Filippo Racco indaga le cause della condanna a morte del marchese Giovanni Battista Carafa

Dom, 01/12/2019 - 19:30

È uscito nelle librerie “Il destino di un feudatario - Il marchese Giovanni Battista Carafa e il suo caso giudiziario al tempo del viceré di Toledo”, nuovo libro dell’avvocato cassazionista e deputato delle Deputazione di storia patria per la Calabria nonché socio cultore del Circolo di studi storici “Le Calabrie” e socio ordinario della “Società Numismatica Italiana” di Milano Filippo Racco. In questo suo volume, Racco si occupa del tortuoso caso giudiziario di cui fu protagonista Giovanni Battista Carafa, marchese di Castelvetere e conte della Grotteria, tra i più potenti feudatari del viceregina spagnolo e della sua epoca che, dopo una carcerazione durata quattro anni, fu giustiziato sessantenne il 17 dicembre 1552 nel Castel Capuano in Napoli, sotto l’egida del viceré Pedro Álvarez de Toledo. Di recente, la controversa figura di quel feudatrio è stata studiata da alcuni valenti storici che, con i loro contributi scientifici hanno così aperto uno squarcio tra le poche luci e le fitte ombre che, fino ad allora, ne avevo completamente avvolto il vissuto e il processo “criminale” che lo vide imputato e condannato alla pena capitale. È su questo squarcio che Racco, profondo conoscitore della storia calabrese, fa leva per poter meglio studiare e investigare le causa per effetto delle quali la giustizia del tempo mandò quel marchese alla decapitazione, segnando uno dei capitoli più crudi (e ancora drammaticamente attuali) della storia della (in)giustizia nella Locride.

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