Dissesto idrogeologico: è ora di fare sul serio!

Dom, 14/10/2018 - 17:20

Mi è capitato in questi giorni di rileggere alcune considerazioni scritte per la Riviera sul dissesto idrogeologico e sul rischio sismico. Era il 2007, avevo da poco completato per conto della Regione Calabria un censimento sulle condizioni degli edifici scolastici della Locride riguardo adeguamento sismico e dotazione impiantistica, e i dati raccolti non erano stati particolarmente incoraggianti.
A distanza di undici anni non credo sia cambiato molto.
La colpa, a mio avviso, se di colpa si tratta (forse sarebbe meglio parlare di sottovalutazione o di incapacità) è da ripartire (ovviamente in modo diverso, secondo i casi) tra la politica, gli organi di controllo e alcuni professionisti: la politica che non sempre ha saputo programmare, gli organi di controllo che non sempre hanno saputo “controllare”, alcuni professionisti che avrebbero dovuto avere un po’ più di attenzione.
I social ormai fanno parte della nostra vita, spesso ne abusiamo, li utilizziamo male e anche quando ci capita di scrivere di argomenti così importanti non lo facciamo sempre in modo adeguato.
È capitato anche che qualcuno anni fa ha asserito di poter prevedere un evento sismico importante, ma parliamo di cose serie… è meglio.
Sui tanti “guai” arrecati al territorio non credo ci sia bisogno di ulteriore analisi, ne sono stati arrecati tanti, dettati spesso dal profitto o da uno scarso studio preventivo: edifici realizzati sugli alvei dei torrenti, interventi di consolidamento e di adeguamento sismico discutibili. Tutto ciò mentre la manutenzione delle opere di presidio è stata ridotta al minimo, per carenza di fondi o per altre ragioni meno nobili.
L’auspicio è che tutto questo non determini a breve serissimi danni e ulteriori morti, la probabilità che ciò avvenga è purtroppo alta e porre rimedio diventa una priorità assoluta.
Alcune cose però non aiutano, non sono assolutamente condivisibili e a volte rasentano il grottesco.
Due esempi per tutti: giorni fa ho letto sui social una sorta di confusa e sterile polemica circa la presunta responsabilità di quanto accaduto al Raganello e più recentemente a San Pietro Lametino.
Ci si è divisi tra tifosi, come spesso accade ultimamente: chi ha accusato o difeso la Protezione Civile e chi ha accusato o difeso i Sindaci.
Non si possono dare giudizi affrettati sul mancato “tempismo” delle segnalazioni di allerta da parte della Protezione Civile o sul ritardo del recepimento delle stesse da parte dei sindaci, che sono il vero anello debole della catena.
L’imponderabile può sempre accadere, spesso c’è sottovalutazione come probabilmente accaduto nel Raganello, ma sarebbe ora di attrezzarsi in modo serio, ognuno per la parte che gli compete, con la consapevolezza che ci si troverà ad affrontare eventi atmosferici sempre più violenti e che la nostra è una delle zone a più alto rischio sismico.
La tecnologia può dare una grossa mano, ormai si è in grado di stabilire intensità e luogo preciso degli eventi atmosferici particolarmente intensi, si può procedere al monitoraggio di aree in frana e di edifici pubblici utilizzando attrezzature di nuova generazione non particolarmente costosi.
I nostri giovani laureati possono e devono trovare occasioni di lavoro in questi settori, hanno capacità e competenze, mentre una collaborazione con le università calabresi sarebbe non auspicabile, ma da pretendere.
Un secondo esempio, che ritengo ancora più serio del primo, riguarda l’aspetto autorizzativo.
Non tutti sanno che al Genio Civile di Reggio Calabria i tempi di attesa per avere un’autorizzazione, anche per opere non particolarmente importanti, va dagli otto ai dodici mesi.
Ci sono state prese di posizione importanti da parte degli Ordini Professionali, ma ad oggi non si riesce a risolvere la questione, con effetti gravissimi per il settore delle costruzioni, già da tempo allo stremo, particolarmente nella nostra Provincia.
Oltre il danno la beffa: il settore delle costruzioni al palo, lavori pubblici e privati che partono con ritardi non sopportabili in attesa delle autorizzazioni, compresi lavori sul dissesto idrogeologico e   sull’adeguamento sismico di edifici pubblici.
I finanziamenti ci sono, è necessario spenderli bene e in fretta. Non sono moltissimi, certamente non quanti servirebbero per mettere in sicurezza il territorio o per far stare tranquilli i genitori quando lasciano i figli davanti a scuola.
Quelli che ci sono non bastano, se ne richiedano altri, ma prevedendo e realizzando lavori laddove davvero servono, si intervenga fin da subito nella sburocratizzazione, che non significa diminuire i controlli, ma sveltire il lavoro utilizzando gente capace, non si ripetano più gli errori del passato.
Si parta fin da subito con un serio programma di messa in sicurezza del territorio e di adeguamento dell’enorme patrimonio edilizio esistente, si faccia in modo che il “consumo di suolo zero” non sia soltanto uno slogan di moda.

Autore: 
Antonio Crinò
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