I fiori dell’abbandono

Dom, 26/07/2020 - 09:00

Sono un grande appassionato di storia. La storia è stata sempre la mia chiave per aprire tutte le porte della vita. La conoscenza di quello che è stato ti aiuta a decodificare il presente. Inoltre io possiedo una vera passione per le immagini che hanno fatto la storia. Ricordo che mio zio Dante regalò a mio fratello cinque volumi della Storia d’Italia, con le pagine in pergamena e le immagini dei più significativi momenti storici dipinte a mano, un capolavoro di metà ‘900 che a casa mia veniva tenuto in bella mostra insieme all’immancabile UTET e a tutti i libri sul comunismo e i suoi protagonisti, compresi 52 volumi su Vladimir Il'ič Lenin. Attraverso quelle pagine, da bambino, ho rivissuto la storia, perché vi prendevo spunto per le mie lotte con i soldatini o vi trascorrevo sopra i pomeriggi solitari o di febbre per rivivere le grandi battaglie della storia. Così ricordo velocemente di Bruto che pugnala Cesare, dell’incoronazione nell’anno 800 di Carlo Magno, delle Caravelle di Colombo che lasciano la Spagna, di Napoleone sconfitto a Waterloo, di Garibaldi a Teano, e di Mussolini a Piazzale Loreto. Queste immagini rappresentano più di molte parole la storia di un Paese, danno il senso di cosa si sia vissuto. Allo stesso modo, anche se in negativo, l’immagine a cui è legato questo articolo racconta i due anni di commissariamento subiti dalla nostra città, rappresenta meglio di qualsiasi parola l’abbandono di cui è stata vittima. Mentre andavo al Comune, alcuni giorni fa, ho sentito una voce che mi chiamava, era il Milite Ignoto che mi chiedeva gentilmente se fosse possibile avvertire qualcuno che era stata dimenticata ai suoi piedi la corona di fiori deposta in occasione della celebrazione della Festa della Repubblica lo scorso 2 giugno. Nonostante si tratti della piazza al centro del paese, a due passi dal Comune, infatti, nessuno pare accorgersi di lei o pare abbia avuto il tempo di rimuoverla, lasciando che i suoi bei fiori marcissero all’umidità primaverile e seccassero sotto il sole cocente di questo primo scampolo d’estate. Qui sta la dimostrazione che chi abita il Palazzo Comunale oggi non scende nemmeno per un caffè, non ha nessun rapporto con la plebe, non vuole contaminarsi con le persone normali, forse per il timore di restare infettato dal virus della mafia. Ma la democrazia è fatta per la gente, per il popolo. Solo il popolo unito, storicamente, è riuscito a salvare l’umanità e così ci ha dimostrato anche la recente emergenza sanitaria mondiale. Per cui sembra assurdo che, chi viene, pretenda di amministrare senza nemmeno scendere a vivere gli stessi spazi dei cittadini.

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
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