I “giardini della pioggia”

Mer, 26/02/2020 - 11:30

In Italia i nubifragi sono sempre più intensi, con le bombe d’acqua (più di 30 mm di pioggia all’ora) via via più frequenti.
In Calabria, spesso, si superano i 220–230 mm di pioggia in poche ore, esondano fiumi e torrenti. Nei paesi e nelle cittadine di pianura, sempre più cementificati e privi di verde, l’acqua è costretta a un lungo e tortuoso percorso prima di riuscire a infiltrarsi nel terreno, quindi allaga le strade e le piazze, producendo disagi e danni enormi. A Gioiosa Jonica il primo cittadino ha dovuto interdire l’area adiacente al Torrente Torbido, in molte località la Protezione Civile invita la popolazione a salire ai piani alti delle case e a non muoversi se non in caso di estrema necessità. È vero che la Calabria ha una lunga e drammatica storia di alluvioni, ma dagli anni ’60 ai ’90 questi eventi sono stati molto rari: se ne registrava uno ogni 20 anni, ora ne abbiamo da otto a dieci all’anno. Questo dovrebbe farci riflettere e sarebbe bene prepararsi, perché questi fenomeni non diminuiranno dato che sono una diretta conseguenza del cambiamento climatico.
Che cosa si può fare? In primo luogo sarebbe necessario un impegno di tutti, cittadini, amministratori, e anche degli architetti e progettisti, per ridurre drasticamente la cementificazione e migliorare la permeabilità del territorio, e nello stesso tempo osservare come altrove le sfide del cambiamento climatico vengano affrontate. Dove l’architettura è sfruttata appieno per rispondere in modo efficiente, più sostenibile ed economico rispetto all’approccio ingegneristico con dighe, barricate o vie cementate, alle sfide del clima contemporaneo.
Bisogna andare in Olanda, Paese da sempre all’avanguardia sul tema del contenimento delle acque, in cui da anni è attivo il programma “Making Room for the River”, che significa, letteralmente, allargare le sponde dei fiumi liberandosi di tutte le strutture in cemento che li contengono e trasformando le aree intorno ai corsi d’acqua in parchi da godere nei periodi di siccità e in luoghi di drenaggio durante piene o bombe d’acqua. Allargando il bacino del fiume Waal, il livello delle acque è sceso di 34 cm anche nelle situazioni di emergenza, evitando alla città di Nijmegen il rischio di inondazioni.
«Si tratta di progetti che richiedono anche una concertazione di obiettivi sociali - dice Henk Ovink, direttore del think tank Rebuild By Design, che studia soluzioni preventive ai cataclismi climatici, - perché è chiaro che le costruzioni con vista o accesso diretto alle acque sono un problema e andranno dislocate altrove».
Bisogna ricordare che la Calabria ha affrontato in modo innovativo, mediante la legge “Contratti di fiume”, la questione della salvaguardia dal rischio idraulico e della valorizzazione delle risorse idriche. Ma questo strumento di pianificazione non è andato oltre la dimensione teorica e richiederebbe un impegno concreto da parte delle Amministrazioni Locali. Insieme a questi strumenti di programmazione urbanistica non sarebbe inutile conoscere, informarsi, e adottare, se possibile, soluzioni contro gli allagamenti urbani e gestire i deflussi metereologici in modo sostenibile e naturale.
«Bisogna fare lavorare la natura per noi - dice Andreas Kipar, paesaggista tedesco con sede a Milano. - Il verde può diventare un’infrastruttura di protezione. Ci riferiamo ai “Rain Garden” (“giardini della pioggia”) diffusi là dove serve per migliorare drasticamente la qualità degli spazi urbani durante gli eventi climatici violenti».
I “giardini della pioggia” di cui parla Kipar sono considerati l’ABC del paesaggio urbano sostenibile. Si tratta di piccoli appezzamenti verdi, collocati a fianco delle strade, a un livello poco più basso e allestiti con piante adatte a crescere in terreni ricchi d’acqua. Quando piove il dislivello porta l’acqua verso il Rain Garden che la dirige, dopo averla filtrata e depurata, verso l’allacciamento fognario. La presenza di terriccio assorbente e di un sistema di drenaggio permette, anche in caso di piogge torrenziali, un passaggio graduale delle acque, evitando i rischi di allagamento. Secondo il PlaNYC (l’agenda per la sostenibilità di New York), se progettati con terriccio contenente il 60% di sabbia e il 30% di compost, i Rain Garden trattengono più del 50% dell’acqua piovana. Si può dire che un Rain Garden replichi fedelmente quanto accade all'interno di una qualsiasi foresta in caso di temporale. In un bosco, infatti, il suolo assorbe l'acqua e la fa penetrare in esso, filtrandola. Il sistema preso in esame riproduce, per l'appunto, il medesimo meccanismo.
Questi impianti non sono soltanto un ottimo sistema per tutelare la sicurezza degli abitanti e ostacolare gli allagamenti, ma sono anche un decoro urbanistico, una maniera semplice di migliorare le città, di donare loro un aspetto gradevole e colorato e di sensibilizzare, allo stesso tempo, l'opinione pubblica sulle tematiche ambientali.

Autore: 
Pas Giurleo
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