Il Pontile di Siderno e le scelte infelici della politica italiana

Dom, 16/08/2020 - 19:00

Bellezze e rovine hanno da sempre rappresentato l’identità della Calabria. Scrive Vito Teti:
“Se il paesaggio naturale, la vita quotidiana, le vicende e le memorie degli uomini sono contrassegnate da rovine, qual è il pensiero endogeno sulle stesse?
Bisogna tenere presente come nella percezione locale delle rovine entrano in gioco lo sguardo esterno e le elaborazioni colte… È necessario distinguere tra rovine del passato e rovine del presente. Rovine della natura e rovine degli uomini. Rovine del tempo e rovine dovute a incuria…”
Quando esprimiamo le nostre valutazioni sul Bello e sul Brutto lo facciamo con riferimento a una sensibilità estetica e a una formazione culturale che, essenzialmente, (non) abbiamo conseguito con lo studio, con le dimensioni relazionali e nelle comunità socio-territoriali in cui abbiamo vissuto. Poniamoci due domande: la Bellezza è oggettiva o soggettiva? Che cos’è l’esperienza estetica? Sono domande che meritano risposte importanti e questa non è la sede adatta.
Chi ha commentato negativamente la scelta della foto del pontile di Siderno effettuata dalla compagnia aerea low-cost EasyJet per promuovere il nostro territorio l’ha fatto, a mio avviso,  perché non possiede soprattutto gli strumenti necessari per un primo tentativo di decodificazione delle opere culturali, che non implica l’essere comunque d’accordo, ma solo farlo con un minimo di consapevolezza e conoscenza delle tendenze artistiche.
Del resto anche la critica, diciamo ufficiale, non ha la verità in tasca; esprime anch’essa giudizi di valore soggettivi, ma con il supporto di “pensieri forti” tanto più interessanti quanto più riescono a rappresentare intenzionalmente tante “verità” sconosciute anche agli stessi Autori. Oggi il web consente a ognuno di noi di “fare il critico”, una tendenza che ha rimescolato carte che non è scontato debbano essere per forza truccate.
Comunque è bene anche ricordare che strutture come il pontile, la fabbrica di Saline o i paesi abbandonati possono essere utilizzate come set cine-televisivo, con il conseguente apporto economico delle troupe e di un movimento cine-turistico che ogni anno muove più di 100 milioni di cineturisti in tutto il mondo.
Le opinioni espresse sul web in merito alle scelte artistiche sono dettate, spesso, da un’impulsività  che, a mio avviso, nasce anche dalla poca frequentazione della Storia dell’Arte, antica e moderna, in primo luogo perché si studia poco e solo in alcune scuole, mentre andrebbe studiata, con metodi diversi, fin dalle elementari, in tutte le scuole, comprese le tecnico-professionali, perché i beni culturali stimolano il sentimento di Bellezza, la sensibilità estetica e sono parte fondamentale dell’Identità italiana.
Se però la nostra reazione di fronte a opinioni “fuori norma” è di definirli “scemi più scemi” non li aiutiamo, anzi rischiamo di aggravare una situazione già compromessa. Non sto perorando la causa del politicamente corretto verso chi esprime “pensieri deboli” (“non ci sono fatti, ma solo interpretazioni”), ma sto sottolineando la necessità che tutti indistintamente abbiano la possibilità di essere messi nelle condizioni di esprimere giudizi e valutazioni in campo culturale e artistico su  riferimenti culturali acquisiti in primis in ambito scolastico. Coniugando, con gusto e sapienza, il popolare con il colto, altrimenti si rischia di emarginare una fetta importante della società italiana.
Purtroppo la Storia dell’Arte è stata sottoposta, dalla riforma Gelmini in poi, a una continuo stillicidio di proposte e controproposte che ha segnato il culmine con la sciagurata dichiarazione del Ministro Bonisoli, che avrebbe abolito la Storia dell’Arte perché al liceo gli sarebbe risultata noiosa. Viene da pensare che la politica non gradisca dei cittadini consapevoli di essere parte di un Patrimonio inestimabile, dei cittadini con una intelligenza creativa libera dalle dipendenze politiche, preferendo persone che possano essere manovrate secondo dettami politici prettamente elettorali. Finché arriva un illuminato Direttore degli Uffizi, il quale, capita la tendenza a-culturale della politica italiana, per sensibilizzare i giovani alla frequentazione dei Musei, ha chiesto a Chiara Ferragni di influenzare i giovani all’Arte. Una scelta condivisibile, ma che denota ancora più il disinteresse della politica per la formazione artistica dei cittadini a partire dalle scuole.

Autore: 
Giovanni Scarfò
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