Congresso? No, grazie

Ven, 13/11/2020 - 19:00

Mi manda un suo articolo Mauro Del Bue, direttore dell’“Avanti!”: centra il punto. Tra i divieti del recente DPCM di Giuseppe Conte balza agli occhi quello dei congressi. Il Decreto recita così: "Sono sospese tutte le attività convegnistiche o congressuali, ad eccezione di quelle che si svolgono con modalità a distanza". Pare sia stata una giustificata pretesa dei 5 Stelle, che la parola congresso non l'hanno mai pronunciata in più di otto anni di vita. Che poi si possano celebrare online, tanto meglio. Ma non è che al PD, sempre alle prese con primarie che contrappongono candidati senza opzioni politiche, programmi, dibattiti, si siano scandalizzati. Forza Italia non ne fa. E perché mai dovrebbe programmarli la Lega, che a riunire insieme piemontesi e siciliani ancora non ce la fa? Chi li chiede, i congressi, viene bollato come nostalgico dell'ancien regime. Viene il fondato dubbio che l'articolo 49 della Costituzione, che prevede i partiti in forma democratica, non sia stato azzerato da un DPCM, ma da un comportamento ormai da troppo tempo in uso. Sospendere congressi che non si fanno è come dichiarare che la terra è piatta ai terrapiattisti. Con la differenza che l'identità di questi ultimi, se Dio vuole, non è prevista dalla Costituzione. Ora, proviamo a proiettare alle nostre latitudini le puntuali osservazioni di Del Bue. I 5 Stelle possono andare a un accordo strategico con il PD a livello nazionale e nelle regioni. Di Battista dichiara: «A quel punto non prenderemmo più dell’8%». Allo stato, non si sa chi decide la linea, sono spaccati in quattro gruppi almeno. In Calabria facciamo fatica a vedere Morra accordarsi con qualcuno. Il PD perde molte elezioni, ma non esiste che “evapori". Ha comunque una percentuale elettorale discreta, lavora per prendere voti ai grillini, ha una sponda nazionale: lì, dove non arriva con i voti, arriva con le manovre di palazzo. La Calabria è marginale, per il PD e non solo. Infatti il commissariamento di Graziano dura da troppo tempo. Forza Italia, in Calabria, farà bene, ma ha il passaggio delicato del dopo Santelli per la guida del partito e per la scelta del candidato presidente. La Lega ha deluso a Reggio Calabria, c'è il rischio che possa andare all'indietro. Fratelli d'Italia fa gol e autogol. Alcuni passaggi di campo, senza una motivazione politica, danno ragione, ahimè, a Oliviero Beha che ha titolato un suo libro "Crescete & prostituitevi". La partita non si discosterà da quella di pochi mesi fa. La maggioranza attuale e i consiglieri uscenti sono avvantaggiati. La sinistra è sempre in officina, in "riparazione". Non ci sono messaggi politici chiari che arrivino ai cittadini. Irto non dovrà faticare molto per avere la candidatura. Intanto, bisogna scongiurare il pericolo della paralisi, di perdere gli altri treni che arrivano dall'Europa. Ma proprio perché questo pericolo sembra quasi inevitabile, per noi, per i nostri figli, per il Paese, dobbiamo essere forti. In nome di quel "quasi", dobbiamo farci sentire reagire. Senza mancare di rispetto.

Autore: 
Franco Crinò
Rubrica: 
Tags: