E chiude i battenti con molto orgoglio il 28° GLBT Torino Film Festival

Sab, 27/04/2013 - 09:20

E alle 00.05 di oggi, si conclude la 28ª edizione del GLBT Torino Film Festival “Da Sodoma a Hollywood”, con un incremento di pubblico considerevole.

La serata di premiazione è corsa liscia, con un incipit molto intenso di Vladimir Luxuria che ha interpretato la prima strofa della canzone “O Bella Ciao”, in linea con il 25 aprile, la festa della Liberazione italiana.

Una serata di premiazioni, che ha previsto l’intervento di Renzo Rubino, vincitore dell’ultima edizione di Sanremo giovani, che si è esibito per circa venti minuti sul palco del Cinema Massimo cantando alcuni brani tratti dal suo ultimo album, “Poppins”, e che ha concluso la sua performance con il “Postino”, testo incentrato sull’omosessualità.

Come sempre, sono stati premiati i vincitori delle tre categorie in concorso: lungometraggi, cortometraggi e documentari, sia dalle giurie tecniche sia dal pubblico.

 

In questa 28ª edizione del Festival sono stati premiati dal pubblico:

-       il lungometraggio “Alata” di Michael Mayer (Israele/Usa, 2012), nel quale una Tel Aviv oscura e violenta fa da sfondo a una storia d'amore che diventa un thriller, tra lo studente palestinese Nimer e il giovane avvocato israeliano Roy.

-       il documentario “Paul Bowles: The Cage Door Is Always Open” di Daniel Young (Svizzera/Marocco, 2012), per la cui realizzazione ci sono voluti quattordici. È un sentito omaggio allo scrittore e compositore americano Paul Bowles, autore, tra gli altri, del romanzo “Il tè nel deserto”, da cui Bernardo Bertolucci ha tratto l'omonima pellicola nel 1990.

-       il Cortometraggio “Holden” di Juan Arcones e Roque Madrid (Spagna/Francia, 2012), in cui, da un servizio fotografico, emergerà una forte attrazione tra il fotografo e l’attore cinematografico, che condurrà a una notte di passione che un segreto manterrà segreta.

 

Mentre “A Boven is het stil” (Paesi Bassi/Germania, 2013), un’intensa storia di solitudine e quotidianità diretta con stile rigoroso della regista olandese Nanouk Leopold, il Premio “Ottavio Mai”, assegnato dalla giuria del Concorso lungometraggi, composta da Federico Boni, Diego Dalla Palma, Travis Fine,Vladimir Luxuria e Lidia Ravera. Già presentato alla Berlinale 2013 e interpretato da Jeroen Willems, scomparso nel dicembre scorso subito dopo la fine delle riprese, il film è incentrato sul rapporto scostante, fatto di silenzi e rancori mai sopiti tra uno scapolo cinquantenne e suo padre costretto a letto, con cui vive. La morte del padre apre però una breccia che solo l'amore potrebbe riempire.

Ha vinto “Boven is het stil” “per i temi intrecciati narrati con un'onestà di arte cinematografica di vigorosa qualità. Per l'elevato livello recitativo degli interpreti, per la crudezza poetica, per la fotografia livida e carnale. Per la capacità più unica che rara di trasformare il silenzio tragico nelle relazioni umane in grande forza comunicativa attraverso lo schermo”.

 

La giuria lungometraggi ha assegnato una Menzione speciale a “Will You Still Love Me Tomorrow?” di Arvin Chen (Taiwan), una frizzante commedia romantica che indaga sui turbamenti e le crisi della borghesia orientale, ispirata alle sophisticated comedies hollywoodiane e affidata ad una fotografia colorata e pop. Colonna sonora d'antan, con tanto d'immancabile karaoke.

I giurati del Concorso cortometraggi, Juanma Carrillo, Luki Massa e Alessandro Michetti, hanno assegnato il premio per l’opera migliore a “Bunnyì” diSeth Poulin e Nickolaos Stagias. La motivazione di questa scelta è stato l’aver “raccontato quel che succede quando la gioventù lascia il campo alla vecchiaia e alla malattia, presentate entrambe con ruvida onestà e senza fare sconti. Bunny porta in una realtà possibile che tutti speriamo di vivere, in cui l’amore è solidale, presente e assoluto e che, per questi motivi, ci spaventa meno. È poi un segnale importantissimo di come il cinema omosessuale non abbia paura di affrontare anche il tabù della vecchiaia, mostrandosi sempre più sensibile e maturo nei confronti di tutte le sfaccettature della vita”.

Questa giuria ha attribuito una Menzione speciale a “The Men’s Room”  di Jane Pickett “per come ha saputo esplorare una storia controversa e ambigua raccontandola con rara eleganza tecnica.Il bisogno, la paura, la ricerca di comprensione e la solitudine del protagonista vengono rappresentati con un'architettura filmica che scava nel profondo delle emozioni, tenendo lo spettatore col fiato sospeso fino all’ultima sequenza”.

 

Nel Concorso documentari ha invece trionfato “The Love Part of This” di Lya Guerra, premiato dalla giuria composta da Basil Khalil, Nina Palmieri e Piergiorgio Paterlini. Ha vinto “per la straordinaria capacità di trasformare una storia normale e quotidiana in un viaggio emozionante dentro al quale lo spettatore viene portato per mano fino a sentirsene partecipe. I giurati sono rimasti molto colpiti dall'importanza, dall'attualità e dall'intensità di tutte le storie, i personaggi e i temi raccontati nei documentari in concorso. Si è soffermata quindi sulla capacità di trasformare questi temi in racconti cinematografici”.

Una Menzione speciale è stata assegnata al documentario “Born this Way” di Shaun Kadlec e Deb Tullmann, un coraggioso documentario che dà voce, con testimonianze toccanti, a chi è costretto al silenzio nel Camerun, in quanto i gay e le lesbiche di questo paese corrono quotidianamente seri rischi, fisici e morali: l'articolo 347 del codice penale punisce l'omosessualità con pene che vanno da uno a cinque anni.

 

La giuria composta dagli studenti del Dams di Torino ha inoltre assegnato il Queer Award, riconoscimento che premia un titolo tra otto selezionati, sparsi tra diverse sezioni, che più si avvicina alle tematiche tipiche del mondo dell’adolescenza. Quest’anno ha vinto “Joven & Alocada” di Marialy Rivas, pellicola inclusa nell’Open Eyes: Forever Young. Vince Joven & Alocad “in cui lo sguardo sfrontato della protagonista trova spazio tra le pagine virtuali di un blog dove uno stile narrativo irriverente e dissacrante diventa strumento di una ribellione, anche autobiografica, alle costrizioni della vita quotidiana. La scelta di genere rimane sospesa, ma viene esplorata con passione e la sessualità viene vissuta in modo spontaneo, fisiologico e, soprattutto, libero”.

 

E dopo la premiazione, al via il film con cui si conclude il Festival. Quest’anno la scelta è ricaduta su “Geography Club”, diretto da Gary Entin, una pellicola fresca che esplora il mondo degli adolescenti di oggi, dalla conquista di sé al coming out, dal bullismo all’omofobia. Mentre l’inaugurazione era stata centrata sul tema della genitorialità per la comunità GLBT, con un film drammatico e intenso, il festival si è concluso con una commedia brillante giovanile... e il cerchio si chiude e si rimanda all’anno prossimo, sperando in qualche aiuto istituzionale in più, per un festival dall’importanza sociale, etica e culturale e di respiro internazionale come questo.

Autore: 
Annunziato Gentiluomo
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