Il Museo di Locri abbandonato a un immeritato degrado

Dom, 26/04/2015 - 16:02
Quattro amiche armate di reflex, scarpette da ginnastica e grandi aspettative visitano il Museo di Locri alla scoperta dei resti della Magna Grecia. Ma lo scenario che si presenta all'obiettivo delle loro fotocamere non è dei più suggestivi.

Eravamo quattro amiche al Museo. Quattro amiche studentesse. Sì, studentesse in missione, che hanno scelto il Museo Nazionale Archeologico di Locri, fra tutti gli altri presenti nella regione, per un progetto proposto dall'Università. Saremmo dovute andare a visitarlo, e poi studiare, quale sarebbe stato il modo migliore per presentarlo a colleghi e professori.
Così, stabilito un giorno, siamo partite da Cosenza, per approdare nel primo pomeriggio a Locri.
Avevamo in mente tante idee: gli scavi archeologici avrebbero sicuramente fatto breccia nel cuore di coloro a cui avremmo presentato il nostro progetto, e li avrebbe appassionati il contatto diretto con i resti di una civiltà da cui un po' tutti discendiamo.
Ci siamo armati di reflex e scarpette da ginnastica: sapevamo di dover camminare e di doverci immergere nella natura.
In quella stessa natura che per secoli e secoli ha preservato e custodito i resti dei nostri antenati, che testimoniano la grandezza della Magna Grecia, una grandezza che solo la Calabria ha saputo ospitare.
Situato sulla SS 106 e mancante di qualsiasi ndicazione segnaletica, il Museo presenta un cortile esterno costeggiato da una zona verde che porta all'entrata.
Lungo questa via, abbiamo incrociato gli sguardi non propri soddisfatti di alcuni turisti. Erano alti, biondi e di carnagione chiara, forse tedeschi. Hanno scelto come meta privilegiata delle loro vacanze primaverili proprio la Calabria. Hanno rivolto il loro interesse verso il patrimonio culturale della Locride. Ma ne sono rimasti palesemente delusi.
All'entrata, una signora addetta alla vigilanza, ci ha accolte ma non ha potuto darci alcuna indicazione.
Il Museo si presentava ai nostri occhi, nella sua desolazione e nel suo silenzio.
Eravamo solo noi quattro. Le sole e uniche visitatrici. Abbiamo deciso di visitare per primi i siti archeologici. La luce del sole avrebbe conferito un'atmosfera più suggestiva. C'era tanto da vedere, ma qualcosa ha fatto in modo che il nostro itinerario fosse dimezzato.
"Vietato l'ingresso ai non addetti ai lavori "- recita così un cartello affisso a un cancello serrato. Qualche comunicazione, del tutto ufficiosa, parla di "mancanza di personale". Ma questo noi non lo possiamo sapere.
Forzatamente ci siamo dovute limitare ai siti archeologici aperti, caratterizzati dall'altezza dell'erba e da non buonissime condizioni di conservazione.
Abbiamo notato un po' di degrado.
La natura ha preservato, l'uomo è afflitto da troppa "non curanza".
Accanto ai siti, pannelli descrittivi troppo lunghi, che nessun visitatore mai leggerà per intero.
Dopo troppo poco tempo, dopo che qualche filo di erba si è accidentalmente attaccato ai nostri pantaloni, ci siamo avviate verso l'interno del museo.
Costellato da vari pannelli colorati, dedicati ai fruitori privilegiati, cioè i ragazzi, il Museo presenta teche vuote, altre impolverate.
Ci ha fatto molto piacere, però, notare, riposti in un apposito contenitore, alcuni tappetini -"pezzare" tradizionali, realizzate a mano - su cui i ragazzi, accompagnati dagli insegnanti, si siedono a svolgere alcune attività educative.
È vero, vi erano spazi di svago e, all'esterno, una zona pic-nic... ma anche queste erano sfortunatamente vuote.
Rassegnate e deluse rispetto alle nostre aspettative, ci siamo incamminate verso la macchina imboccando la strada adiacente al museo.
Nonostante ci abbiano riferito che il teatro fosse chiuso ai visitatori, non ci siamo rassegnate: speravamo di scorgere uno spiraglio da quel cancello sbarrato, da dove osservare, in tutta la loro maestosità e magnificenza, i resti di quel luogo così antico.
Ma, anche questa volta, le nostre aspettative sono state infrante.
Ce ne siamo tornate rassegnate. Ma non troppo.
È stata una nostra impressione o il Museo è sempre desolato come quel giorno?
Abbiamo chiesto ai passanti che si trovavano quel pomeriggio sul lungomare di Locri.
Abbiamo chiesto ai bambini. Alcuni di loro, gli adulti, avevano avuto la nostra stessa impressione. Ma i bambini no: i loro occhi si sono illuminati di fronte alla nostra domanda.
Ci hanno detto di essersi molto divertiti, qualcuno ha anche fatto allusione a una guida troppo noiosa.
Tutto questo ci ha rincuorate: “avremo qualcosa di bello da raccontare nel nostro progetto” - ci siamo dette.
A distanza di qualche giorno dalla nostra visita, decidiamo di sentire il direttore del Museo di Locri, Rossella Agostino.
Le riferiamo il nostro disagio e gli aspetti negativi che abbiamo riscontrato.
In maniera abbastanza disponibile ci risponde. "I siti che non avete potuto visitare erano in fase di ri-restauro"- afferma.
Le chiediamo ancora della condizione di "abbandono" dei siti aperti. E lei fa riferimento al fatto che la ditta incaricata di tale compito è in attesa che l'erba si secchi per falciarla e dare al sito un aspetto più ordinato. "Mentre, per quanto riguarda l'assenza di segnaletica?"- chiediamo.
"L'apposizione della segnaletica è di competenza del Comune o dell'Anas. Abbiamo più volte fatto pressione, sebbene non rientri nei nostri compiti"- afferma.
Ci ha, inoltre, riferito che le teche vuote fossero in fase di allestimento, grazie ad alcuni fondi calabresi ed europei.
Lei, in qualità di direttore si è impegnata, ce lo dimostrano le risposte che ci offre quando le domandiamo perché non si accolgano nelle aree del museo spettacoli teatrali.
"Purtroppo non tutti sono disposti a lavorare gratis. Soprattutto mancano gli sponsor"- ci confida con un velo di rammarico.
Insomma, non possiamo dire di essere soddisfatti della nostra visita. Avevamo aspettative molto alte.
Ma quei bambini, quei loro occhi, quella loro curiosità, ci hanno trasmesso un messaggio di speranza.
Il nostro augurio è che, come scriveva Plinio, "[...]su Locri, non ci sia giorno in cui non appaia l'arcobaleno".

Autore: 
L. Fulgenzi, A. Gaudio, C. Italiano, S. Leone

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