Il de…cretino

Dom, 10/03/2019 - 11:00

Giornata storica quella di mercoledì 6 marzo, per la Calabria e per la Locride, un ministro finalmente varca la soglia dell’ospedale di Locri. Sembra l’inizio di un miracolo, sembra che tutte le manifestazioni, i sit-in, i documenti, le proteste dei cittadini verranno ascoltati. Una nuova vita ci aspetta, come scriveva settimana scorsa Giovanni Calabrese, il sogno sembra avverarsi, avremo un ospedale che funziona, un pronto soccorso con medici e macchinari di ultima generazione, addio alle file interminabili anche in codice rosso. Un nuovo giorno è arrivato, da oggi i cittadini della Locride avranno gli stessi diritti degli altri italiani, anche qui è arrivata la costituzione italiana, dopo più di 50 anni, ma è arrivata. Ma il sogno dura poco, troppo poco, perché le parole del ministro in conferenza stampa, quattro ore dopo, ci fanno tornare nel peggiore degli incubi. Infatti, il ministro Giulia Grillo annuncia subito in conferenza stampa che anche lei si sente calabrese, che la sanità in Calabria è ai confini della realtà, che lei deve risolvere il problema che altri (chi?) non hanno voluto risolvere. Quindi comunica che per intervenire in modo incisivo bisogna emanare una legge speciale, un decreto eccezionale per la sanità calabrese, ne ha già parlato con Salvini, Conte e Di Maio, sono tutti d’accordo.
Ora il ministro mi consentirà di rilevare che lei è ministro già da 10 mesi e ci ha messo 7 per sostituire il commissario Massimo Scura, nominato dal precedente governo Renzi, con il generale Saverio Cotticelli che è stato nominato il 7 dicembre del 2018, cioè da 3 mesi e qualche giorno. In questo periodo non è successo niente. Mi dispiace che i giornalisti presenti non abbiano fatto notare al ministro i tempi del suo operato e i tempi che servono per fare un decreto, trovare i fondi, inserirli in un bilancio, e iniziare a intervenire. Per fare tutti questi passaggi serve tempo, molto tempo. Alla luce soprattutto dei suoi ritmi, visto che ci ha messo quasi un anno per capire cosa serve, ci vorranno almeno tre anni per fare questo decreto.
Dopo questa piccola analisi, si può immaginare il nostro sconforto. Speravamo che questo super ministro che parla sempre ai cittadini in diretta facebook, risolvesse il problema, invece, per l’ennesima volta, ci vengono propinate le vacche di Fanfani. Che delusione Marchesa Grillo, del resto noi avevamo annunciato che era tutto programmato, dal servizio delle Iene alla sua discesa in Calabria, ma speravamo almeno in una soluzione ragionevole, parlare di un decreto equivale a non parlare di niente. La cosa mi fa arrabbiare, mi fa molto arrabbiare, non mi piace essere preso in giro, soprattutto se già sapevo che sarebbe successo. Ancora peggio si sono, poi, comportati i Calabresi che l'hanno salutata come salvatrice della patria senza rendersi conto che non possiamo vivere sempre di annunci e di promesse non mantenute.
Prima di chiudere mi vorrei focalizzare sul tavolo e sui partecipanti alla conferenza stampa. Il primo da sinistra è Thomas Schael, trentino di nascita che ha già lavorato in Calabria con il governatore Agazio Loiero come commissario all’ASP di Crotone. Il secondo è il generale Saverio Cotticelli di Castellamare di Stabia (NA), che il giorno dell’insediamento ha avuto l’ardire di fare i complimenti al commissario Scura per il lavoro svolto, mentre in altre sedi dice che la gestione commissariale è stato un fallimento. Non ci volevo credere, ma c’è il video in rete che conferma. Poi c’è il ministro Giulia Grillo, catanese, e il prefetto Michele Di Bari che è nato a Mattinata in provincia di Foggia.
Potrebbe sembrare una barzelletta: c’erano una siciliana, un pugliese, un campano e un trentino a decidere il futuro della sanità calabrese. Il trentino dice che bisogna lavorare sul privato; il campano chiede più risorse per il pubblico e soprattutto una buona fornitura di legalità, altrimenti non si possono curare i calabresi; il pugliese allora rilancia chiedendo il commissariamento dei commissari, e la siciliana che vuole spararla più grossa degli altri dice: "farò un editto imperiale!". Purtroppo sembra una barzelletta, ma non lo è. La situazione è drammatica, la Calabria che ha fornito al paese il nome e le migliori menti nei secoli, ora si trova a essere umiliata in questo modo, non c’è nessun calabrese degno di partecipare alle riunioni dove viene deciso il nostro destino. Perché comunque anche se sono meridionali, sono sempre stranieri in questa terra, non la conoscono. Destino cinico.

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
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