Gay e figlio di un boss: la madre lo salva spezzando le regole della ‘ndrangheta

Dom, 11/01/2015 - 16:54

È vivo grazie alla madre. È figlio di un potente capo clan di Reggio Calabria e frequenta chat gay. Fosse stato per il padre sarebbe morto. La ‘ndrangheta è sempre stata omofoba, non lo fa per moralismo: l’omosessuale è ritenuto inaffidabile perché non ha un’identità certa. Non può essere un uomo d’onore, che di solito non tradisce la moglie, che uccide senza emozioni, che pensa solo agli affari. Per la ‘ndrangheta non c’è niente di più sporco e disprezzato dell’omosessualità. È troppo forte l’antitesi gay-mafioso. Spesso è stata usata in tribunale per dire che tizio era gay, perciò non poteva essere uno di loro.
Nel migliore dei casi il figlio omosessuale viene allontanato dalla famiglia e dalla città nella quale vive e opera il padre. Un figlio gay è motivo di vergogna e disonore. Sarebbe senz’altro stato ucciso il ragazzo di Reggio se non fosse intervenuta la mamma.
La forza di cui è portatrice una madre ha spezzato le regole canoniche della ‘ndrangheta. Un tempo la donna, seppur non approvava le decisioni del clan, non riusciva a manifestare dissenso reale, neppure quando in gioco vi era la vita dei figli, in quanto la sua identità era la conseguenza diretta dell’appartenenza a un uomo e quando rimaneva vedova non conosceva altra immagine di sé oltre quella che le veniva conferita dal contesto di appartenenza. Così, quando da vedova si rendeva conto che la violenza l’avrebbe privata del figlio, per non perdere il sostegno, non certo di natura economica, sacrificava persino il senso di maternità alla logica totale del clan. Vecchie regole di ‘ndrangheta. Oggi tanto è cambiato.
E le donne sono alla base di questo cambiamento. Negli anni hanno assunto un ruolo sempre più determinante, mentre al contrario negli uomini si avverte un cedimento, un rammollimento.
L’uomo d’onore di oggi, ad esempio, non è più votato alla fedeltà coniugale. Anni fa Riina definì con disprezzo il pentito Tommaso Buscetta “un fimminaru”. Aveva tante donne pur essendo sposato. Una sottospecie di uomo, un quaquaraquà. Negli ultimi tempi di generale rilassamento dei costumi morali, pure la ‘ndrangheta sembra essere più permissiva e ha incrinato la ferrea legge della fedeltà coniugale. E così anche tra i boss può scappare una scappatella: l’importante è che non si venga a sapere e che la sera si torni a dormire a casa.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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