Dopo le dimissioni di Maria Lanzetta sui campi di Monasterace batte la luna

Sab, 07/04/2012 - 19:32
Dopo le dimissioni di Maria Lanzetta sui campi di Monasterace batte la luna

Non sono rituali, ma sono certamente a scoppio ritardato le solidarietà che sono scese dall'alto e che hanno a riguardo il sindaco di Monasterace, Maria Lanzetta. Si sono scomodati a mezzo telegramma, che non costa molto,  e a mezzo telefono, che costa ancor di meno,  personaggi illustri. S'è scomodata persino Susanna Camuso, segretaria nazionale della Cgil, la quale, sempre lontana dalla Calabria, questa volta ha espresso vicinanza. Si scomoda  la Commisione nazionle Antimafia.
La Lanzetta -non dimentichiamolo-  era stato bersaglio sensibile della criminalità organizzata già un anno fa, quando fu data alle fiamme la farmacia di cui è proprietaria e titolare. Ma il misfatto non ebbe risonanza nazionale e non si chiese, come ora ed enfaticamente, l'intervento del ministro degli interni, quando più correttamente bisognerebbe chiedere che le forze dell'ordine,  prefettura e questura esercitino un controllo serio del territorio senza la tentazione di farne un campo di concentramento. Prima, no.  
Evidentemente, per  fare  rintronare  le orecchie di chi sta in alto, il crepitìo delle fiamme  non basta. Occorre che ci sia la sparatoria.
È così?
Ma se  a Monasterace si può sparare, e si spara, quando se ne ha voglia, se a Monasterace si può mettere nel mirino il suo sindaco ad libitum, ciò  vuole dire  che qualcosa e più di qualcosa non funziona. E, dopo il replicato criminale episodio, soprattutto non funziona che le procellarie vestano Maria Lanzetta  dei panni della madre dei Gracchi. Peraltro, da lei respinte con  la presentazione delle sue dimissioni. Cosa che umanamente comprendiamo per la ragione già detta da don Abbondio, che non aveva un cuor da leone: “Qui non si tratta di ragione e di torto, ma di forza”. Però, ciò che umanamente è legittimo, non lo è sul piano politico. Chi inizia una lotta contro la mafia, sterzando l'amministrazione contro di essa, non può interrompere l'opera di bonifica incominciata.
Ci dispiace che nell'ora del dolore, che stringe Maria Lanzetta e la sua famiglia, la nostra solidarietà sia accompagnata da  queste riserve. Ma ciò  è per il bene suo e dell'intero paese. Non certamente salvato dai ciclisti dell'antimafia, che, al suono delle sirene spiegate dall'auto di scorta, sembrano suggerire ai monasteracesi che lo Stato c'è. La deputata Maria Grazia Laganà ne ha addirittura due di scorta. E  a Maria Lanzetta il gran prefetto Varratta  s’è deciso  ad assegnarla solo ora.  A tempo scaduto. 

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