Cosa vuoi più di un Lucano? Un Sirianni!

Lun, 20/05/2019 - 18:00

La vicenda è nota: nell'edizione del 29 aprile scorso il quotidiano “Il Giornale” pubblicò la notizia secondo la quale il giudice della Corte d'Appello di Catanzaro Emilio Sirianni e il sindaco di Riace Mimmo Lucano avrebbero (i condizionali sono d'obbligo) intessuto un fitto scambio di telefonate e messaggi aventi per oggetto la delicata posizione del secondo di fronte alla legge a seguito della gestione dei migranti nel comune di Riace da lui governato.
Nell'articolo venivano riportati particolari di quei dialoghi intercettati e, tra gli altri, il consiglio dato dal giudice al sindaco di “non parlare al telefono” per timore, evidentemente, che venisse intercettato; le raccomandazioni di cancellare da computer e cellulari mail e messaggi che i due si sarebbero scambiati; le imbeccate al sindaco indagato riguardo alle risposte da dare alle domande del Prefetto e della Procura di Reggio.
Un “potpourri”, insomma, infarcito, anche, di insulti indirizzati al procuratore  di Catanzaro Nicola Gratteri e al ministro Marco Minniti considerati nemici.
Per questa serie di fatti, la Procura della Repubblica di Locri, scrive “Il Giornale”, dopo accertamenti esperiti avrebbe archiviato l'indagine in quanto “in alcun modo egli ha indicato o suggerito modalità che potessero ritenersi… atte a inquinare lo scenario probatorio”.
La stessa Procura avrebbe considerato, nondimeno, il contegno del giudice “poco consono… in quanto sapeva di parlare con persona indagata” e avrebbe stigmatizzato il ruolo di consulente legale da lui svolto nella circostanza.
Il Professore Ammendolia con sacro furore e, non occorre rimarcarlo, con tutta la buona fede che gli viene riconosciuta, shakespearianamente, si interroga sul cui prosit tanto rumore per nulla.
Cosa ci sia di clamoroso nel fatto che un magistrato dia delle dritte a un amico fraterno e di lunga data per togliersi dagli impicci, seppure indagato da suoi colleghi, per lui è un mistero: la Procura di Locri, al termine della giostra, non aveva riconosciuto l'innocenza del magistrato e riaffermate correttezza e probità del giudice? Ergo, nulla quaestio.
Verissimo. Se non fosse che Repubblica.it, lo stesso giorno, dà notizia della richiesta della Prima Commissione del CSM al Comitato di Presidenza di aprire una pratica a carico dello stesso Sirianni per gli stessi motivi.
Non è detto che non si giunga alle conclusioni cui è giunta la Procura di Locri (come è auspicabile che avvenga) ma un dubbio, pur minimo, non sarebbe giusto coltivarlo? Magari per scaramanzia.
Leggo il Professore e le sue idee parrebbero tendere un tantino (sob!) a sinistra tant'è che non disdegna di etichettare “Il Giornale” come organo “della destra lombarda” quando qualunque casalinga di Voghera sa che, molto meno valorosamente, è soltanto il giornale di proprietà della famiglia Berlusconi e che dire che appartenga alla Destra, quella vera intendo, sociale ed europea, ha lo stesso valore delle affermazioni dei terrapiattisti.
Per questo, allora, mi permetterei di consigliargli di non abusare delle motivazioni presenti nell'archiviazione citata perché le stesse, traslate all'affaire del sottosegretario Siri che ha monopolizzato la discussione politica nazionale degli ultimi giorni determinerebbero una legame incestuoso tra il suo modo di sentire e quello dei leghisti secondo i quali, nei comportamenti del sottosegretario non c'è alcunché di anomalo non avendo, analogamente agli abboccamenti tra Sirianni e Lucano, prodotto alcun vantaggio per i suoi amici delle pale eoliche.
E non so quanto starebbe sereno il Prof stando a meno di un palmo dallo spadone sguainato di Alberto da Giussano di cui i Lumbard vantano orgogliosamente la collocazione ai primi posti della scala di MOHS.
Egli, poi, si scandalizza per la soffiata sull'indagine (che doveva restare segreta) e ci vede dietro il complotto di chi vuole  dannare Lucano, chi sta con lui e, per estensione, la democratica Calabria tutta. Può essere, perché no?!
Ma, benedetto uomo e coetaneo, possibile che in tutti questi anni non si sia accorto che le cose, sbagliate quanto vuole, vanno comunque a questo modo?
E' successo così tante volte che non se ne tiene più nemmeno il conto: una, la più ricordata, giusto per non fare notte, l'avviso a comparire a Brelusconi, nel 1994 mentre presiedeva il G8 a Napoli, apparso sul Corriere della Sera prima ancora che gli venisse notificato fisicamente.
Tengo a precisare che con Berlusconi una cosa condivido di buon grado, i sentimenti di sincera stima nei confronti del gentil sesso, e una mi farebbe piacere condividere, ahimè senza speranze, il patrimonio.
Nient'altro e se, dunque, dico che non mi sembra di avere letto, in quell'occasione, di qualcuno, dalle parti della sinistra, che si sia stracciato le vesti per quella fuga di notizie, nessuno osi accusarmi di simpatie per il Cavaliere. Perciò, honi soit qui mal y pense.
Sa cos'è?, Professore, dovremmo ricordarci tutti del vecchio adagio romanesco che recita “a chi tocca nun se 'ngrugna” ed essere più inclini all'accettazione del concetto di reciprocità. Il mondo ne guadagnerebbe, mi creda.
Mi sorprende, infine, perché viene da Lei, spirito libero, la critica avverso la pubblicazione della notizia.
E tutto il miele versato sulla libertà di stampa, allora? La celebrazione del 3 maggio scorso della Giornata mondiale di questo irrinunciabile diritto dell'uomo? Il dare voce a chi non ce l'ha? La verità senza se e senza ma? Le manifestazioni con i cartelloni in difesa di Charlie Hebdo?
Sono troppo idealista, dice? Bisogna, come ripete spesso il mio ex sindaco Vestito, distinguere per non confondere? Sarà!
Io, però, non avrei impedito la partecipazione della casa editrice Altofonte al Salone del Libro di Torino e non per simpatie verso Casa Pound ma perché  fermamente voltairiano e perché credo che chiunque abbia il diritto di esprimere il proprio sentire e ad ognuno faccia carico il dovere di prodigarsi perché possa farlo.
Le scelte attraverso l'intelligenza, la comprensione, il giudizio, determinano da che parte stia la verità non gli assiomi a intermittenza come la freccia della macchina dei carabinieri, ora si ora no, propinati dall'imbonitore di turno.
Altrimenti si che rivedremmo riaffacciarsi all'orizzonte i roghi dei libri, le vicende di Galileo, di Giordano Bruno, di Tommaso Moro; l'Inquisizione, le stragi degli Ugonotti, le purghe, i gulag. I campi di concentramento.
Quella volta Sirianni non sarebbe certo di essere assolto e Lei non avrebbe la libertà di difenderne l'operato.
Mi accorgo di essermi appassionato e quest'ultima cosa mi dà lo spunto per tornare nel seminato: il giudice che parla al telefono.
Siccome io sono, come dicono a Palermo, nuiddu 'mmishcatu ccu neinti, mi servo di quanto detto da qualcuno molto più autorevole e incontestabile.
Aldo Moro, discorso all'Adunanza Plenaria per la Costituzione il 31 gennaio 1947: - il divieto ai magistrati di partecipare ai partiti politici è un sacrificio richiesto a garanzia dei cittadini verso i quali i magistrati, per la loro stessa funzione, hanno obblighi diversi da tutti gli altri e incrementa la dignità dei magistrati stessi  e ne garantisce la funzione.
I magistrati debbono essere al di sopra non soltanto di ogni parzialità ma anche di ogni sospetto di parzialità.”
Come la moglie di Cesare, dico io.

Autore: 
Sergio M. Salomone
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