E io solidarizzo con la dottoressa Antonella Raspa

Sab, 13/07/2013 - 18:52
Mentre continua il giallo di Monasterce

Mentre il giallo, color del sangue del martirio della sindaca Maria Lanzetta, s’accresce d’un altro capitolo, io voglio manifestare  senza ambagi e senza ambiguità, senza dire e non dire, senza voli sperticati e atterraggi scivolosi, la mia  piena solidarietà alla dott.ssa Antonella Raspa, amministratrice proba e disinteressata, per la quale il socialismo dei mastri di virtù non è una pallida reminiscenza o, addirittura, l’ultimo salto della quaglia per restare primi. Ella è stata tolta a pretesto - dico io - a ragione - e chi può giudicare la sindaca  antimafia di Monasterace? -  dice la dott.ssa Maria Lanzetta delle sue dimissioni-bis, che hanno la lodevole continuità di spuntare sempre con l’indice accusatore. Fin qui, s’è salvato solo il Papa. Infatti, pensando la sindaca  antimafia la giunta di Monasterace  come la giunta di Sua Maestà al tempo delle monarchie assolute, ha  considerato – stavo per scrivere bollato - come un  delitto di lesa maestà il voto contrario dell’assessora Antonella Raspa alla delibera di estensione  della costituzione di  parte civile per l’affaire  Village. Totalmente rovesciato nei suoi sinistri bagliori, visto che il Tribunale del Riesame il 5 luglio 2013 ha sentenziato che non si individua assolutamente il metodo mafioso nelle condotte contestate agli indagati. La lotta giudiziaria alla mafia, almeno nella detta costituzione di parte civile, non c’entra, poiché di mafia non  c‘è neppure l’odore nell’operazione Village. Dove non solo l’odore, ma anche la sostanza della mafia c’era, come nel processo Faida dei Boschi, l’assessora Antonella  Raspa non ha esitato un solo momento per esprimere voto favorevole alla costituzione di parte civile. Tali la fede democratica e il coraggio civile non strombazzato dell’assessora Antonella Raspa. Che per nulla intimidita dal rogo  della sua macchina l’1 luglio 2012, non s’è leoninamente dimessa e ha continuato a fare il suo dovere nell’interesse del popolo di Monasterace. Né a me risulta che  sull’episodio criminale si siano fatti vivi allora i solidarizzatori di professione.

Autore: 
Pasquino Crupi
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