Il pianto di Calipso

Sab, 02/03/2013 - 11:14
''E volgevi un sorriso al dileguar dei passi nel sole ebbro della tua eclisse. E petali nodosi inghiotto all'ara di un Dio troppo beffardo cui cinge i fianchi lucore di sirenè'
Il pianto di Calipso

E il pianto disperato di Calipso, frammisto al primordiale fragore delle onde, sembra ancora levarsi dalla secca di Amendolara (CS) dove pare sia sprofondata l’isola di Ogigia, testimone del suo infelice amore per Ulisse. Niente poté una ninfa, di fronte al perentorio volere di Zeus, per trattenere presso di sé l’uomo che amava, niente poté una Dea per salvare, poi, Ulisse dal triste epilogo del suo “folle volo”, niente ha impedito agli antichi dei, anch’essi soggiogati da un fato ineluttabile, di cadere, inesorabilmente, nell’oblio, né a un paradiso di sprofondare nelle gelide acque dello Jonio. E mentre il mare continua a vomitare sulle coste depauperati reperti dell’antico mondo, quel pianto è sempre lì, ossessivo e monotono come il ritmato rifluire delle onde, quasi in monito a chi ritiene, all’interno della personale miseria e caducità, di potere ancora gareggiare con gli dei. Niente è eterno, niente è immortale eccezion fatta per la stoltezza umana.

Autore: 
di Daniela Ferraro.