Francys Power: “Se non ti piaccio, cambia canale!”

Dom, 31/12/2017 - 12:40

Si chiama Francesco Mancuso, in arte Francys Power. Nasce e vive a Catanzaro, ha 50 anni ed è una drag queen, un’opera d’arte coloratissima in grado di trasmettere sconfinata allegria e piccante divertimento.
Come si diventa drag queen, come hai cominciato?
Ho cominciato per caso. Ero ancora un semplice cantante e mi esibivo come Francesco insieme a un trio di drag queen. Una sera uno di loro ha avuto un imprevisto e non si è presentato per lo spettacolo. Era una vigilia di ferragosto a Gizzeria. Il locale era pienissimo e non era il caso di mandare tutto all’aria. L’ho sostituito io senza avere la benchè minima idea di cosa andavo a fare. Nella vita privata sono una persona molto introversa e anche quando mi esibivo come cantante nei locali il mio rapporto con il pubblico si limitava a un “buonasera”. Fare la drag queen mi ha arricchito sia artisticamente che umanamente e mi ha permesso di superare dei limiti che neanche immaginavo di avere.
Questo perché dietro una maschera ci si sente più forti?
In una società in cui appena apri bocca rischi il linciaggio o di beccarti una querela, la satira, l’ironia, ti permettono di esprimerti più liberamente. Questo non significa che io dimentichi di essere Francesco. Francys ha tanto di me, non è solo un costume colorato, l’anima di Francys è la mia.
Cosa, invece, il personaggio di Francys ha aggiunto a Francesco?
La possibilità di far ridere il pubblico, di farlo tornare a casa divertito. Niente ti arrichisce di più che il riuscire a regalare un sorriso.
Quanto ci impieghi a prepararti?
Circa un’ora e mezza tra trucco, parrucco e abiti. Ma ci sono casi estremi in cui devi essere pronto in 20 minuti.
La drag queen è una talentuosa portatrice di colore e di arte. Ma c’è stato qualche pregiudizio da superare...
Quando ho iniziato, circa 15 anni fa, c’era da abbattere un muro di ignoranza pazzesco, e purtroppo non è ancora crollato completamente. Ma io mi sento a posto con me stesso. Si dice “Male non fare, paura non avere”. Spesso le paure nascono da ciò che non conosciamo e fare la drag queen, proprio perché presuppone una maschera, può apparire ambiguo e generare pregiudizi. Quello che, però, non consento è che mi si offenda: non ti piaccio? La mia esibizione ti imbarazza? Cambia locale!
Sfatiamo il mito secondo cui dietro una Drag Queen c’è sempre un omosessuale...
Non è così. Vorrei raccontarti un aneddoto. Qualche anno fa sono stato in un locale a Soverato di fronte a un pubblico che mi guardava come se fosse atterrato un marziano. Per me è stato devastante. Sul palco c’ero solo io: o nuotavo o affogavo. Naturalmente sono rimasto a galla. La settimana successiva quando sono tornato al locale, Vincenzo, il titolare, non c’era, c’era solo la moglie. Finito lo spettacolo, mi passa davanti questa donna e mi accorgo che in realtà era un travestito: era Vincenzo! Lo aveva fatto per far capire alla gente che non bisogna dimostrare niente a nessuno, non basta un vestito a farti smettere di essere quello che sei. Lo spettacolo finisce quando si chiude il sipario e a quel punto io torno ad essere Francesco, con un paio di attributi che sono il doppio di quelli che dimostra Francys.
Come ti vedi tra vent’anni?
Dunque... ho 50 anni... a 70 mi vedo sicuramente più magro di Platinette, spero di conservare la simpatia di Margioglio ma senza la sua falsità, di indossare ancora vestiti stratosferici e di far girare a guardarmi anche i sassi. Mi verranno le rughe? C’è sempre la chirurgia estetica! Quello che mi auguro più di ogni altra cosa è di riuscire a far ridere.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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