica e a tratti monarchica.
Tornano vive, allora, le preoccupazioni che alcuni di noi - pochi, in verità - nell’ubriacatura collettiva di passare da provinciali a metropolitani, avevano manifestato già nel febbraio 2015. Forse non molti ricordano una riunione convocata nel giorno di San Valentino, fu proprio in quella occasione che si disvelò il limite più significativo dell’anomala città metropolitana dello Stretto: quello di essere stata pensata, progettata e, purtroppo, anche condotta, con una marcata impronta “Reggiocentrica”. Una impostazione, quella portata avanti in questi anni, che esclude, di netto, i territori della ex provincia, Locride e Piana di Gioia Tauro su tutti, e taglia fuori i due terzi della popolazione che compone l’area metropolitana. Perché, è bene non dimenticarlo, la città metropolitana di Reggio Calabria vede la stragrande maggioranza dei suoi cittadini risiedere fuori dalla città capoluogo, oltre ad essere segata in due da una catena montuosa, l’Aspromonte.
Vanno proprio nella direzione di far primeggiare Reggio Calabria alcune precise scelte, quali: non prevedere l’elezione diretta del sindaco metropolitano, indebolire la conferenza dei sindaci, designare tra esponenti politici della città dello Stretto il vicesindaco e la quasi totalità dei consiglieri delegati. Il tutto attraverso il predominio di una sola forza politica, che ha condotto una battaglia volta ad emarginare i non allineati.
Certamente non è la logica dei rimpianti che ci farà cambiare verso, ma prendere atto degli errori, consistenti, fin qui commessi, è un presupposto imprescindibile per passare dalla protesta alla proposta, per citare mons. Bregantini.
Sarebbe, quindi, utile e urgente riprendere tre elementi caratterizzanti, frutto di una visione precisa e, questa sì, strategica per il futuro del nostro territorio.
Anzitutto, rilanciare la pista programmatica della lista “Locride Metropolitana”, un grande esperimento di compattezza e omogeneità di gran parte dei Sindaci della Locride, che, in occasione della designazione del primo Consiglio metropolitano, ha consentito l’elezione di Salvatore Fuda, Sindaco di Gioiosa Ionica, a consigliere. Quella progettualità rimane tuttora valida e andrebbe accuratamente riproposta, specie in questa fase di discussione, se pur abbastanza blanda e improvvisata, sul Piano Strategico della Città Metropolitana.
Occorrerebbe, poi, passare dalla logica dei massimi sistemi ad alcuni progetti concreti, che già esistono. Il Contratto di Costa e di Fiumara della Locride, che era in una buona fase di avvio, con la presentazione alla Regione Calabria del manifesto di intenti, metteva insieme un territorio vasto e importante, da Ardore a Caulonia. Comuni che avevano scelto, dal basso, di progettare insieme lo sviluppo urbanistico, sociale ed economico, attraverso scelte di condivisione e di reciprocità. Siamo stati apripista, a livello regionale, ma tutto si è fermato. Rinnovare quel percorso significherebbe iniziare, seriamente, a ragionare in una logica di crescita comprensoriale, secondo logiche di sostenibilità ambientale e sviluppo ordinato, intercettando, tra l’altro, significative risorse.
Altro elemento caratterizzante è il Polo Logistico della Locride, ubicato a cavallo tra i Comuni di Marina di Gioiosa Ionica e Gioiosa Ionica, già inserito nel piano dei trasporti regionale. Grazie a quella intuizione, merito della nostra Amministrazione Comunale e dell’Unione dei Comuni della Valle del Torbido, si stavano integrando, in quell’area – che rappresenta la porta della Locride – i piani strutturali di Marina di Gioiosa Ionica, Gioiosa Ionica, Grotteria e Siderno. Si erano già svolti incontri proficui tra sindaci e assessori all’urbanistica, ma la mannaia degli scioglimenti dei consigli comunali di Siderno e Marina di Gioiosa Ionica ha spazzato via ogni prospettiva.
Ecco, si tratta di alcune intuizioni ispirate a concretezza e a una visione di lungo respiro, che i Sindaci del territorio e la loro associazione - se solo si riuscisse a farla rivivere, liberando anch’essa dal giogo partitocratico, come acutamente osservato da Antonino Scordino - possono adeguatamente perseguire, se vogliamo, veramente, invertire la tendenza di decrescita, plasticamente rappresentata dai dati del Rapporto SVIMEZ 2019, che racconta un Sud d’Italia in costante discesa.

Autore: 
Domenico Vestito e Isidoro Napoli
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